sabato, 24 Agosto 2019
Politica

“Balneare”, governi di lotte e di potere

“Balneare”. Ecco l’aggettivo qualificativo che imperversa nelle marine ferragostane, nelle afose inquietudini della politica romana, nelle redazioni di Tv, giornali, siti web fino ai capannelli improvvisati in piazze assolate; sulla bocca degli italiani in vacanza e su quella dei parlamentari colpiti nella estate già bollente dai venti torridi della crisi di governo, quindi crisi di poltrone, di futuro.

La sfiducia precipitosa e la irosa cacciata balneare, del premier Giuseppe Conte, per mano del leader “capitano” leghista Matteo Salvini. Lui che lasciate in soffitta polente e ampolle sorgive del Po, di bermuda si è cinto, su lidi danzanti e palchi comizianti, è oggettivamente s’è mostrato convinto il più balneare di tutti. Aveva previsto tutto. Così l’aggettivo qualificativo “balneare” è tornato – come suggeriscono le riviste di moda patinate – essere “Cool”, ossia elegante modello di vita e di politica.

Come d’altronde i suoi sinonimi che alludono alla brevità e incertezza di una illusione: marino, estivo, temporaneo, provvisorio. O per dirla al genio di Flaiano, con il paradosso bizantino: “In Italia nulla è più duraturo del provvisorio”. La Repubblica Italiana, di botto, nello spazio di una notte in riva al mare del comizio di Salvini – commosso sì ma solo per la sua prole, attenzione non per le loro madri – è passata dal Giallo-Verde, fastoso “Programma”, al già dimenticato “Governo del cambiamento”.

E ora? “Che fare?”: l’astuto monito leninista dei “due passi avanti e uno indietro”, o c’è di meglio tra le nostrane tradizioni politiche, – escludendo per ora il voto – così eccole le formule di Governo: “ di scopo”, di “programma”, di “garanzia”, di ”responsabilità”, di “traghettamento”, del “Presidente”, di “solidarietà, dei “Tecnici”, Ma se nascerà “l’asse anti voto”, c’è da scommetterci, il vero governo “Cool” 2019, sarà quello “balneare” magari con un po’ burocratese di sinistra, di “Garanzia elettorale”. Che l’estate porta scompiglio e quel tocco di shaker alla politica italiana è cosa nota, almeno alle generazioni over sessanta.

Sono quelle vaccinate alla politica, quando la Dc contava e s’imponeva, pur di evitare un vuoto di potere s’affannava a governare per poche settimane – ma poi per anni – pur di ritrovare la retta via delle ampie intese. Il battesimo del primo governo Balneare avvenne nel 1963 – era estate – quanto il
Presidente della Repubblica Antonio Segni – dopo le politiche dell’aprile di quell’anno – affidò l’incarico a formare il governo al leader Dc, Aldo Moro: c’era in ballo l’accordo con il Psi del mitico coriaceo, Pietro Nenni.

Una mossa innovativa, azzardata con quella idea fissa di Moro di aprire la Dc e il governo al partito socialista, (somiglianze alle ipotesi inciucistiche evocate oggi tra M5S e Pd ? Chissà), la formula ritenuta esplosiva, subito liquidata dai dirigenti Psi tanto che il pazientissimo tessitore di formule, Aldo Moro non poté far altro che passare la mano. Sotto il Solleone, Moro rimise il mandato.

A rendersi disponibile il presidente della Camera, il democristiano avvocato partenopeo, Antonio Leone, che riuscì a mettere assieme il monocolore Dc “di transizione” che durò due mesi, giusto il tempo per approvare i conti dello Stato. Altro governo “Balneare” fu allestito sei anni dopo, e qui siamo nel 1969. A conti fatti 50 anni fa, sempre in estate (quando la storia si ripete), era il 5 agosto, il leader Veneto Dc, Mariano Rumor giurò nelle mani del capo dello Stato, Giuseppe Saragat.

Rumor diede vita al secondo governo “Balneare” che durò due anni. Ad agosto del 1976 un nuovo governo ferragostano, quello della “non sfiducia”, il terzo esecutivo Andreotti, anche questo monocolore, con solo esponenti Dc, che grazie a un accordi con il Pci del segretario Enrico Berlinguer sulla “non sfiducia”, ottenne il via libera. Era il 6 agosto 1976. Cadde in pieno inverno di due anni dopo, il 26 gennaio 1978.

Tre mesi di trattative e arrivò di nuovo Giulio Andreotti IV, era il 13 marzo 1978. La formula del governo di: “Solidarietà nazionale”, aperto all’ingresso dei Comunisti, nella stanza dei bottoni. Il governo nacque il 13 marzo 1978, lo stesso giorno del rapimento del presidente Dc, Aldo Moro. Ma questa è un’altra storia.

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