venerdì, 23 Luglio, 2021
Attualità

Integrazione Usa-Ue nei settori strategici contrasto ai regimi autocratici

Dopo la concordia registrata al G7, il rilancio della Nato, la ritrovata amicizia con l’Unione europea e il disgelo con Mosca, gli Usa sono di nuovo nel centrocampo della politica internazionale. Ma ora occorre dotarsi di una visione strategica nuova. Che inevitabilmente deve coinvolgere l’Unione europea.

Se la sfida dei prossimi anni sarà tra il mondo libero, democratico e pluralista e le mire espansionistiche, militari della Russia da una parte, economiche e militari della Cina dall’altra, la risposta non potrà venire solo da Washington. L’Europa deve fare la sua parte. E non certo nel ruolo caricaturale di “colonia” o sgabello degli Stati Uniti come amano descrivere i nemici dell’Occidente.

La partnership che siamo abituati a vedere tra noi e gli Usa non basta più. Occorre un salto di qualità nelle relazioni politiche ed economiche.

Partiamo da alcune semplici considerazioni.

 

La grande superpotenza economica

Insieme, Europa e Stati Uniti formano un crogiuolo di popoli con più di 800 milioni di persone, con il reddito medio più alto del mondo. Sommando la ricchezza prodotta nelle due sponde dell’Atlantico si arriva al 45% del PIL mondiale.

Se le economie dei 27 Paesi europei e dei 50 Stati americani, più il Regno Unito, si integrassero si creerebbe la più grande superpotenza economica della storia.

Ovviamente questa integrazione dovrebbe avvenire soprattutto nei settori strategici, energia, telecomunicazioni, ricerca scientifica e tecnologica, reti, trasporti. In queste aree industriali la sana competizione e concorrenza dovrebbe far nascere colossi euro-americani che siano in grado di contrastare i tentativi di egemonia esercitati da altri soggetti economici e industriali che si muovono soprattutto in Cina.

Il caso del 5G è stato emblematico. Solo all’ultimo momento ci siamo accorti che la Cina era andata molto più avanti di noi e che era in grado di conquistare una posizione dominante strategica. Una sua azienda leader avrebbe potuto trovarsi nelle condizioni di dover mettere i contenuti veicolati con questa tecnologia nella disponibilità del governo di Pechino violando così la sovranità nazionale in ambiti delicatissimi.

 

Superiorità tecnologica, economica e finanziaria

Perché questo non succeda più e non abbia a ripetersi in altri settori vitali, dovremmo poter essere sicuri di avere nell’Occidente unito, un livello ineguagliabile di superiorità tecnologica, economica, finanziaria.

Questa superiorità, ancor prima e forse ancor più di quella militare, è la garanzia della nostra autonomia e indipendenza da possibili condizionamenti di Paesi autoritari o dittatoriali.

Gli Stati democratici non hanno per loro natura alcuna aspirazione alla conquista e al dominio di altri Paesi, sia perché i loro valori andrebbero in conflitto con mire di dominio illegittime sia perché la loro libera opinione pubblica è sempre in condizione di potersi ribellare contro abusi o errori dei suoi governanti. La guerra nel Vietnam è stata perduta soprattutto nelle strade degli Stati Uniti per le manifestazioni di protesta prima ancora che nelle foreste del sud est asiatico.

 

I “vantaggi” delle autocrazie

I Paesi autoritari ,autocratici e dittatoriali non hanno di questi problemi. La Russia ha nostalgia del tempo che fu e, forte della sua potenza nucleare, del suo potere nel settore del gas, della repressione del dissenso, cerca di allargare la propria presenza strategica senza particolari difficoltà. Ma non rappresenta una minaccia tecnologica ed economica. La Cina, invece è l’unico caso di un regime dittatoriale che  -finora-è riuscito a coniugarsi con un vorticoso sviluppo economico e una crescita tecnologica impressionante. Non ci sarebbe nulla di male e di preoccupante se a Pechino ci fosse una democrazia sottoposta alle regole di trasparenza e di libera manifestazione del pensiero e della partecipazione politica. Ma così non è.

È un grave errore Illudersi che la Cina detenga una supremazia in qualche settore strategico e non la utilizzi per condizionare la vita di altri Paesi.

 

Integrazione Usa-Eu più ampia possibile

Per questo oggi più che guerre fredde o guerre commerciali serve conquistare il primato nei settori strategici per non correre il rischio di dover subire condizionamenti o ricatti da parte di superpotenze antidemocratiche autoritarie.

Le guerre e guerrette commerciali tra Europa e Stati Uniti dovrebbero finire una volta per tutte e lasciare spazio alla più ampia integrazione possibile-alla pari- tra le due economie. È un processo che richiede anni ma che va iniziato subito. Si è perso già troppo tempo e c’è chi ne ha tratto vantaggio.

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