sabato, 19 Giugno, 2021
Ambiente

L’ambiente nel programma del governo Draghi

Nel documento programmatico elaborato dal prof. Draghi una particolare considerazione viene riservata al problema dell’ambiente. Tale linea politica è sollecitata da una serie di considerazioni: prima di tutto vi è l’esigenza oggettiva di assicurare una tutela ecologica al nostro Paese, visto  che alcune aree italiane sono fortemente inquinate.  Il problema ha, come  è noto, una rilevanza mondiale, prova ne sia che da tempo sono stati stipulati numerosi trattati, volti ad assicurare la tutela ambientale.

Ma torniamo al nostro Paese: il Recovery Plan prevede che il 37% della spesa dovrà essere  finalizzata alla transizione ecologica; si tratta di circa 77 miliardi. Si comprende allora, perché  nel documento programmatico in esame si legga che l’ambiente sarà il tema centrale e caratterizzante tutte altre aree di sviluppo economico.

Il ruolo del nuovo Ministero per la Transizione ecologica

L’obiettivo programmatico è quello di coniugare la sostenibilità ambientale ad un programma di investimenti importanti, con lo sblocco dei cantieri fermi ed anche la realizzazione di grandi opere ed infrastrutture. Il programma si propone, dunque, di trovare una mediazione tra due obiettivi non sempre agevolmente coniugabili, ossia lo sviluppo economico e la tutela dell’ambiente. A tale scopo si collega, probabilmente, la creazione del Ministero della Transizione ecologica, che rispetto al vecchio Ministero dell’Ambiente ha competenza anche in materia di energia. Il cambiamento non si sostanzia solo in un ampliamento di competenze, visto  che il nuovo dicastero include tra i suoi scopi anche quello di agevolare la transizione del sistema produttivo verso un modello più sostenibile, in modo tale da rendere meno dannosi per l’ambiente: lo sviluppo energetico e industriale, nonché lo stile di vita dei cittadini. Si tratta di un programma molto ambizioso che tutti speriamo sia suscettibile di essere realizzato.

Ma il problema della tutela dell’ambiente solleva problemi più complessi e di non agevole soluzione. Si consideri, infatti, che i maggiori problemi di inquinamento li sollevano gli operatori economici privati. Al riguardo,  sono stati adottati importanti provvedimenti normativi, sono stati previsti controlli di vario genere, che, peraltro, non hanno consentito l’acquisizione di risultati di rilievo.

Il tema della responsabilità oggettiva dei danni ambientali

E’ probabile allora che sia possibile approdare ad una più efficiente gestione della tutela ambientale, attraverso l’adozione di strumenti diversificati. Ed, in questo contesto, acquista rilievo il datato –ma non per questo efficiente-strumento individuabile all’interno del controllo sociale delle attività private, che postula il ricorso all’istituto della responsabilità extracontrattuale. E’ da tempo che, sulla base del rilievo secondo cui  i danni all’ambiente, determinati dalle imprese private, sono anonimi e si realizzano quasi per necessità, gli stessi siano suscettibili di essere controllati attraverso l’istituto della responsabilità civile. Gli operatori giuridici hanno fatto così capo all’istituto della responsabilità oggettiva, a cui il nostro sistema normativo dà un espresso riconoscimento, sulla base del seguente ragionamento: se le imprese private producono danni  ambientali anonimi e non evitabili, è quasi impossibile che il danneggiato riesca a provare il dolo o la colpa del danneggiante.

Si consideri, poi, che l’impresa, che diffonde danni all’ambiente, ciò accade perché non adotta le opportune cautele per evitarli, sicché non sopporta i costi che esse comportano.

Se i costi del risarcimento affondano i bilanci

L’impresa che danneggia l’ambiente, dunque, ove non risarcisse i danni, finirebbe per scaricarli sulla società: si sarebbe in presenza di un operatore economico, che riesce a rimanere sul mercato, solo grazie a questa circostanza. Da qui l’idea che, attraverso l’istituto della responsabilità civile, si riescono ad internalizzare i costi della produzione. Ciò implica che, attraverso questo meccanismo, le imprese, che diffondono danni all’ambiente devono sopportare maggiori costi di risarcimento, con la conseguenza che, alla lunga, esse sarebbero poste fuori dal mercato.

Come può constarsi, dunque, il problema della tutela ambientale è molto complesso e presenta notevoli sfaccettature, con la conseguenza che esso, probabilmente, deve essere affrontato con strumenti diversificati.

Sponsor

Articoli correlati

Idrogeno, l’Italia si candida a un ruolo di leadership

Redazione

Penultimo Consiglio della Banca centrale europea a guida Draghi

Mariacristina Luciani

Salvini: “Azzeramento cartelle e codice appalti obiettivi condivisi con Draghi”

Redazione

Lascia un commento