martedì, 10 Dicembre, 2019
Economia

Legge di bilancio non emendabile, ma dopo sei mesi di confronto in parlamento

La strada per le decisioni che riguardano il bilancio dello Stato e la politica economica e finanziaria di governo comincia già in aprile. Entro il 10 di quel mese il Governo deve presentare il DEF (Documento di Economia e Finanza) che delinea il programma triennale di interventi che l’esecutivo si propone di fare. Il DEF è solo un documento che va comunque votato ma non è una legge che contenga prescrizioni. Alcuni lo ritengono perfettamente inutile. Anche perché entro il 27 settembre il Governo deve aggiornarlo e presentare la NADEF (Nota di aggiornamento al DEF) che tiene conto delle novità intervenute da aprile in poi. Dopo la NADEF, entro il 20 ottobre, finalmente il Governo presenta il disegno di legge di Bilancio, che va votato entro il 31 dicembre, dopo un iter, come abbiamo visto nel precedente articolo, confuso, con assalti alla diligenza, inserimenti di emendamenti che non c’entrano nulla con la politica di Bilancio e con l’esito finale di un polpettone indigesto e scombinato, che si chiama maxi-emendamento su cui il Governo, umiliando il Parlamento, pone la questione di fiducia.

Come si fa a non capire che questa procedura è sbagliata, palesemente incoerente e foriera di una politica di bilancio squilibrata e senza una visione coerente?

Peraltro questa procedura umilia il Parlamento per tre volte: quando vota il DEF, senza che ci sia alcuna conseguenza pratica; quando vota la NADEF, senza che il voto comporti nulla di concreto e quando dopo due mesi di sessione di Bilancio il Parlamento vota in 48 ore la fiducia in Camera e Senato su un maxi emendamento che il Governo di fatto impone e che è un guazzabuglio di commi, di difficile comprensione immediata, funzionali ad accontentare gli appetiti più disparati senza una visione organica della politica economico-finanziaria del Governo.

Per dare un senso a questa lunga procedura sarebbe meglio che il DEF non fosse solo un documento del Ministero dell’Economia e Finanze, ma coinvolgesse tutto il Governo. Il presidente del Consiglio, presentando il DEF ad aprile dovrebbe aprire subito un confronto in Parlamento all’interno della maggioranza e con l’opposizione per ricevere antro la fine di maggio proposte concrete da inserire nel DEF, la cui versione definitiva da approvare entro fine luglio dovrebbe contenere l’elenco dettagliato di tutti gli interventi che il Governo poi scriverà nel disegno di legge di Bilancio. Tutti i Ministeri dovrebbero essere coinvolti nella stesura del DEF e dovrebbero entro maggio definire i dettagli delle proprie attività e dei propri bilanci alla luce del quadro generale del DEF.

In questo modo il lavoro del Parlamento sul DEF non si limiterebbe a poche ore di discussione con un voto su un documento che lascia il tempo che trova. Tutt’altro. Sarebbe un lavoro che, non in forma di sessione esclusiva, potrebbe svilupparsi nell’arco di ben 4 mesi per consentire l’analisi delle proposte del Governo, l’ascolto dei gruppi interesse e la discussione delle proposte delle opposizioni. Il voto finale entro fine luglio sul DEF dovrebbe vincolare il Governo a presentare una legge di Bilancio coerente con quel documento.
A quel punto la Nota di aggiornamento del 27 settembre avrebbe solo il compito di rivedere i numeri alla luce di eventuali novità nel frattempo intercorse e, a meno di improvvisi stravolgimenti del quadro economico-finanziario interno e/o internazionale, di confermare l’impianto del DEF, contenuto della NADEF, dovrebbe essere vincolante per l’Esecutivo.

Il Governo entro metà ottobre dovrebbe solo trasformare in articolato normativo i contenuti ampiamenti discussi dal Parlamento. Un Ufficio di Bilancio dei due rami del Parlamento, indipendente dai partiti e formato da esperti di provata competenza, indipendenza e moralità dovrebbe verificare la coerenza del disegno di legge del Governo con il testo del DEF aggiornato dalla NADEF e in caso di discrepanze, segnalare al Governo i punti su cui intervenire per correggere i propri errori. Solo alla fine di questo iter il Governo potrebbe presentare alle Camere il disegno di legge di Bilancio che dovrebbe essere votato senza la possibilità di presentare emendamenti. Il Parlamento dovrebbe pronunciarsi sul disegno di legge, nel testo presentato dal Governo, e senza possibilità di ricorso al voto di fiducia. Se il Parlamento approva, il Governo rimane in piedi, se il Parlamento boccia la legge di Bilancio il Governo va a casa. Il tutto si potrebbe concludere entro il 20 novembre lasciando il tempo per la soluzione di una eventuale crisi di governo.

Un iter di questo genere, di fatto concentrerebbe l’attenzione del Parlamento sulla legge di bilancio da aprile a tutto novembre, offrendo varie occasioni di discussione e confronto pubblico sulle proposte, in trasparenza e senza le opacità che l’attuale percorso consente.

Il Parlamento non sarebbe per niente esautorato come invece succede, di fatto oggi, ma vedrebbe il suo ruolo ampiamente valorizzato perché i voti espressi sui contenuti del DEF e della NADEF sarebbero vincolanti per l’esecutivo.

Non ci sarebbe nessun assalto alla diligenza perché ogni proposta di modifica della politica economico-finanziaria, presentata dal Governo in aprile, dovrebbe essere illustrata alla luce del sole e non con cavilli giuridici infilati in maniera incomprensibile all’ultimo momento durante sedute delle Commissioni Bilancio, che finiscono a notte fonda con parlamentari esausti e poco lucidi.

Si può ridare dignità alla legge di Bilancio valorizzando il ruolo del Parlamento, che avrebbe sei mesi per dire la sua sui singoli punti della proposta del Governo, e facendo in modo che il Governo alla fine si giochi tutto sul provvedimento chiave della sua azione senza nascondersi dietro l’alibi del poco tempo a disposizione, dei ricatti dell’ostruzionismo dell’opposizione etc.

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