lunedì, 16 Dicembre, 2019
Politica

Conte bis, malgrado tutto!

Un governo difficile, il Conte bis giallorosso; un governo che si ritrova ad affrontare problemi che richiederebbero una coesione e una assoluta condivisione di valori, senza i quali, qualunque decisione rischierà di diventare elettoralistica e di legittima difesa dei propri partiti.

È impossibile infatti affrontare il problema dell’Ex ILVA e dell’ex Alitalia, solo per dirne due, senza una visione comune sul concetto di impresa privata e di impresa pubblica.

La soluzione potrebbe stare proprio dalla nazionalizzazione delle due imprese -il Segretario Landini si accontenterebbe anche di percentuali pubbliche intorno al 30%.

Una parte di questa maggioranza dà l’impressione di voler solo punire il “privato”, costringendolo a mantenere patti che ha già dichiarato di non voler onorare perché si è sentito tradito da un “pubblico” che modificato le regole sullo scudo penale, e poi da un mercato in continua mutazione che non gli garantisce più i profitti attesi.

Pubblico e Privato a confronto in atteggiamenti ideali e contrapposti che non possono arrivare a soluzioni condivise con gli attuali partner di governo.

Il compromesso può essere solo quello proposto, come abbiamo appena scritto, dal Segretario Landini, che vede possibile una Public Private Partnership con minoranza pubblica. A nostro avviso però, la maggioranza dovrebbe essere acquisita dal Pubblico, perché solo così si riuscirebbero a garantire gli interessi di carattere generale. È su questo che dovrebbe impostarsi la seria vera discussione.

Ma non è solo il problema della precipitosa crisi della grande impresa, che sta vivendo già da qualche tempo l’Italia, il terreno di divergenza di vedute dei contraenti di questo Conte bis; ci sono i problemi, infatti, legati all’ormai insostenibile tassazione sulla piccola e media impresa e della crescente disoccupazione.

Questi problemi, e tutti gli altri che diremo nelle prossime righe, si possono affrontare e risolvere solo con un piano fiscale libero da facili slogan e calibrandolo non solo sul reddito prodotto ma anche sul modello di sostenibilità ambientale e sociale adottato. Il lavoro si creerà solo con un progetto industriale di investimenti pubblici; e qui torniamo per forza sulla necessità di avere visione comune della possibile produttività dell’impresa pubblica, perché Il privato, oggi, sia quello nazionale che quello estero non hanno più fiducia in uno Stato che cambia rotta nel giro pochi mesi e che anche dopo averla cambiata non riesce neppure a mantenerla.

Troppe discussioni, anche sui piccoli provvedimenti di questa complessa finanziaria, forse la più complessa dopo quella del governo Monti, che danno l’impressione che gli alleati di governo facciano a gara per comunicare chi fa di più, per quei pochi elettori che ormai gli sono rimasti.

E c’è il problema del credito, sia per le imprese che per le famiglie, che è diventato sempre più difficile da ottenere. Anche pagare le rate di quello ottenuto è sempre più difficile.

Il sistema bancario deve essere rivisto con una visione pubblicistica o quantomeno di partenariato pubblico-privati.

Il “mercato” così come lo abbiamo lasciato libero di operare, perché credevamo in una autoregolamentazione, ha prodotto danni che al momento sembrano irreparabili, e non solo in Italia. Questi e quelli appena precedentemente detti devono essere i problemi che l’Unione Europea, e non solo l’Italia, devono affrontare insieme; una UE che non deve avere solo il compito di controllare, punire, consigliare e fare letterine agli Stati membri. Una Unione consapevole delle sfide che si stanno presentando e che sono sempre più stringenti.

Il Premier Giuseppe Conte ha detto di voler aprire un gabinetto governativo per la discussione sull’ex ILVA, bene, ma deve aprire anche un gabinetto europeo perché nessuno degli Stati si possa illudere di poter andare avanti in autonomia e guardando al suo solo ombelico … che non è il centro del mondo.

Il Conte bis, malgrado tutto, dobbiamo cercare di affiancarlo e tenerlo in vita fino a quando non troviamo soluzioni o almeno “proposte” di soluzioni da sottoporre ai cittadini, sull’impresa privata e quella di Stato, sugli investimenti, sulla reindustrializzazione, su un fisco equo e sostenibile, sulla definanziarizzazione, su un welfare unico europeo e su un “concetto” di lavoro e sulla sua remunerazione che sia condivisa anch’essa a livello europeo.

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