domenica, 11 Aprile, 2021
Politica

Forza Italia e Ppi, suonala ancora Presidente. Berlusconi e l’appello di Rotondi: Silvio pensaci, un Partito Italiano, Cristiano-Liberale per una nuova avventura

Un anniversario un po’ malinconico rispetto alle potenzialità di un nuovo patto che Berlusconi può intraprendere. Con il Presidente che torna in campo promotore di un Partito Italiano che, sul solco di Forza Italia e Ppi, ritorni a riunire le forze Cristiano-Liberali. È il progetto che Rotondi riserva a Silvio Berlusconi, iniziativa che oggi avrebbe la possibilità di vedere il vero rilancio della politica dei moderati e dei costruttori di una nuova Italia. L’affermarsi di un ceto istituzionale e politico consapevole del suo ruolo con una visione popolare di grande impegno e prospettive.

La lettera aperta di Gianfranco Rotondi, Deputato di Forza Italia, al presidente del suo partito Silvio Berlusconi, si colora di opportunità, indica un nuovo percorso politico da intraprendere subito. Una idea dell’Italia capace di parlare ai cittadini, tornando Berlusconi a compiere quel miracolo di progetti che fu l’alleanza tra popolari e liberali.

“Carissimo Presidente”, inizia Rotondi la sua lettera,
“in questi giorni, ventisei anni fa, si sanciva l’alleanza di Forza Italia col Ppi. Ricordo ancora l’emozione, da giovane direttore del ‘Popolo’, di firmare l’alleanza tra il Partito Popolare e l’uomo che considerammo – ben a ragione – il continuatore della Dc e del pentapartito, Silvio Berlusconi.

Dei firmatari di quel patto rimaniamo Tu ed io, a diversi e distantissimi livelli. Tutti gli altri, spariti. In verità il Ppi si spaccò subito, su quella scelta: la sinistra popolare colse l’occasione per saldarsi ai post-comunisti, ricavandone un potere smisurato, comprensivo della guida di ben quattro governi e di un Presidente della Repubblica; non andò male neppure ai democristiani rimasti con Te, che però via via hanno fatto altre scelte”, ricorda Gianfranco Rotondi, nel suo appello, “Come, del resto, gli altri firmatari di quel patto: Fini, Bossi, Previti, Casini e i loro successori, compresi tutti i coordinatori di Forza Italia, nessuno dei quali è rimasto al Tuo fianco”, rivela Rotondi con quel senso di realismo politico che evita giudizi moralistici ponendosi più come “storico” dei fatti accaduti.

“Io sono ancora qui, come canta il Grande. Magari penserai: a fare che? È questo il punto, caro Silvio: abbiamo ancora una cosa da fare, forse una sola, ma c’è ed è urgente.

Tu sei entrato in politica intuendo la dissoluzione della Dc e delle forze liberali. Le hai sostituite .Le hai salvate. E con esse hai salvato la libertà e la democrazia in questo Paese. La storia Te lo riconoscerà, stanne certo. Ti si rimprovera di non aver creato un vero partito, di non aver indicato un successore, di non aver fondato il gollismo italiano dopo essere stato, nella nostra storia, non meno di De Gaulle in quella francese”. Sono osservazioni che Rotondi rigetta schierandosi ancora una volta con Berlusconi, “Io dissento da queste critiche. Tu non potevi fare di più. Hai dato al fronte Cristiano-liberale una alleanza e un partito sostitutivo, ma incarnato nella Tua persona, in un tipo umano irripetibile e straordinario, oggi amato anche da quelli che lo hanno combattuto. Io sono orgoglioso di essere rimasto sempre al Tuo fianco”. Sul futuro Rotondi apre ad una nuova visione e indica a Berlusconi una nuova eccezionale via, un passaggio utile al Paese.

“Oggi però devi guardarTi intorno: la vettura sostitutiva, Forza Italia, era tarata sulla Tua leadership, ha retto fin quando ci è stata in campo la Tua candidatura a premier”, osserva con realismo Rotondi, “Dopo, no. Sì, i sondaggi segnalano una ripresa di Forza Italia, ma parliamo di decimali. Noi siamo quelli che cominciavano a contare dal venti per cento fino al quaranta del partito unico del centrodestra, che Tu battezzasti Pdl”, sottolinea ancora il deputato di Forza Italia, “Ora Ti vedo intento a dirimere liti e ambizioni del nostro piccolo condominio, ma nessun miracolo potrà fare felici 170 eletti destinati a diventare 40,e milioni di elettori abituati ai bagliori del Tuo cimento, e costretti invece a seguire le beghe di un qualsiasi partitello di quello che definivi ‘il teatrino della politica’.

GuardaTi intorno, Silvio”, suggerisce Rotondi” : del declino di Forza Italia non si giovano forze e idee nuove. Stanno tornando i partiti di prima, uguali uguali a quelli del 1993, prima della Tua discesa in campo. Da una parte ci sono la Lega e la Destra, dall’altra il PDS nella versione politica del Pd e giustizialista dei Cinquestelle.
Non possiamo contrastare il ritorno delle due destre e del PDS. Ci sono perché c’erano e ci saranno sempre una destra e una sinistra.

Possiamo solo far tornare la voce che manca all’appello: i popolari. Nel 1994 il Ppi ebbe ancora il quindici per cento dei consensi. Avemmo ragione noi a ritenere che la nostra residua presenza dovesse saldarsi con la Tua nuova e più fresca avventura.

Oggi non c’è più il Ppi. E nemmeno Forza Italia sta tanto bene. Ma è da quel patto che dobbiamo ripartire”, sollecita ancora Gianfranco Rotondi, “e Tu sei quello che ha più interesse ed urgenza a realizzare questa scelta. La devi fare prima dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, completando il Tuo disegno storico. Pensa alla forza di un Berlusconi che si accomodi con una nuova generazione di popolari a spiegare perché un giorno a 58 anni fu costretto a prendere il testimone di quella bandiera, e perché oggi è felice di riconsegnarla a una nuova leva. Il Partito Popolare può divenire la forza trainante e non circondabile del nostro sistema politico, il nuovo ‘partito italiano’, come Giovagnoli definiva la Dc”, osserva con alcune Rotondi che con l’idea del “Partito Italiano”, lancia un formidabile ipotesi a Berlusconi, “Il Ppi dovrebbe parlare alla classe dirigente diffusa del Paese, faccio nomi a caso, e solo per esempio: ex premier come Te, Giuseppe Conte, Lamberto Dini, Ciriaco De Mita, Romano Prodi; imprenditori come Cairo, Garofalo, Brugnaro; giovani talenti come Jacopo Mele, Chiara Schettino; e poi amministratori, volontari, donne, giovani, anziani”. Infine Gianfranco Rotondi esprime un invito caloroso accompagnato da un filo di realismo politico, nel contempo tagliente e affettuoso, “Pensaci, caro Presidente. Nei giorni in cui tutti Ti hanno cercato per chiederTi qualcosa, io Ti offro questo consiglio. Da bravo democristiano, non busso alla Tua porta per uno spicchio degli avanzi, ma per prenotare e condividere con Te il successo di una nuova, meravigliosa avventura”.

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