lunedì, 26 Febbraio, 2024
Economia

69 mld al fisco in un mese. Imprese a rischio chiusura

Il fisco pronto ad incassare 69 miliardi di euro. Il tutto nelle prossime due settimane. A segnalarlo è la società di analisi socio economiche Cgia di Mestre, che spiega come sia in arrivo “l’ingorgo fiscale” di novembre che per l’erario è da sempre il mese più “gratificante” dell’anno.

Tutto quello che c’è da pagare Secondo i numeri dell’Ufficio studi della Cgia le imprese, in particolare, saranno chiamate a versare l’Iva (19 miliardi), l’Ires (16,2 miliardi), le ritenute dei dipendenti e dei collaboratori (12,5 miliardi). “Le aziende”, evidenzia la società mestrina, “inoltre, saranno chiamate a onorare anche l’Irap (10,9 miliardi), l’acconto Irpef dei propri dipendenti (7,3 miliardi di euro) e dovranno versare anche le ritenute d’acconto sui compensi dei professionisti (1,2 miliardi).

Asticella sempre più in alto

Le aziende avranno non pochi problemi a superare indenni questa raffica di scadenze fiscali. Molte imprese non riusciranno a superare lo “stress test” di Novembre, perché l’asticella posta così in alto nella corsa ad ostacoli rappresenta un esame sulla tenuta finanziaria delle proprie attività. Molte imprese getteranno la spugna.

Il collo di bottiglia

Novembre nasconde inoltre altre insidie, in particolare si creano le condizioni per molti imprenditori di rinunciare a proseguire l’attività. “Quando un imprenditore in difficoltà non supera positivamente questo ‘esame’, spesso”, annota la Cgia, “decide entro poche settimane se valga la pena o meno continuare”. Per l’Ufficio studi per evitare un crollo delle aziende in difficoltà non c’è altra via che “in tempi ragionevolmente brevi il nuovo Governo provveda a tagliare drasticamente le imposte, al fine di “ammorbidire” anche i versamenti relativi alle scadenze più critiche di ogni anno: ovvero, i mesi di giugno-luglio e di novembre-dicembre”. Le motivazioni di un intervento dell’Esecutivo a sostegno delle imprese sono più di una
perché tante piccole attività sono oggi in difficoltà per il caro energia, il boom dell’inflazione e per la contrazione dei consumi. L’eventualità di una chiusura definitiva diventa più concreta.

Burocrazia peggiore d’Europa

Oltre ad avere un carico fiscale tra i più elevati d’Europa, l’Italia, assieme al Portogallo, è il Paese dove pagare le tasse è più difficile, in particolar modo per le aziende. “Secondo le ultime statistiche disponibili elaborate dalla Banca Mondiale (Doing Business 2020), i nostri imprenditori”, fa presente la Cgia, “perdono 30 giorni all’anno (pari a 238 ore) per raccogliere tutte le informazioni necessarie per calcolare le imposte dovute; per completare tutte le dichiarazioni dei redditi e per presentarle all’Amministrazione finanziaria; per
effettuare il pagamento on line o presso le autorità preposte”.

Cosa accade fuori dall’Italia

“In Francia”, evidenzia la Cgia, “per espletare le incombenze burocratiche derivanti dal pagamento delle tasse sono necessari solo 17 giorni (139 ore), in Spagna 18 (143 ore) e in Germania 27 (218 ore), mentre la media dell’Area dell’Euro è di 18 giorni (147 ore)”. I dati si riferiscono a una media impresa (società a responsabilità limitata), al secondo anno di vita e con circa 60 addetti.

A Dicembre nuovo rally

Anche il prossimo mese di dicembre sarà particolarmente impegnativo sul fronte fiscale. “Entro il 16 dicembre”, annota ancora l’Ufficio studi, “le aziende dovranno versare i contributi previdenziali, assistenziali e le ritenute Irpef dei propri dipendenti e collaboratori. Dovranno, inoltre, pagare l’acconto dell’imposta sostitutiva sui redditi da rivalutazione del Tfr, il saldo dell’Imu su capannoni, uffici, negozi e l’Iva del mese di novembre, sempreché si tratti di contribuenti mensili.
Entro Natale”, elenca la Cgia, “dovranno liquidare anche le tredicesime ai propri dipendenti. Insomma, non è da escludere che molti piccoli imprenditori a corto di denaro si troveranno in seria difficoltà a rispettare tutte queste scadenze così ravvicinate”.

E chi non rispetta i pagamenti?

Se non saranno rispettare le scadenze fiscali previste nelle prossime settimane, ecco a cosa va incontro. “L’ordinamento tributario”, ricorda l’Ufficio studi della Cgia, “impone al contribuente una sanzione dell’1
per cento dell’importo da versare al fisco per ogni giorno di ritardo entro il 15° dalla scadenza. La percentuale sale al 15 per cento se il pagamento viene effettuato entro il novantesimo giorno dalla scadenza.

Per omesso pagamento o per versamento effettuato dopo 90 giorni dal termine previsto per legge, la sanzione sale al 30 per cento dell’importo da versare all’erario”. Inoltre c’è da annotare che indipendentemente dal ritardo, sono altresì dovuti gli interessi pari al 4 per cento (annuo) dell’importo da pagare. “Va ricordato, infine, che le sanzioni possono essere fortemente ridimensionate usufruendo dell’istituto del “ravvedimento operoso”, a condizione”, conclude la Cgia, “che si versi sia l’importo omesso che la sanzione(opportunamente ridotta) e gli interessi. Le riduzioni, ovviamente, diminuiscono con il passare del tempo di pagamento”.

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