lunedì, 6 Aprile, 2020
Economia

Debito sostenibile. Ma a che prezzo?

Uno degli aspetti del “carattere sociale” degli italiani è la tendenza ad autoassolversi e ad autoconsolarsi un attimo dopo essersi rassegnati al peggio. A questo modo di sentire facciamo ricorso soprattutto quando siamo di fronte a problemi enormi, cronicizzati e che sembra impossibile risolvere: non ne facciamo una tragedia perché troviamo l’argomento per convincerci che, nonostante tutto, ce la faremo.

È il caso del debito pubblico. Ormai è un argomento che conoscono tutti.

Lo Stato italiano è indebitato per 2.500 miliardi di euro pari al 135% della ricchezza prodotta in un anno nel nostro Paese. In pratica, se fosse un’azienda sarebbe fallita.

Ma l’Italia non può fallire: siamo una grande potenza economica, troppo grande per andare in default e poi il nostro debito viene continuamente rinnovato e finanziato da investitori italiani e stranieri, anche se a costi crescenti (spread).

Il guaio è che il debito pubblico italiano-dopo la breve parentesi dei primi anni dall’ingresso nell’Euro- aumenta ogni anno nonostante le varie manovre economiche e le tante inutili prediche.

Come è tristemente noto, alla crescita del debito non corrisponde uno sviluppo adeguato della nostra economia che ristagna e, quando è sopra lo zero, va avanti a colpi di 1 virgola. Sicché il denominatore del rapporto debito/PIL rimane fiacco e la percentuale del debito cresce.

Un Paese e una classe politica capaci di guardare in faccia ai problemi sarebbero preoccupati e non dormirebbero la notte per trovare il sistema di uscire da questa spirale perversa e ridurre drasticamente il debito.

Da noi si fa diversamente. Si trova l’argomento per consolarsi. E l’argomento è: la ricchezza delle famiglie che è pari al 248% del PIL. In soldoni, la ricchezza privata italiana è molto solida, meglio di noi ci sono solo Stati Uniti, Giappone, Belgio e Olanda.

Secondo Unimpresa, a settembre 2017, la ricchezza privata delle famiglie italiane ammontava a 4290 miliardi di euro. Il grosso di questo tesoro (circa 1400 miliardi) è in conti correnti e depositi. Il resto è investito in azioni (991), obbligazioni (456), fondi comuni (517) e riserve assicurative (993).

A questa ricchezza bisogna poi aggiungerei il valore degli immobili che in Italia sono per l’80% in mano alle famiglie, a differenza di quel che succede in Germania ad esempio. E così si arriva alla cifra di 9,7 trilioni di euro. Come può mai fallire un Paese che a fronte di 2.500 miliardi di debito pubblico ha una ricchezza privata 4 volte più grande?

E con questa considerazione, che ci ripetiamo ogni volta che ci fanno notare che il nostro debito è altissimo, ci togliamo di dosso l’ansia e andiamo avanti.

Ma in realtà non andiamo avanti ma indietro. Perché non intervenendo sul debito pubblico il nostro Paese si sta impoverendo gradualmente. Certo, la povertà non piomba addosso all’improvviso, salvo casi drammatici. Ma l’erosione costante della ricchezza è come un tarlo che mordicchia le travi ogni giorno fino a quando esse si indeboliscono e collassano.

Dire che la ricchezza privata è molto alta è diventato un alibi per non affrontare il problema del debito pubblico e questo finisce per ridurre la stessa ricchezza privata. Infatti, negli ultimi venti anni, la ricchezza privata dell’Italia non è cresciuta, ma è diminuita del 19%….

Una parte significativa della ricchezza privata viene utilizzata per sostenere i giovani che tardano a trovare lavoro e che sono mal retribuiti.

Un’altra parte per sopperire alle necessità legate all’aumento della durata della vita e alle sempre più scarse risorse provenienti dalle pensioni.

Nel frattempo l’economia non cresce, la spesa pubblica non viene razionalizzata, gli investimenti ristagnano, la produttività arretra rispetto a quella di altri Paesi.

E qualcuno comincia a usare l’argomento della grande ricchezza privata per ventilare l’ipotesi di mettere le mani proprio su questa ricchezza per ridurre il debito pubblico.

Invece di tagliare la spesa pubblica corrente e di realizzare riforme strutturali, che facilitino gli investimenti e attraggano capitali stranieri, si pensa a interventi massicci sulle proprietà immobiliari e mobiliari degli italiani: una scelta che avrebbe come conseguenza un brusco e rapido impoverimento delle famiglie e un crollo del tenore di vita di noi tutti.

Invece di tappare la falla, si continua a versare acqua cominciando a prosciugare le riserve…. Una politica demenziale.

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