martedì, 18 Maggio, 2021
Politica

Le conversioni di Matteo

Le improvvise conversioni, soprattutto in politica, sono sempre sospette. In genere si pensa che siano dovute a scelte di comodo o a stato di necessità. Ma è sempre così?

Quella del leader della Lega è a suo modo molto originale e stupisce per la sua rapidità e vastità. Di Salvini abbiamo negli ultimi anni avuto un’immagine opposta a quella che da una settimana in qua ci viene proposta.

E questo vale sia per i contenuti che per la forma.

Sui contenuti è sotto gli occhi di tutti il brusco passaggio da una posizione anti-euro e fortemente ostile all’Europa ad un ritrovato europeismo culminato sia nel via libera al supercampione dell’euro Mario Draghi e sia nel voto favorevole leghista Parlamento europeo sul regolamento del Recovery Fund. Che dire? Ottimo cambiamento di idee. Meglio tardi che mai.

Salvini non si è fermato qui. Ha ripreso uno dei suoi cavalli di battaglia, il contrasto all’ immigrazione clandestina, e gli ha cambiato armatura: non più porti chiusi, e Ong trattate come amici degli scafisti ma l’invocazione di una soluzione europea, perché l’immigrazione , secondo il Matteo rinnovato non è un problema dell’Italia ma dell’Unione. E ben venga anche questa correzione di rotta.

Poi Salvini ha fatto un’altra solenne dichiarazione: guardiamo all’Occidente non a regimi non democratici D’un tratto addio alle simpatie verso Orban e Putin. Qui il passaggio è più complicato perché il rapporto di collaborazione tra la Lega e Russia Unita, il partito di Putin, non pare sia stato annullato e la Lega continua a restare al Parlamento europeo insieme all’estrema destra di le Pen e dei tedeschi Afd . Aspettiamo il completamento della svolta “liberale”.

Per ora i contenuti su cui Salvini ha cambiato idea sono molto importanti e basterebbero quelli a dare un forte rilievo alla presenza della Lega nella maggioranza di emergenza che voterà per Draghi oggi e domani.

Ma Salvini è andato oltre e ha cominciato a lavorare anche sullo stile dei suoi messaggi. I toni bellicosi del Papeete sono ormai un ricordo del passato. Salvini ha incontrato l’acerrimo avversario Zingaretti per parlare di problemi sociali (non si sa se abbiano sorseggiato il famoso caffè che il Pd non avrebbe mai voluto prendere insieme al Capitano leghista). A Radio Capital ha dichiarato che è ora di riporre l’ascia di guerra e di lavorare insieme al Pd. Poi ha avuto parole di comprensione verso le difficili decisioni del ministro Speranza e perfino una carezza ad Arcuri, finora bersaglio principale delle invettive sulla pandemia: “aiutiamolo sui vaccini”.

Cosa si può chiedere di più ad un leader politico che finora aveva vestito i panni del guerriero disposto a tutto per difendere le sue battaglie?

A noi, sinceramente, fa piacere che Salvini abbia mutato contenuti e stile. E ci auguriamo che questa improvvisa fase di moderazione persista a lungo e si stabilizzi nel tempo. Una Lega estremista può servire a guadagnare occasionalmente voti, ma che poi finiscono in frigorifero perché non possono tradursi in coerenti scelte di governo. L’elettorato del Nord e una parte del gruppo dirigente hanno fatto capire a Salvini che era ora di smettere e che l’inevitabile sostegno a Draghi era il momento buono per esibire il cambiamento.

Fa onore a Salvini averlo capito e gli farà più onore non provare a ricambiare idea al primo stormir di fronde e ricadere negli errori del passato.

Una cosa è certa: il leader politico che si sta dando da fare più degli altri per conquistare visibilità e “stupire” con effetti speciali in questa nuova fase politica non è Renzi, che si è intitolato il merito di aver costretto la politica ad accettare Draghi, ma Salvini. Un novello Caravaggio ridisegnerebbe il Matteo intento a contare non i soldi ma i voti mentre viene illuminato da un raggio di luce intensa che squarcia le ombre.

Fu vera conversione? Ai tweet l’ardua sentenza.

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