lunedì, 17 Giugno, 2024
Cronache marziane

Kurt e l’obbligatorietà dell’azione penale

Tornato dal Regno Unito, Kurt non ha nascosto la sua delusione per il marcato ritorno alla leadership di Boris Johnson (questi marziani sono davvero incredibili!) e per me è stato facile ironizzare sull’erroneità delle Sue previsioni a proposito di quel ritorno.

Allora il Marziano mi ha fatto notare che Lui aveva previsto il ritorno di BoJo, ma non aveva mai detto che quel ritorno sarebbe stato necessariamente rapido, Anzi!, sarebbe stato necessario che la crisi del Partito Conservatore raggiungesse il suo apice, magari addirittura perdendo le prossime elezioni (oggi chieste a gran voce dal Partito Laburista; contando anche sull’appoggio di Carlo Terzo, che vede in un cambio della maggioranza politica anche una discontinuità necessaria, rispetto all’ultimo periodo di regno di sua Madre, da offrire all’opinione pubblica come prova della sua emancipazione): esattamente come accadde, oltre ottant’anni addietro, a Winston Churchill.

Esaurito il nostro battibecco sulle capacità divinatorie di Kurt, Quest’ultimo ha quindi voluto affrontare il tema dell’avvento del nuovo Governo italiano e mi ha anche suggerito di evitare Il dispensamento di consigli non richiesti: esattamente il contrario – dunque – di quel che ho fatto finora ed anche di quello che farò di nuovo stavolta.

Partiamo dalla premessa che abbiamo un Ministro della Giustizia di chiara formazione liberale, che – come tale – ha fatto della separazione delle carriere fra magistratura inquirente e magistratura giudicante la principale ragione del Suo impegno politico.

Probabilmente però il vero obiettivo che Il Ministro si prefigge di raggiungere è quello della caduta dell’obbligatorietà dell’azione penale: un’idea evidentemente eretica rispetto alla cultura fino ad oggi dominante, ma si sa che il progresso delle culture è spesso affidato alle fiamme che hanno bruciato gli eretici.

D’altronde l’obbligatorietà dell’azione penale fu introdotta, dall’Assemblea Costituente, in un momento storico molto diverso dall’attuale e – se è riuscita a resistere al tempo e ai mutamenti sociali ed economici nel secolo successivo è stato solo grazie alla pervicacia dell’Associazione Nazionale Magistrati, da sempre in mano ai Procuratori della Repubblica.

Le vicende di questi ultimi anni ci hanno però insegnato come l’obbligatorietà – per le Procure – di procedere di fronte a qualunque notizia di reato, non sia compatibile con i principi di democrazia che reggono la nostra Costituzione, perché si viene così ad attribuire a soggetti privi di responsabilità politica – quali appunto sono i titolari di quegli uffici cioè gli stessi Procuratori della Repubblica – il potere di scegliere quali siano i processi da celebrare, considerato che è impossibile celebrarli tutti e tutti insieme.

Sarebbe dunque utile optare finalmente per la discrezionalità dell’azione penale, affidandola – come in Francia, in Germania, In Inghilterra o negli Stati Uniti – all’autorità politica, adottando però le precauzioni necessarie perché quest’ultima non cada nell’eccesso di potere che ha talvolta caratterizzato le iniziative e le scelte di quello giudiziario.

Mentre mi accaloravo nel sostenere questa tesi, Kurt ha acceso il suo portatile e ha ricercato tutti i dati reperibili attraverso Google sotto la voce “errori giudiziari”.

Effettivamente sono una marea e non riguardano solo l’Italia.

Ci aspettiamo perciò che il Ministro Nordio decida finalmente di abbattere un’altra stortura del nostro sistema: quella della responsabilità civile dei magistrati inquirenti; esattamente come avviene in tutti i Paesi occidentali più evoluti dell’Italia.

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