sabato, 18 Settembre, 2021
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Politica, economia e finanza assecondino i mega-trend

Ci siamo abituati, ma non si valuta mai abbastanza quanto la pandemia e l’accelerazione che essa ha determinato sulle scelte  dell’Unione europea in tema di sostenibilità stiano condizionando l’economia e la politica nazionali. Del resto Mario Draghi, già presidente della Bce, economista stimato e credibile in tutto il mondo, ha ricevuto l’incarico di formare il Governo dal capo dello Stato Sergio Mattarella per assolvere due obiettivi primari: portare il Paese fuori dalla emergenza sanitaria e gestire i fondi di Next Generation EU. Persino la riforma della Giustizia, sotto i riflettori mediatici in questi giorni, nata dall’azione della ministra Marta Cartabia, viene chiesta all’Italia da Bruxelles. È quindi fondamentale avere ben chiaro lo scenario con cui ci stiamo confrontando. Ciò a partire dalla politica, spesso più attenta a guardare il proprio ombelico, a raccogliere consenso elettorale, che ad avere una visione globale, strategica, che contempli le generazioni future.

 

LE ACCELERAZIONI IMPRESSE DAL COVID

L’emergenza pandemica ha moltiplicato la complessità delle dinamiche economiche e finanziarie e del loro legame con la politica – ma forse sarebbe meglio dire: geopolitica – espressa dagli Stati e dalle loro organizzazioni. Il Covid segnerà una linea di demarcazione nel tempo, cambiando profondamente la caratterizzazione delle economie e dei mercati finanziari. A partire dal 2020, con la diffusione del virus, è stata impressa un’accelerazione importante al piano dell’Unione europea di diventare entro il 2050 la prima grande area politica del mondo a emissioni zero. Ciò sarà, secondo Bruxelles, il risultato della sua economia: sostenibile e innovativa – oltre che socialmente inclusiva -.

Il Green Deal europeo è un obiettivo che coinvolge tutti i comparti: trasporti, energia, edilizia, ICT e industrie di più settori (acciaio, cemento, tessile, chimica per citare le principali).

 

LA CENTRALITÀ DELLA TEMATICA AMBIENTALE

Il Covid ha accelerato anche la definizione di Next Generation EU, che stanzia per il rilancio delle economie europee complessivamente 750 miliardi (390 di sovvenzioni e 360 di prestiti) e con l’Italia che è il principale destinatario di tali risorse: 209 miliardi (82 a fondo perduto, 127 in crediti). Il nostro Governo ha tradotto ciò, con stanziamenti aggiuntivi, nel PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza). Sostenibilità, diversityinclusiongovernance sembrano diventate delle parole chiave per interpretare il futuro. Anche il presidente Joe Biden ha simbolicamente firmato, tra i primi decreti urgenti che ha emanato appena insidiato alla Casa Bianca, il rientro degli USA nell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici (2015), da cui era uscito il suo predecessore Donald Trump. Lo stesso presidente cinese Xi Jinping ha promesso che la Cina diventerà un’economia a emissioni zero entro il 2060. È evidente come sostenibilità, green economy, nuove tecnologie, infrastrutture fisiche e digitali sono i principali mega-trend con cui la politica e l’economia devono confrontarsi.

Oltre a ciò, non si può non tener conto dei nuovi comportamenti e abitudini di vita delle persone, improntati a una maggiore prudenza, e ai cambiamenti nel mondo del lavoro. Con la pandemia sono cresciuti e-commerce e m-commerce, attività e forme di comunicazione online, e-learning, social network, tele-lavoro e smart working, ma anche fresh-food, logistica e assistenza sanitaria personalizzata e domiciliare/digitale.

 

I NUOVI ORIZZONTI DELLA FINANZA

Ugualmente la finanza sarà sempre più influenzata dai mega-trend. Il post Covid sarà ricordato come lo start della finanza sostenibile: creare valore nel lungo periodo, indirizzando i capitali verso attività che non solo generino un plusvalore economico, ma siano al contempo utili alla società e tutelino il sistema ambientale. Già a inizio 2020, Laurence D. Fink, CEO di BlackRock, il fondo Usa che gestisce 7.000 miliardi di dollari degli 80.000 presenti nel mondo, scrisse nella tradizionale lettera agli azionisti: “Il cambiamento climatico ci pone davanti a una sostanziale riorganizzazione della finanza”. BlackRock si libererà delle sue azioni in portafoglio del carbone. Altri giganti della gestione, come Vangard e State Street, ma anche la banca d’affari Goldman Sachs, vanno in questa direzione.

In Europa, Amundi, uno dei maggiori gestori, si è impegnata a ritirare le azioni del carbone dal suo indice passivo.  Crédit Agricole ha imposto ai suoi clienti dei Paesi sviluppati di presentare un piano su come uscire dal carbone entro il 2030. Secondo le prescrizioni che risalgono al celebre accordo sul clima di Parigi del 2015 e alle diverse prese di posizione della Commissione europea volte ad indirizzarsi verso prodotti finanziari sostenibili, le banche italiane offrono sempre più prodotti sostenibili, green ed ESG (Environmental, Social and Governance).

 

UN NUOVO MERCATO E NUOVI CRITERI DI RATING

Parliamo tuttavia di un mercato che sta nascendo. Mancano criteri di rating precisi, come non esistono agenzie che siano nella fattispecie il corrispettivo di  Standard & Poor’s, Moody’s Investor Service e Fitch Ratings.

Queste hanno criteri e metriche simili, accreditate e accolte da tutta la comunità non solo finanziaria ma anche politica, tanto da influenzare le decisioni dei Governi nel mondo. Per giunta c’è anche bisogno di comunicazione e trasparenza. Le aziende devono essere consapevoli e in grado di individuare e palesare informazioni chiare in modo che sia facile costruire un sistema di rating. Se è vero che siamo soltanto all’inizio e che i primi prodotti sono già sul mercato, tuttavia i criteri devono essere rivisti. Tutti gli intermediari finanziari, dalle banche ai consulenti, dovrebbero attrezzarsi, con nuovi strumenti, una nuova organizzazione e nuovi comportamenti Oggi il tema della sostenibilità, delle scelte responsabili e della autoconsapevolezza è diventato patrimonio interiorizzato nelle convinzioni e nella coscienza della maggioranza delle persone. Responsabilità e autoconsapevolezza, che sono, non dimentichiamolo, uno dei fondamenti di Mifid 2, la normativa europea che vuole, tra le altri obiettivi, tutelare il sistema bancario-finanziario anche attraverso maggiori conoscenze e scelte responsabili.

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