venerdì, 1 Luglio, 2022
Politica

Pensioni riforma al palo. Sindacati: quota 41

Cantiere pensioni, tutto rinviato in attesa della prossima legge di Bilancio. La riforma della previdenza è uscita di scena senza clamore dall’agenda di Governo, per rientrare dalla finestra in un prossimo dibattito politico elettorale che si annuncia ricco di polemiche. Sembra infatti lontano il tempo in cui – era il 16 dicembre dello scorso anno – con Cgil e Uil in piazza a capo dello sciopero nazionale per sollecitare la riforma urgente delle pensioni e del lavoro. A febbraio con la guerra in Ucraina, i vertici e gli incontri anche informali tra Governo e sindacati hanno lasciato il passo ad un vuoto che la politica ora prova a colmare a modo suo. La Lega con Cgil, Cisl, Uil ed Ugl, hanno ripreso un percorso che però è tutto in salita. Perché senza Governo non ci saranno scelte definitive, mentre bisognerà tenere presente il monito dell’Unione europea che ricorda come la spesa pensionistica in Italia è destinata a crescere.

Lega e sindacati, l’incontro

Ad unire Carroccio e sindacati l’idea che di tempo ne è rimasto poco. Tra sei mesi finirà anche la soluzione ponte voluta dal presidente del Consiglio Mario Draghi di Quota 102, – uscita con almeno 64 anni d’età e 38 di contributi -, e si tornerà dal 1 gennaio 2023 alla contestata legge Fornero – in pensione a 67 anni di età o a chi ha lavorato almeno 43 anni e 42 anni per le donne – eventualità che si vuole scongiurare. All’incontro oltre ai dirigenti sindacali hanno partecipato il Sottosegretario al Lavoro Tiziana Nisini, il Sottosegretario all’Economia Federico Freni, l’onorevole Claudio Durigon responsabile del Dipartimento Lavoro della Lega. La questione più controversa rimane i possibili ritocchi alla flessibilità in uscita. Questione su cui il Governo per ora non ha dato indicazioni, lasciando il tema affidato alla definizione della prossima legge di Bilancio, quindi alle risorse che potranno essere dedicate ad una riforma che dovrà vedersela con la sostenibilità dei costi. Lo scenario economico e la ripresa come è noto si sono di molto affievoliti, così come gli entusiasmi di una crescita al galoppo e un Pil che a dicembre avrebbe superato il 6% in primavera. Le cose sono andate diversamente. Per ora in salvo rimangono le misure Opzione Donna e Lavori usuranti, che sono state prorogate ma solo fino al 31 dicembre.

Il pessimismo di Tridico

Sulla possibilità di una ripresa delle trattative sulla riforma delle pensioni tra Governo e parti sociali cala anche il pessimismo del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico: “Ne parliamo da troppo tempo e probabilmente nemmeno questa legislatura riuscirà a chiudere questo cantiere”. Inoltre il numero uno dell’Istituto di previdenza osserva a malincuore “non mi sembra che questo capitolo sia in procinto di essere chiuso”.

Intervenendo al convegno organizzato dall’Università la Sapienza per la presentazione del Rapporto sullo stato sociale 2022 a 35 anni dalla scomparsa di Federico Caffè, Tridico ha ribadito la sua idea – che aveva lanciato a novembre 2021 – cioè di consentire alla soglia anagrafica dei 63-64 anni l’uscita con l’anticipo della sola quota contributiva della pensione per poi recuperare anche la parte retributiva al raggiungimento dei 67 anni d’età.

Da Quota 102 a Quota 41

Dall’incontro tra Lega e sindacati è comunque emerso un fatto nuovo. La proposta che Matteo Salvini ha sbandierato come punto di intesa con Cgil, Cisl e Uil. Si tratta di introdurre nel sistema Quota 41, – andare in pensione al raggiungimento del quarantunesimo anno di contribuzione a prescindere dall’età anagrafica – possibilità che dovrebbe decollare con la prossima fine di Quota 102.

Il sistema delle Quote torna così in primo piano, mentre dovevano essere abolite nel segno di una pensione calcolata solo sui contributi – tanto versi tanto ottieni – così come sollecitato da Draghi per riportare il sistema in equilibrio.

Previdenza ed elezioni

La riforma delle pensioni rischia così di essere – non è la prima volta – un cavallo di battaglia politico ed elettorale. A febbraio prima dello scoppio dell’aggressione russa contro l’Ucraina, il dialogo tra Governo e Cgil, Cisl e Uil si era focalizzato su tre punti: la “copertura pensionistica” dei giovani con carriere discontinue; ulteriori agevolazioni previdenziali per le lavoratrici; una nuova fase di “silenzio-assenso” per destinare il Tfr ai fondi pensione e rilanciare così la previdenza integrativa. Il tema della flessibilità in uscita era stato accantonato in attesa della definizione del Documento economico e finanziario. Dopo febbraio nessun altro incontro e il “cantiere” è rimasto vuoto.

Sindacati alla ricerca di equità

A riferire per parte sindacale cosa è emerso dall’incontro con la Lega è il dirigente della Uil Domenico Proietti che rilancia le proposte fatte dai sindacati al Governo: “Flessibilità, adeguatezza ed equità. Questi devono essere i tre pilastri su cui costruire i prossimi interventi sulle pensioni”. Entrando nel merito il dirigente Uil osserva, “Flessibilità che per noi significa da una parte consentire alle lavoratrici ed ai lavoratori di poter scegliere quando andare in pensione, consentendo loro l’uscita con il doppio canale intorno a 62 anni o con 41 di contributi a prescindere dall’età anagrafica”, spiega Domenico Proietti, “Dall’altra si traduce in una misura che riconosca la differente usura, gravosità ed esposizione al rischio delle diverse mansioni con una pensione usuranti e gravosi stabile e pienamente efficiente. Adeguatezza ed equità che deve esserci per le pensioni in essere e per i futuri pensionati”.

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