lunedì, 23 Settembre 2019
Europa

Primi passi per accordo Ue

Il 29 giugno ultimo scorso, dopo lunghi negoziati, l’UE ha trovato, in linea di principio, nuovi elementi su come affrontare la sfida dell’immigrazione.

Pur non essendo noti i dettagli attuativi, si evidenzia l’importanza di tale accordo vista evidenzia l’urgenza del problema che investe aspetti politici e sociali l’importanza.

L’oggetto di tale accordo mira a stabilire centri di screening al di fuori di paesi come l’Italia, la Spagna e la Grecia che attualmente gestiscono la maggior parte degli arrivi.

L’immigrazione e la gestione del collocamento dei rifugiati rappresentano, forse più di ogni altra questione, un grave problema che sta dividendo l’Unione Europea. come è emerso dal recente vertice dell’Unione Europea la questione dell’immigrazione continua ad essere la più urgente per l’UE sia a breve che a lungo termine.

La questione dei rifugiati, che ha avuto un picco nel 2015-2016, è una delle cause principali della tensione fra gli Stati membri dell’UE.

Sebbene vi sia una diminuzione degli sbarchi a tutt’oggi i cittadini dell’Unione Europea sono molto preoccupati riguardo la gestione dell’accoglienza dell’enorme numero di rifugiati che sono già arrivati sulle coste della Grecia e dell’Italia durante il picco della crisi. Come già evidenziato in un articolo del New York Times del 27 giugno 2018, i Paesi dell’UE “stanno ancora lottando per assorbire circa 1,8 milioni di arrivi via mare dal 2014.” Tuttavia, dal 2015-2016, i numeri complessivi sono crollati.

La questione dell’immigrazione è politicamente esplosiva in quanto investe aspetti, non solo sociali e culturali ma anche e, soprattutto, economici. Il Primo Ministro ungherese Viktor Orban ha avuto un enorme successo nella demonizzazione dell’immigrazione e ha affermato che l’UE e l’Ungheria “non sono riuscite a difenderci dall’invasione degli immigrati”. Il termine “invasione” è un termine incautamente usato dai leader populisti che preferiscono non considerare le cause che scatenano tale fenomeno.

È stato determinante l’intervento dell’Italia a bloccare la discussione di ogni altra questione sui tavoli dell’Unione Europea per dare la precedenza assoluta al problema dell’immigrazione. Grazie a tale intervento anche il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha deciso di lavorare con un governo di coalizione anti immigrazione sempre più assertivo che ha portato all’accordo del 29 giugno ultimo scorso. L’accordo in linea di principio afferma che occorre istituire centri di screening sia all’interno dell’Europa, per alleviare lo stress di paesi come l’Italia e la Grecia che hanno portato il peso degli arrivi marittimi, sia al di fuori dell’Europa, nel tentativo di prevenire il pericoloso viaggio a un gran numero di persone.

Tuttavia, l’accordo non fornisce i dettagli su quali paesi accetteranno di ospitare e gestire i centri di screening sia all’interno che all’esterno dell’Unione Europea.

Inoltre nell’accordo viene menzionato un rafforzamento delle frontiere interne includendo tutte le misure legislative e amministrative necessarie a contrastare i trasporti degli immigrati. Tuttavia il concetto di viaggio essenzialmente senza confini all’interno dell’UE è un segno distintivo e un aspetto fondamentale del blocco, e quindi non è chiaro quali decisioni intraprenderanno i singoli paesi per risolvere le rispettive preoccupazioni interne pur aderendo all’area di viaggio libero di Schengen.

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