martedì, 28 Giugno, 2022
Considerazioni inattuali

Partire per tornare

Gli ucraini al valico di frontiera di Trieste, dal confine italo-sloveno, fuggono verso Roma. Si tratta in gran parte di donne con bambini, di nonne; i giovani uomini restano in patria a combattere: a difendersi, insieme con la propria terra, sotto le bombe. Chi parte ha spento gli occhi – non per sempre: sono sospesi, in transito, proprio come loro, che partono per ritornare. “Speriamo che tutto finisca presto” prega affranta una donna “E che possiamo tornare tutti a casa, perché non c’è niente di meglio di casa”. Ancora a conferma – e, aggiungo, non potrebbe essere altrimenti – che l’individuo si identifichi e si fonda con il suo stesso carattere umano, con la collettività che a sua volta è espressione della sua umanità e non con lo Stato e le sue diramazioni.

IL BISOGNO DELL’ETICA NELLO SPAESAMENTO

Intanto alcuni giovani soldati russi prigionieri dicono di quelli ucraini che “sono brave persone”, che “il popolo è pacifico, ci ha sfamati” e che non capiscono “cos’è che la Russia vuole”: cosa aspettarsi dalla loro stessa patria che li ha mandati a combattere. Sono sbandati, confusi: “non pensavamo che ci avrebbero mandato come carne da cannoni, con l’inganno – credevamo di partire per andare a compiere una missione di pace.” All’indomani della seconda guerra mondiale Heidegger si espresse riguardo il destino dell’uomo ed il compito del pensiero nella Lettera sull’umanismo a Jean Beaufret circa la necessità di un’etica; o meglio contestualizzandone i termini di bisogno: “Il desiderio di un’etica si fa tanto più urgente quanto più il disorientamento manifesto dell’uomo, non meno di quello nascosto, aumenta a dismisura”. Heidegger legge un’epoca, che traduce ad oggi quegli stessi brandelli in cui versa: di disorientamento (Ratlosigkeit), sradicamento (Bodenlosigkeit), spaesamento (Heimatlosigkeit).

LA NECESSITA’ SPIRITUALE

Tutti espressivi del bisogno di ritorno alle radici: della necessità di casa, di appartenenza e di collettività. Poiché tali sentimenti non riguardano solamente il popolo ucraino e quello russo, contrario alla volontà di far guerra. Ci riguardano tutti: indistintamentePerché viviamo lo stesso tempo; il nostro: i cui esiti nichilistici di una società solo strumentale la riscoprono capace di valersi di nuovi orizzonti entro cui ripensare con la forza della sensibilità l’inquietudine. Forse basterebbe conoscere il detto necessità fa virtù, per spiegarmi – ma non è sufficiente ad esprimere un bisogno che trascende quello pratico e diviene sostanzialmente spirituale, umano. Per scoprire che questa stessa necessità non si è esaurita ma che ce l’abbiamo dentro, ancora così forte: che non ha dovuto ma soprattutto non ha voluto soccombere rispetto a mere dinamiche utilitaristiche, persino nel sistema odierno dominato dalla tecnica e dal consumismo.

Sponsor

Articoli correlati

La crescita e i piani incrociati delle rivoluzioni industriali

Maurizio Merlo

In Sicilia 63 orfani ucraini grazie a “Stop the war now”

Angelica Bianco

Azionario: la festa non è finita ma bisogna saper scegliere

Diletta Gurioli

Lascia un commento