lunedì, 27 Gennaio, 2020
Politica

Renzi guastatore o aggregatore

Uno dei difetti della politica italiana è la fregola di distruggere quello che si è appena costruito. Si fanno elezioni politiche? Dopo un anno si ha già fretta di tornare al voto. Si forma faticosamente un governo? Dopo qualche mese si pensa già alla crisi.

Con le voci che circolano circa le intenzioni presunte di Renzi si è superato il segno: il Conte 2 ha appena completato la squadra e già qualcuno immagina che tra un mese alla Leopolda partirà il primo siluro contro il Pd e la nuova maggioranza.

Possibile?

Tutto è possibile ma non tutto è razionale. Ma che Renzi, forte della maggioranza dei deputati e senatori del Pd possa fra un mese far saltare insieme partito e governo è davvero ipotesi fantapolitica.

L’ex segretario del Pd non ha ancora una strategia ben precisa, è un ottimo tattico e lo ha dimostrato cambiando spesso rotta di 180° sulla base di calcoli del momento. L’ultima volta, tra metà luglio e i primi di agosto: aveva tuonato contro le aperture di Franceschini ai 5stelle ma, quando si è profilata l’ipotesi di elezioni anticipate con il rischio di perdere il controllo dei gruppi parlamentari del Pd, ha cambiato idea e, addirittura, ha cercato di intestarsi l’attuale alleanza di governo Pd/M5s.

Il Pd sta stretto a Renzi. E questo lo sappiamo da almeno 5 anni. Quando ne era segretario e abitava a Palazzo Chigi ha cercato di fare un trapianto di tipo genetico nel partito, rottamando la vecchia guardia, provocando la scissione da cui è nato Leu, costringendo altri mostri sacri a mettersi in panchina. Ma ha perso referendum ed elezioni ed è stato costretto alla resa.

Ha provato a bombardare il Nazareno, ma durante i 14 mesi del governo gialloverde, aveva pochi argomenti perché il Pd gli aveva lasciato campo libero nel fare il leader dell’opposizione a Salvini e Di Maio. Lui si è divertito a giocare questa partita. Poi è arrivata la crisi, la giravolta sui 5S e adesso?

Adesso Renzi deve avere pazienza. Il Governo è appena nato, anche con la sua benedizione, e non può farlo cadere subito. Il Pd gli ha riconosciuto l’onore delle armi, gli ha dato alcuni Ministeri importanti (anche se manca un sottosegretario con l’accento toscano, e vabbè… mica si fa cadere un governo per questo).

Fare una scissione nel Pd subito e togliere il sostegno al governo non avrebbe alcun senso. I primi passi del Conte 2 non sembrano ispirati da Bertinotti o dalla Boldrini. Il Presidente del Consiglio ha tutta l’aria di voler evitare eccessi di sinistrismo: che ci riesca è presto per dirlo, ma questa è per ora l’antifona. Lo stesso Pd non sembra intenzionato a commettere gli errori del passato regalando argomenti ad un Salvini. che comincia ad essere in difficoltà.

Certo, il Pd sarà tirato per la giacchetta dall’estremismo verbale residuo dei 5S e dovrà di tanto in tanto far finta di fare concessioni. Ma per ora la linea di Zingaretti, Franceschini e del neoministro dell’Economia Gualtieri è quella dei nervi saldi.

Quindi Renzi in queste settimane difficilmente troverà alibi per attaccare la segreteria del partito e il Presidente del Consiglio. Passato l’esame della legge di Bilancio, nel 2020 si potranno riaprire i giochi sulle riforme istituzionali. E qui Renzi potrà riassaporare l’eccitazione del suo movimentismo “disruptive”.

Molti credono che Renzi voglia creare un partito di centro. Il centro politico è effettivamente sguarnito e gli elettori moderati non trovano una casa dove allocarsi. Lo spazio c’è.

Ma la precondizione per far nascere un partito di centro è la modifica della legge elettorale in senso proporzionale e senza quote maggioritarie. Se rimanesse il Rosatellum, peraltro voluto -quasi con istinto suicida- dallo stesso Renzi… alle prossime elezioni un partito di centro non andrebbe oltre il 3-4%. Ma c’è di più. Se, come pare, si andrà presto al quarto voto del Parlamento per inserire nella Costituzione il taglio dei parlamentari, una legge elettorale proporzionale sarà inevitabile per assicurare una rappresentanza adeguata alle opinioni politiche: è stato calcolato che col taglio dei parlamentari in alcune aree dell’Italia scatterebbe una soglia di sbarramento di fato del 15% in contrasto con gli orientamenti della Corte Costituzionale in materia.

Quindi? Quindi Renzi deve aspettare almeno la riforma elettorale e, nel frattempo, invece di fare il guastatore -che gli viene facile e bene- deve cominciare a fare l’aggregatore del possibile nascituro centro, dialogando con le diverse anime di questa area moderata che è alla ricerca – anche se confusamente- di un leader e di un veicolo politico.

Ne sarà capace? Potrebbe farcela ma deve operare  un trapianto genetico  stavolta su se stesso, trasformandosi da irruento spadaccino in  paziente tessitore di alleanze che richiedono ascolto, discrezione, umiltà e grandi visioni. Il leader di un’area moderata, deve incarnare la moderazione, pur non rinunciando all’efficacia oratoria e polemica. Insomma Renzi ha tanto da lavorare.

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