venerdì, 18 Giugno, 2021
Politica

Se Draghi sta stretto a Conte

Partenza in salita per Giuseppe Conte, con un sentiero molto stretto, e non solo per i problemi interni. Il vero scoglio è come gestirà i rapporti  col Governo e i rapporti con un Pd sempre più caratterizzato a sinistra.

Alla fine Rousseau ha dovuto cedere al buon senso e piegarsi all’ordine del Garante privacy, consegnare le liste degli iscritti al Movimento e chiudere questa partita che si sapeva in partenza come sarebbe andata a finire. Conte ha vinto questo match con Casaleggio, ma deve mettere nel conto la discesa in politica del figlio del cofondatore e la costituzione di una casa comune per i transfughi gli espulsi, probabilmente guidata da Di Battista. Già dimezzato rispetto al 33% conquistato alle politiche del 2018, il Movimento confida nell’effetto Conte.

 

IL TESORETTO DELLA POPOLARITA’ DI CONTE

L’ex presidente del Consiglio gode ancora di una vasta popolarità e credibilità che potrebbe tradursi in una ripresa di consensi sul nome del nuovo capo. Il quale però dovrà indicare una linea politica che ancora non si vede. Conte deve essere ancora eletto ufficialmente guida del Movimento ma in queste settimane di attesa poco si è capito di dove intenda portare gli ex grillini. Un punto fermo è la partnership con il Pd: sono due partiti che dovrebbero rappresentare un elettorato riformista genericamente di sinistra ma riuscendo a distinguersi tra loto. Letta vuole un Pd apertamente di sinistra, senza se e senza ma. Conte farà la gamba moderata di questa collaborazione? E che tipo di moderazione potrà interpretare un Movimento che è nato, cresciuto molto sull’onda di posizioni rigide, e intransigenti. Conte potrà mettere in soffitta la demagogia, eliminare il residuo populismo, e cosa resterà? Probabilmente è più facile per Conte disegnare l’identità di un partito totalmente nuovo che non barcamenarsi per tentare di conservare spezzoni della politica pentastellata. Tolto ciò che è morto dei 5 stelle (demagogia, populismo, giustizialismo) cosa resta se non una generica aspirazione ad un politica delle mani pulite e un vaga sensibilità verso i ceti sociali più deboli?

 

RAPPORTI DELICATI CON DRAGHI

Conte dovrà quindi definire una politica sociale, dei diritti della persona abbandonando ogni suggestione che lo porterebbe di nuovo su scelte che condivise con Salvini durante il suo primo governo. Ma, intanto, ogni giorno Conte dovrà misurarsi col suo successore che ha una rotta da cui non vuol deflettere. Difficile che Conte possa diventare la spina nel fianco di Draghi e impensabile che possa togliergli la fiducia prima della fine naturale della legislatura. Dovrà inventarsi una linea che sia di lealtà ma anche di autonoma proposizione di programmi ben sapendo che Draghi ascolta tutti, anche meloni, ma poi decide e chi ci sta ci sta. Anche Letta nei confronti di Draghi ha un problema simile, ma il segretario del Pd ha dietro un partito navigato e abituato ai compromessi. Conte, invece, non può iniziare il suo percorso politico con un’identità sbiadita o poco riconoscibile. Non sarà facile.

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