sabato, 18 Settembre, 2021
Cronache marziane

Di precetti, di divieti e di altro…

Ieri Kurt è stato apostrofato dal gestore di un ristorante perché entrato nel locale privo di mascherina.

 Ai suoi tentativi di giustificarsi, l’interlocutore Gli ha, per giunta, voluto ricordare che dal prossimo 6 agosto dovrà necessariamente munirsi di Green Pass se vorrà nuovamente accedere al locale.

Sentendo parlare di passaporto vaccinale, gli altri avventori hanno tutti voluto esprimere il loro punto di vista (“civilmente” aggiungerebbe il mezzobusto di turno, lautamente retribuito a carico della collettività degli abbonati). 

È ovvio che il ristoratore non sapesse come, su Marte, i Virus (almeno come li descrivono da noi) sono praticamente sconosciuti, né l’Alieno ha avuto cura di presentarsi tal quale e così  – dal parapiglia che ne è scaturito – l’unica via di scampo per Quest’ultimo è stata quella di allontanarsi indisturbato, mentre la polemica saliva di tono fra fra gli avventori, quasi fossero stati catapultati dentro uno di quei film muti ove Charlot eccitava le risate del pubblico, sgattaiolando fra sedie rovesciate e “consumatori di cibi e bevande “ (almeno così li descrivono le circolari della Pubblica Sicurezza)  in cerca di piccoli guai e di emozioni forti.

Anche io ho dovuto fare le spese dell’accaduto, perché l’incauto Extraterrestre – oltre a saccheggiarmi la dispensa per apparecchiarsi un minimo di cena – ha pure voluto sapere come sia possibile che, qui da noi, i Governanti possano costringere (ormai è oltre un anno!) i loro concittadini a porre in essere comportamenti diversi da Paese a Paese, fingendo di ignorare la sostanziale inefficacia delle rispettive costrizioni, visto che il Covid-19 (nelle sue varie declinazioni) dovrebbe almeno imporre rimedi eguali e distinti, calibrandoli innanzitutto sul modello di democrazia vigente in ciascuno dei rispettivi Paesi e non lasciando interpretare i diritti costituzionali degli abitanti ai colleghi di quel Mr. Fauci che passerà alla Storia – prima ancora che per l’aureola di autorevolezza di cui i media lo circondano – per essere stato al sevizio di un Presidente americano di chiara fede repubblicana, mentre lui ne contestava le scelte, tifando apertamente per il Partito avverso: ma tant’è e dobbiamo farcene una ragione!

Venendo alla questione che, a quel punto della serata,  più interessava a Kurt, è quasi banale assumere – come punto di partenza di ogni ragionamento – quello, empirico, secondo cui le diverse ondate della pandemia hanno trovato risposte diverse e contraddittorie (ove diversità e contraddittorietà sono misurabili secondo parametri fra loro difformi) non tanto sulla base di evidenze scientifiche tutt’ora prive di sicuri riscontri, ma piuttosto assumendo – come linea di primo approccio al problema –  la stabilità dei Governi in carica nel momento in cui si sono dovuti fronteggiare i diversi picchi del contagio e stabilendo – con scelte che hanno mostrato poco di scientifico e molto di politico – quando fosse preferibile ricorrere a misure di divieto, piuttosto che di precettazione, onde riconfigurare le libertà fondamentali degli obbedienti loro malgrado: alias quegli stessi cittadini  di cui i Governanti dovrebbero essere la sicura e principale espressione.

Se qualcuno dei miei rari lettori fosse punto dalla vaghezza di credere che la ricerca scientifica ha modificato le proprie metodiche antivirali negli ultimi tre secoli, lo prego caldamente di rileggere le “Cronache dell’anno della Peste” in cui Daniel DeFoe narra delle iniziative assunte in una Londra aggredita a più riprese dal progenitore del Covid, che anche allora mutava senza però che la medicina dell’epoca potesse neanche rendersi conto di quelle mutazioni.

Anche allora però la Corona, il Cancellierato e lo Scacchiere tentarono di arginare i contagi per via amministrativa, piuttosto che medica o farmaceutica, alternando divieti a prescrizioni e sforzandosi di mascherare gli uni dietro l’urgenza di evitare gli altri, salvo poi smentirsi a distanza di qualche settimana per imporre ciò che avevano – appena poco tempo prima – dischiarato solennemente di voler  evitare.

A quei tempi però neanche si sapeva che un virus si può combattere, ricorrendo alle vaccinazioni di massa, oggi invece tutti  i Governi della Terra sembrano concordi almeno su questo punto di avvio della profilassi.

Ma se così fosse, perché continuare a tormentarci con le prescrizioni più invasive e fastidiose (per non dir peggio), istituendo divieti che sembrano perlomeno smentire l’efficacia delle vaccinazioni di massa che non si ha il coraggio di rendere obbligatorie (anche per non subire conseguenze sul piano della responsabilità civile e amministrativa), ma che lo stanno diventando per tutti coloro che hanno necessità di muoversi dalla propria abitazione, dalla propria citta o dal proprio Paese?

Un tempo si diceva che il potere avrebbe potuto calpestare i diritti dei cittadini solamente ove non fosse esistito “un giudice a Berlino”: ma oggi potremmo ragionevolmente reiterare una simile affermazione?

 Che anche quel Giudice (ove ancora in servizio) abbia deciso di piegarsi alle contrastanti raccomandazioni di virologi ed epidemiologi che non fanno altro che litigare fra di loro – proprio come gli avventori del ristorante di cui ho detto prima – mentre il Virus si prende gioco di tutti noi, scomparendo e riapparendo in molteplici varianti?

E cosa ne è ormai dei nostri diritti, prima ancora che dei nostri doveri?

Anche Kurt se lo è cominciato a chiedere, dopo esser stato redarguito da quel ristoratore, pur essendo – come marziano – immune da ogni possibile contagio.   

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