martedì, 28 Settembre, 2021
Società

Un alberello d’ulivo per proporre una cultura di pace

Arriva da Porto Empedocle dato in dono dall’amico Calogero Lattuca, un segno inequivocabile che richiama un inno alla Pace e con la mentre porta tutti noi in via D’Amelio dove nel luogo dove è stata posta  la macchina imbottita di tritolo per fare fori il giudice Paolo Borsellino, oggi vi è un Albero di Ulivo che parla alle coscienze di tanti. Da poche ore un alberello, piccolo ma ben curato è dinnanzi la Chiesa di San Castrenze a Monreale, a pochi passi dalla sede di Presidenza del Parlamento della Legalità Internazionale , a fianco del monumento dei Caduti. Il parroco don Antonio Crupi assicura “Lo annaffierò io stesso e ce ne prenderemo cura”. Sicuramene lo farà. È semplicemente un segno, un “esserci” per ridare voce a una espressione di Cristo quando proclama le “beatitudini”.

“Beati gli operatori di Pace perché saranno chiamati figli di Dio”. Non solo annunciatori ma operatori, gente che si gira le maniche e agisce per conto di un messaggio di Pace che va oltre gli schieramenti umani e  unisce i cuori di chi crede nei valori della fratellanza, della solidarietà e dell’unita. Mai come oggi si ha fortemente bisogno di rispolverare questi valori che sono le colonne portanti di ogni “Cattedrale della Vita”.

Questo alberello d’Ulivo è un “Libro aperto ” che educa alla vera pace, quella che azzera ogni forma di violenza e di guerra e apre i cuori a ritornare umani e pronti a cercare sempre ciò che unisce e mai ciò che divide.

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