martedì, 18 Maggio, 2021
Politica

Verso il nuovo anno fra ombre e luci

È appena trascorso un anno da dimenticare, che ha avuto comunque il merito di rammentarci la fragilità della condizione umana, e siamo all’inizio di uno nuovo, che si auspica possa strapparci dall’incubo delle paure e della solitudine.

Nell’attesa di una svolta reale e diffusa, viviamo in una specie di tempo sospeso, in una latitudine nebbiosa dove diventa arduo immaginare come e con quali scelte potremo impedire che le istituzioni, l’economia e società possano reggere all’impatto del nuovo carico di sofferenze e di disperazione che deriverà dall’esaurimento delle misure assistenziali messe in campo tra ritardi, omissioni e difficoltà nelle fasi più acute della pandemia.

Certo ci sono all’orizzonte gli interventi straordinari previsti dall’Unione Europea, fra i quali andrebbe compreso anche il MES per il settore della sanità, ma anche su questi appuntamenti l’Italia sta segnando ritardi nella predisposizione di un piano strategico credibile e volto al futuro perché proprio le dimensione dell’intervento comunitario sono talmente significative da aver scatenato una competizione tra le forze politiche, specialmente quelle di maggioranza, per contare sia nella predisposizione del piano, sia sul suo monitoraggio e attuazione.

È altrettanto evidente che per corrispondere ai tempi e alle condizioni previsti dalle autorità comunitarie non si possa non prevedere un centro unico di promozione e di coordinamento delle progettualità e procedure straordinarie per la loro attuazione: sarebbe infatti utopico o demagogico che si possa procedere secondo le regole e i passaggi farraginosi che hanno inceppato finora la realizzazione di grandi opere.

Bisogna però decidere e in fretta, perché già a Bruxelles si colgono i primi segnali di impazienza e di irritazioni per dibattiti inconcludenti e il rischio che l’Italia ancora una volta si dimostri incapace di spendere risorse, come accade per quelle dei piani regionali di sviluppo, è molto alto.

Il tempo dei rinvii si fa oramai stretto e penalizzante, perfino incomprensibile quando si pensa di risolvere tutto con una bella crisi di governo.

La crisi sarebbe la risposta ad una situazione di marasma e di paralisi: si cerchi intanto di assicurare i vaccini, perfino quelli antinfluenzali dei quali molti non hanno potuto usufruire e dei quali non si parla più.

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