mercoledì, 26 Gennaio, 2022
Cronache marziane

Breve dialogo sulle ineguaglianze

Vista la criticità delle condizioni metereologiche che hanno colpito la capitale negli ultimi giorni, mi sono attardato a discutere con Kurt di una delle questioni base del pensiero politico occidentale: l’eguaglianza.

Come sempre il Marziano è andato alla puntigliosa ricerca delle mie fonti, ma si può immaginare la mia sorpresa quando – per dimostrarmi il suo interesse ad approfondire le connesse problematiche – non mi ha esibito una monografia di matrice giuridica, ma una specie di romanzo poliziesco (Guedj D., Il teorema del pappagallo, Milano, 2000, che narra la storia dell’assassinio di un matematico che non voleva rivelare la soluzione all’ultimo teorema di Fermat, la cui dimostrazione è stata inseguita da altri matematici per oltre tre secoli), ove si richiama più volte un pensiero di Erodoto secondo cui “È da quando l’eguaglianza è stata violata che gli uomini hanno dovuto inventare la geometria”.

 Dico subito che da quando mi occupo di questioni giuridiche non mi era mai capitato di immaginare un simile approccio, anche perché – mentre la geometria è una scienza esatta – altrettanto non possiamo dire del diritto; avrei dunque potuto capire un richiamo al pensiero di Aristotele, le cui riflessioni sull’organizzazione degli ordinamenti generali sono tuttora oggetto di attenzione da parte dei costituzionalisti contemporanei, ma non alle “Storie” di Erodoto: ho dovuto però arrendermi all’esattezza della citazione richiamata da Kurt, assumendo come punto di partenza proprio le parole dello Storico di Alicarnasso.

Di qui una prima riflessione: il diritto, come forma della giustizia, tende sempre alla certezza; mentre la geometria, come tutte le scienze esatte, tende invece ad assumere ciascuna certezza come punto di partenza per navigare verso l’incerto; così ciò che per il diritto è un fine (anzi “il” fine), per la geometria è solo uno dei possibili punti di partenza per le successive speculazioni.

Così, mentre il diritto conosce il punto di resa delle proprie certezze nella teoria “del più probabile che non”, la geometria individua quello steso punto nel superamento dei confini a suo tempo disegnati da Euclide: il che vuole anche significare che diritto e geometria possono – almeno in linea teorica – tendere l’uno verso l’altra, magari senza neanche effettivamente incrociarsi, ma solo sfiorandosi.

A rafforzamento di quanto sopra, ho ricordato a Kurt che – almeno dal punto di vista teorico – il principio di eguaglianza era stato riconosciuto addirittura negli ordinamenti precedenti all’Unità d’Italia e fu comunque ripreso nello Statuto Albertino del 1948, per poi approdare nella Costituzione repubblicana dopo il periodo di forzata sospensione impressagli dal Fascismo.

L’art. 3 della Carta costituzionale assurge addirittura a cardine di tutto l’impianto del nuovo ordinamento e si muove partendo dalla premessa che l’eguaglianza, piuttosto che un punto di partenza, sia soprattutto un punto di arrivo nelle relazioni fra pubblici poteri e cittadini.

Per parte sua, il Marziano non mi è sembrato molto convinto di queste mie considerazioni, nonostante Lui stesso le avesse sollecitate e così mi ha fatto un lungo elenco di quelli che – a suo dire – sarebbero i punti di affioramento della costante violazione del principio di eguaglianza nell’Italia Repubblicana.

In pratica, almeno a Suo dire, vale anche da noi la massima Orwelliana secondo cui “tutti gli animali sono eguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri (Orwell G., Animal Farm, London, 1945) e – applicando tale massima agli esseri umani (in particolare agli italiani) – ne è risultato un catalogo di mancata effettività di tale principio, talmente ampio da non trovare spazio in un articolo di giornale.

Riferisco solo due esempi di questa – da Lui affermata – ineffettività: andando dal più grave al più banale.

Più grave è sicuramente quanto accade nel pubblico impiego, ove i livelli di irresponsabilità sono diversamente declinati a seconda che si abbia di fronte un comportamento censurabile ascritto ad un dirigente piuttosto che ad un magistrato inquirente.

Più banale è invece il caso del diverso peso delle accise sui carburanti a seconda dell’appartenenza ad una o ad altra Regione: così gli abitanti della ricca Val D’Aosta ricevono sgravi ben superiori a quelli dei loro concittadini campani o calabresi.

Questo vuol dire che, almeno agli occhi di un extraterrestre, il principio di eguaglianza continuerà pure ad attraversare ”l’intera parabola del pensiero occidentale”, come recita uno studio del Parlamento Europeo (v. I principi di eguaglianza e di non discriminazione., PE 659.298 . ottobre 2020, p. VII), ma – oggi come tre secoli addietro – questo principio resta a ancora un personaggio in cerca d’autore.

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