martedì, 5 Marzo, 2024
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Inflazione e tassi: la finanza alla finestra

Inflazione e scelte delle Banche Centrali rappresentano i due maggiori temi verso cui si concentra l’attenzione di  analisti, investitori professionali e non. Per la prima volta a marzo l’inflazione non ha superato le attese ma ciò non modifica le attese per le mosse della Federal Reserve che restano per due rialzi da 50 punti a maggio e giugno seguiti da altri ritocchi da 25 punti.

Nelle ultime settimane i dati diffusi dalle agende economiche hanno rassicurato circa una tenuta dell’attività economica , pur con tutte le incertezze dovute alla guerra in Ucraina ed al lockdown in Cina.

A proposito di Cina, l’ultima seduta della settimana scorsa e del mese estremamente positiva per i listini asiatici, con acquisti soprattutto sugli indici cinesi grazie alla prospettiva di un allentamento della stretta regolamentare imposta da Pechino: Shanghai sale dell’1,9% e Hong Kong del 3,6%. L’indice Nikkei di Tokyo ha chiuso in rialzo dell’1,75%. In rialzo il prezzo del petrolio, mentre gli operatori valutano le conseguenze di un possibile stop europeo alle importazioni di greggio dalla Russia. Il future giugno sul Brent segna +0,94% a 108,60 dollari al barile.

Oramai la guerra in Ucraina è una realtà con cui il contesto di mercato è sceso largamente a patti e la componente inflazionistica non ha fatto altro che innestarsi su uno scenario già ampiamente predisposto e sensibile a quanto si sarebbe sviluppato nel contesto geopolitico. Secondo Erik Knutzen, Chief Investment Officer—Multi-Asset Class di Neuberger Berman, in un’interessante intervista rilasciata a FinanciaLounge, azioni, obbligazioni e materie prime “devono ancora venire a patti con gli effetti inflazionistici più duraturi della guerra in atto”.

Usa ancora in vetta per gli analisti

Davide Andaloro, CFA di Goldman Sachs Asset Management, da FinanciaLounge.com espone la view della casa d’investimento che rappresenta: la previsione di GS Asset Management per l’indice S&P 500 per fine 2022 è 4.700 punti (+7% circa) mentre quella per l’MSCI Asia-Pacifico escluso Giappone è di 670 punti (+17% circa). A spiegare i punti a favore di Wall Street è Davide Andaloro: valutazioni diminuite rispetto a un anno fa, famiglie che continuano a spingere i consumi, molte notizie negative già prezzate, meno rischi dall’incertezza geopolitica e bilanci societari in ordine.

Come si comportano gli investitori istituzionali

La volatilità è una componente essenziale dei mercati. Dove c’è un mercato, ci sono prezzi. Ed i prezzi oscillano nel corso del tempo. Nel contesto della valutazione del proprio profilo la prima cosa da tener presente è che siamo e dove vorremmo arrivare. In questa fase il supporto di un operatore qualificato è essenziale.

Alessandra Losito, direttrice di Pictet Wealth Management Italia, nell’intervista rilasciata a FocusRisparmio nei giorni scorsi, sottolinea come gli investitori di fascia alta, oltre ad aver inserito gli investimenti alternativi illiquidi (i cd “mercati privati”, per intenderci) nei portafogli, siano orientati a consapevolezza e diversificazione, senza grossi stravolgimenti. Gli investitori istituzionali come “le fondazioni di Yale ed Harvard, tra gli investitori istituzionali più noti al mondo, suggeriscono di assegnare una porzione di un terzo del proprio portafoglio per ciascuna asset class fra azioni-bond-mercati privati. Ciò vale soprattutto per i portafogli di tipo istituzionale; chiaramente sono proporzioni da prendere come orientamento, più difficili da praticare per un investitore private.

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