sabato, 18 Settembre, 2021
Esteri

L’asse Mosca-Pechino vuol mettere fuori gioco gli Usa

Cina e Russia sono Stati autoritari, comunisti e post-comunisti, che sembrano a prima vista  improbabili alleati con interessi spesso in conflitto. Si trovano in luoghi diversi strategicamente. La Cina si sente  una potenza in espansione  che vuol avere  il suo legittimo posto dominante nell’ordine globale. L’altro  cerca di ripristinare la forza e l’influenza perdute con il crollo dell’impero.

Secondo il National Intelligence Council (NIC) degli Stati Uniti, Cina e Russia “resteranno fortemente allineate finché (Vladimir) Putin e XI (Jinping) rimarranno al potere.” Essi hanno, secondo il NIC, formato un “partenariato strategico globale di coordinamento”. Putin e XI, come ha detto il presidente Biden, condividono la convinzione che “l’autocrazia è l’onda del futuro e la democrazia non può funzionare” in un mondo complesso.

Ciò in cui sono più uniti è la convinzione che il gigante americano, che ha finora ostacolato le loro rispettive aspirazioni, si sia indebolito, afflitto da divisioni politiche e divisioni sociali, e nel contempo proietta una leadership incerta all’estero.  Come gli squali che sentono l’odore del sangue nell’acqua, questi alleati per convenienza percepiscono opportunità nella vulnerabilità americana.

 

UNA NUOVA ALLEANZA IN FUNZIONE ANTIAMERICANA

Di conseguenza, Pechino e Mosca stanno mettendo da parte i  potenziali punti di attrito tra di loro, come la concorrenza per l’influenza in Asia centrale e le risorse nell’Artico, per far avanzare gli obiettivi comuni di creare confusione nella  politica americana e ridurre il ruolo di Washington nel mondo.

Così facendo, questa diabolica coppia impara, gioca e lavora.  Le indicazioni di ciò abbondano.  L’uso efficace da parte della Russia della guerra ibrida nel suo sequestro dell’Ossezia del Sud, della Crimea e della regione ucraina del Donbas – così come la risposta inefficace dell’Occidente a quei sequestri di territorio da parte di nazioni sovrane – risuonavano chiaramente a Pechino.

La Repubblica Popolare Cinese (RPC) sta applicando queste lezioni nella sua (ri)unificazione’ di Hong Kong con la Cina propriamente in violazione degli obblighi del trattato in un modo simile alla rioccupazione del 1936 della Renania. Nei confronti di Taiwan,  Pechino potrebbe prendere in considerazione l’approccio usato per schiacciare gradualmente la democrazia in quella ex colonia britannica che fino ad oggi ha raccolto poco più che una condanna formale da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati.

Mentre Mosca ha cercato a lungo di contestare il potere e l’influenza americana in tutto il mondo, la sua capacità di farlo nell’era post-sovietica è stata necessariamente molto più episodica, se non altro perché non ha avuto i mezzi per farlo.  Eccezioni come il piccolo, sebbene efficace, intervento militare russo nella guerra civile siriana, sottolineano i limiti della capacità di Mosca di proiettare il potere.  Di conseguenza, la RPC ha ora preso l’iniziativa di sfidare gli Stati Uniti a livello globale. La manifestazione più evidente è la Belt and Road Initiative (BRI) che, insieme ai cosiddetti programmi “Digital Silk Road” e “Made in China 2025“, è il volto pubblico dello sforzo di Pechino per soppiantare gli Stati Uniti come potenza dominante mondiale.

 

MOSCA E PECHINO LAVORANO IN PARALLELO

In molti casi, come nel sostegno al Venezuela, Cina e  Russia lavorano in parallelo, se non in tandem.  Un altro esempio è la conclusione da parte della Cina di un accordo di cooperazione economica di 25 anni con la mullahocrazia iraniana.  Mosca e Pechino hanno cercato a lungo di far uscire l’Iran dalle sanzioni sostenute dagli Stati Uniti. L’attuazione del Patto Cina-Iran, che pone l’accento su “numerosi settori di cooperazione congiunta come l’energia, le infrastrutture, l’industria e la tecnologia”, potrebbe non essere sempre agevole. L’accordo di Pechino con Teheran aumenta la sua influenza su una potenza regionale chiave, rendendo Teheran un cliente per le armi cinesi, e garantendo alla RPC una fonte di petrolio.

Il patto, inoltre, complica notevolmente ogni tentativo degli Stati Uniti e dei loro alleati di isolare l’Iran in risposta al suo programma nucleare. È difficile immaginare che la US Navy fermi petroliere battenti bandiera cinese o navi che trasportano armi che transitano nello stretto di Hormuz sotto qualsiasi regime prevedibile di sanzioni dirette contro Teheran. Infine, l’accordo con l’Iran rafforza l’influenza cinese sull’ennesimo regime canaglia che – oltre alla Corea del Nord – può essere influenzato o pressato da Pechino per agire a suo vantaggio distraendo o ostacolando gli Stati Uniti.

Mentre resta da vedere quanto strettamente Cina e Russia possano collaborare con il regime di Teheran, un tale accordo non porterebbe nulla di buono per gli amici e gli alleati americani nella regione e genererebbe inevitabili interrogativi sulla resilienza dell’impegno americano nei loro confronti. (1 – segue)

* Mark Kelton, ex Vice Direttore del controspionaggio della CIA

(traduzione a cura di Sofia Mazzei)

 

 

 

 

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