lunedì, 18 20 Novembre19
Politica

Ideologie e idealità

Una sensazione che si percepisce, visitando la Berlino post-caduta-del-muro, è che quella ferita che ha dilaniato l’attuale Capitale tedesca per un quarto di secolo, sia ancora tangibile nella percezione degli abitanti e dei turisti.

I termini “Berlino est” e “Berlino ovest” sono presenti nel comune dialogare, nonostante l’amalgama di ideologie e idealità. Paradossalmente nell’area precedentemente controllata dal blocco comunista oggi pare prevalgano i sentimenti più destrorsi. La fine della Guerra Fredda, oltre a spazzare via settant’anni di rivoluzione comunista ed a aprire le porte al capitalismo globalizzato, ha lentamente affievolito la presenza della formula politica centrista – indispensabile, nel Vecchio Continente, a frenare le spinte espansioniste del socialismo sovietico – finendo per alimentare i conati di estremismo, creduti sepolti dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale.

Oggi, nel mondo, si affacciano personaggi dal sapore ambiguo e con altrettante ambigue ambizioni. Dal fenomeno Trump negli Stati Uniti, alla granitica leadership di Putin in Russia; dallo spregiudicato Boris Johnson nel Regno Unito, al dirompente Salvini in Italia. Fermenti dal nostalgico retaggio che potrebbero mettere in discussione l’architrave democratico mondiale.

Ripartire dall’esperienza democristiana, vuol dire riscoprire un filone storico troppo velocemente scomparso dall’orizzonte della maggior parte del mondo intellettuale contemporaneo. Un filone che, a differenza delle fallimentari “Terze Vie” di Tony Blair e Massimo D’Alema, rimetta al centro la totalità e l’integrità della persona, guardando ad una economia solidale, isolando i rigurgiti dell’estremismo più becero.

Le passate esperienze di convergenza tra il centrismo democristiano ed il progressismo democratico rappresentato dai liberali, repubblicani, socialisti e socialdemocratici, possono essere ripercorse oggi divenendo una piattaforma sulla quale si possano confrontare i valori spirituali oltre a quelli di mercato e dove il bene comune e la sussidiarietà possano essere sinonimo di felicità sia individuale che collettiva, divenendo elementi costitutivi per una maggiore ricchezza nell’equità.

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