lunedì, 6 Dicembre, 2021
Politica

Scalata ad ostacoli per Conte

Non ci si sbagliava nel prevedere che sul negoziato sul nuovo governo, un punto di crisi e di frizione sarebbe stato rappresentato da Di Maio dalle sue ambizioni e dalla sue frustrazioni per lo spazio di popolarità sottrattagli da Conte. Oggi, puntualmente il Capo politico dei 5S ha calato la sua personale spada di Brenno sostenendo che ogni possibilità di intesa con il Pd fosse da considerarsi subordinata all’accettazione, da parte di questi ultimi di tutti i venti punti programmatici nel Movimento che ha rafforzato tale pretesa consegnando lo stesso documento a Conte.

Le prime reazione dei dem oscillano dallo sbalordito e l’irritato: Orlando vice segretario del partito, si chiede cosa in realtà voglia Di Maio; del Rio, solitamente cauto, definisce inaccettabile la richiesta del grillino e analoga valutazione esprime la Boschi.

Si tratta comunque, quanto alla posizione espressa da Di Maio, di tattica perché se si trattasse di strategia sarebbe quanto mai improprio rispetto al costume e al comune sentire democratico che assegna la costruzione delle alleanze al dialogo e non agli ultimatum.

O questa minestra, o la finestra, ossia il voto anticipato: questo vecchio adagio, espresso in modo così brutale, pone il PD in serie difficoltà e ripropone, detto dallo stesso Di Maio obiezioni di fondo sulla possibile struttura del futuro governo che penalizzerebbero proprio il giovane capo dei pentastellati.

Una brutta gatta da pelare per Conte, tanto che sembrano allontanarsi le prospettive di una composizione sollecita del nuovo esecutivo.

Quanto al centro destra da segnalare la differenziazione fra le posizione della Lega e quelle di Forza Italia: oggi uscendo dalla consultazioni di Conte, Berlusconi ha attribuito a Salvini la responsabilità di consegnare il governo del paese alla sinistra.

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