sabato, 18 Settembre, 2021
Esteri

Mosca-Pechino e la guerra della disinformazione contro gli Usa

La Cina sembra aver imparato molto dall’uso efficace che la Russia fa delle operazioni di disinformazione contro l’Occidente, e gli Stati Uniti in particolare. Neanche l’intelligence russa che l’aveva ideato, poteva immaginare il caos scatenato nella politica americana dal tentativo di influenzare le elezioni presidenziali del 2016.

Una vicenda che  ha scosso la fiducia degli americani nel loro sistema democratico e nelle istituzioni, generando una convinzione ancora ampiamente detenuta, anche se da tempo screditata, della presunta collusione tra il vincitore di quell’elezione e il Cremlino. Putin ha recentemente reso pubblico l’obiettivo di lunga data della Russia: dominare lo “spazio dell’informazione”.

 

L’USO SPREGIUDICATO DELLA RETE

A tal fine, Mosca cerca di minare il sistema internazionale guidato dall’Occidente, che attualmente governa Internet, istituendo trattati, regolamenti in grado di garantire alla Russia la capacità di continuare a sfruttare Internet sia per intraprendere operazioni contro i suoi avversari sia   per controllare il flusso di informazioni verso il popolo russo e al suo interno.

Le aspirazioni della Cina nel campo della guerra dell’informazione sono altrettanto ambiziose.  Nel 2013, Xi ha detto che la Cina dovrebbe vedere Internet stesso come un “nuovo punto focale della sua competizione strategica ” con gli Stati Uniti, con l’obiettivo di esercitare il “potere del discorso” sulle comunicazioni globali.  Xi è stato di parola: i suoi servizi di intelligence e il Partito Comunista Cinese (PCC) United Front Works Department montano una campagna di disinformazione e di influenza che il direttore dell’FBI Christopher Wray ha descritto come “uno sforzo di tutto lo Stato per diventare l’unica superpotenza del mondo con qualsiasi mezzo.”

 

TENTATIVO DI SFTUTTARE LE TENSIONI ETNICHE IN USA

Forse Xi e Putin credono che gli Stati Uniti siano in estremo declino, o forse no.  Ma, chiaramente, essi valutano che siano indeboliti, afflitti da divisioni e disordini interni.  In questa debolezza percepiscono un’ opportunità e stanno facendo tutto il possibile attraverso i loro messaggi espliciti e segreti per alimentarla.  Non è il primo tentativo. Negli anni ’60, il servizio A del KGB (Active Measures) fu incaricato di intraprendere una “serie di misure intese a screditare la politica statunitense sulla questione dei negri.” Tali misure includevano “la pubblicazione e la distribuzione di opuscoli, volantini e appelli che denunciavano la politica dell’amministrazione Johnson” e condannavano “i brutali metodi terroristici” utilizzati dal governo contro il movimento per i diritti civili; organizzando per “figure di spicco nel mondo legale dichiarazioni pubbliche atte a screditare l’Amministrazione” su tali questioni, e clandestinamente “forgiare e distribuire” un documento che mostra che la John Birch Society, in collaborazione con l’organizzazione (di destra) Minuteman, stava progettando “l’eliminazione fisica delle figure di spicco del movimento nero negli Stati Uniti.” Questa campagna segreta per alimentare le divisioni razziali negli Stati Uniti continuò attraverso le rivolte di Watts del 1965 e l’assassinio di Martin Luther King del 1968 fino alla fine della guerra fredda.

 

UN CINICO GIOCO

Quello che Xi e Putin, così come i funzionari che lavorano per loro, dicono in pubblico sulla situazione interna degli Stati Uniti rispecchia la messaggistica clandestina dei loro servizi segreti. Sono messaggi intrisi di crescente  disprezzo. “Tutto ciò di cui parla Washington”, il Global Times, controllato dal PCC, ha osservato in modo beffardo, “è incentrato sugli Stati Uniti e sulla Supremazia Bianca.”  Le dichiarazioni del ministro degli Esteri cinese Wang Yi e del suo omologo russo, Sergey V. Lavrov, durante il loro incontro immediatamente successivo al confronto di Wang ad Anchorage nel marzo 2021 in Alaska con il Segretario di Stato statunitense Anthony Blinken criticano i “tentativi occidentali di promuovere il suo concetto di un ordine internazionale basato su regole” e “sanzioni unilaterali illegali”. Mentre gli ufficiali dell’intelligence russa sono ormai veterani nel giocare sulle spaccature politiche e razziali americane diffondendo  disinformazione e l teorie cospiratorie, i funzionari della RPC hanno prontamente preso i social media per attirare in modo distorto l’attenzione su scontri tra minoranze etniche e forze dell’ordine negli Stati Uniti.

 

INTANTO IN CINA… GLI UIGURI

Da tempo ci aspettiamo tali cose dai sedicenti “lupi diplomatici” del Ministero degli Esteri cinese.  Ma menzogne inedite come l’affermazione di Xi che il “popolo cinese ha aperto una casa buona e bella dove tutti i gruppi etnici vivono in armonia e hanno favorito una cultura eccellente che non svanisce mai” proveniente dall’uomo responsabile dell’arresto di attivisti per la democrazia a Hong Kong e l’imprigionamento di un milione di uiguri nei campi di concentramento sono penosi.

Ancora più esasperante è il fatto che i nostri avversari usano spesso la terminologia “woke” nei loro attacchi contro di noi, rispecchiando alcuni dello stesso linguaggio utilizzato dai gruppi di protesta nazionali che hanno etichettato gli Stati Uniti “sistematicamente razzista.”  Non è chiaro se questa spinta di Pechino e Mosca ad alimentare ulteriormente la divisione razziale avrà un impatto determinante sulla coesione sociale e politica degli Stati Uniti. È, tuttavia, evidente che tale narrazione  denigratoria  russa e cinese continuerà fino a quando ne trarranno beneficio e troveranno per esso un pubblico ricettivo. (2-segue)

 

*Mark Kelton, ex Vice Direttore del controspionaggio della CIA

(traduzione a cura di Sofia Mazzei)

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