mercoledì, 5 Ottobre, 2022
Sanità

Sanità. Medici e sindacati: pochi fondi servono nuove assunzioni

Insoddisfatti per i fondi carenti. Per la mancanza di investimenti nella assunzione di personale. Sono corali e critiche le voci delle Associazioni, sigle sindacali e delle professioni mediche nel valutare negativamente il Piano nazionale di Rinascita, che a loro giudizio fa poco in termini economici e pochissimo per le assunzioni.

Le organizzazioni sindacali e quelle della dirigenza medica, sanitaria e veterinaria sollecitano l’avvio con il Ministero della Salute e con le Regioni di “un tavolo che affronti le politiche del personale e le relative ricadute sindacali”.

Ne dà notizia un lungo documento a firma di diverse sigle: Anaao Assomed– Cimo-Fesmed – Aaroi-Emac– Fassid-Aipac-Aupi- Simet-Sinafo-Snr; Fp Cgil medici e Dirigenti Ssn– Fvm Federazione Veterinari e Medici–Uil Fpl Coordinamento delle aree contrattuali Medica, Veterinaria Sanitaria – Cisl Medici.

 “Il confronto”, scrivono sindacati e dirigenti medici, “dovrà avviarsi a partire dal Piano che cerca, con finanziamenti insufficienti, di risolvere tutte le criticità emerse durante la pandemia in merito allo stato delle strutture sanitarie, all’obsolescenza delle tecnologie diagnostiche e al ritardo digitale. Non basta, però, l’adeguamento strutturale degli edifici per migliorare la cura dei pazienti, così come tecnologia e posti letto, senza il personale necessario, rischiano di ridursi a semplici arredi”.

 

AUMENTARE LE DOTAZIONI ORGANICHE

Non vi è nel Piano, lamentano le organizzazioni, alcun accenno, nemmeno in una prospettiva futura alla necessità di aumentare le dotazioni organiche, “anche per affrontare con finanziamenti strutturali, ovviamente a carico del Fsn la pandemia sommersa creata dalle decine di milioni di prestazioni negate e rinviate causa Covid-19”. Un programma, inoltre, a giudizio di tutte le sigle sindacali, in cui non si coinvolge il ruolo dei medici e dei dirigenti sanitari in una rinnovata governance delle aziende sanitarie, alla riorganizzazione della rete ospedaliera e dei servizi territoriali.

Impegno ancora più necessario nelle regioni meridionali, dove il numero dei posti letto in rapporto agli abitanti continua ad essere inferiore alla media nazionale, a sua volta inferiore alla media dei Paesi del G7”. I sindacati e i dirigenti medici non hanno dubbi la sanità è stata minata dai tagli passati, ed ora, dicono, “nelle sue basi economiche e umane, richiedono, a nostro parere, politiche aggiuntive. Perché”, si commenta nella lettera, “la questione decisiva sono i medici e i dirigenti sanitari, quel capitale umano senza il quale nessun ridisegno e potenziamento del Ssn è immaginabile, anche ai fini della produttività dei servizi per l’abbattimento di liste di attesa che oramai si avviano ad essere misurate in anni”. Il nodo rimane gli investimenti per tecnologie, le strutture e per il personale.

“L’obiettivo”, si ricorda nel documento, “è quello di avviare una stagione concorsuale che offra prospettive al precariato, di rendere strutturale il rapporto di lavoro con il Ssn dei medici in formazione specialistica, di valorizzare economicamente le professioni che rappresentiamo, anche attraverso il rinnovo del loro Ccnl, la cui discussione deve essere accelerata, evitando che finisca in coda ad altri contratti, con il rinvio degli adeguamenti economici addirittura al 2023”.

 Sindacati e Federazione professionale dei medici sono pronti quindi ad un confronto anche acceso.

 “In rappresentanza di 114 mila medici dipendenti del Sistema sanitario nazionale”, ricordano, “le organizzazioni sindacali dell’area della dirigenza, condividono la richiesta  della FnomCeo di aprire un confronto con i decisori governativi e politici sui temi più strettamente legati alla professione all’interno dei nuovi assetti che vengono prospettati con il Piano nazionale e rivolgono analoga richiesta per le tematiche più propriamente sindacali”.

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