martedì, 30 Novembre, 2021
Il Cittadino

Un vaccino per la Costituzione

L’epidemia Covid-19 ha comportato in tutto il mondo una compressione dei diritti fondamentali, normalmente garantiti ai cittadini dalle democrazie laiche occidentali, fino ad arrivare in qualche caso alla loro sospensione: tollerabile, dal punto di vista del diritto, se limitata al tempo ristretto ed immediato di un’emergenza; inconcepibile costituzionalmente se per un periodo più lungo di alcuni giorni.

L’Italia è stata la prima democrazia che, di fronte alla pandemia, ha sospeso i diritti in maniera pesante, praticamente imponendo ai sessanta milioni dei suoi abitanti una misura che – mi dicono gli amici penalisti – coincide con gli arresti domiciliari con permesso di comunicazione. E, nell’anno che si sta per chiudere, è stata la democrazia che più di ogni altra ha limitato nel tempo nostri diritti fondamentali e irrinunciabili.

Ho dovuto rilevare – con un certo mio iniziale stupore – che le illiberali misure adottate sono state generalmente accettate, se non addirittura sollecitate, dalla maggior parte della popolazione. Poi ho ricordato antichi insegnamenti degli anni verdi, quando, cercando di capire le ragioni delle dittature, mi veniva spiegata l’umanissima aspirazione dell’individuo ad essere guidato, ad avere qualcuno di cui fidarsi che gli dicesse cosa fare. Soluzione certamente più comoda rispetto alla responsabilità personale di una scelta libera sul comportamento da seguire.

Mi sembra opportuno a questo punto tranquillizzare chi ha avuto la curiosità di seguirmi fin qua: non intendo qui sostenere l’illegittimità dei provvedimenti. Molti dubitano che il comportamento del Governo si sia mantenuto nei limiti della Costituzione. Ci sono varie denunce giudiziarie al riguardo, addirittura qualche sentenza; ma questa è una questione che ormai sarà risolta in seguito, nelle aule giudiziarie.

Mi sembra, però, che il fatto stesso che si possa dubitare della legittimità dell’azione del Governo, dei “pieni poteri” da questo sostanzialmente assunti, imponga che si stabiliscano regole precise per il futuro.

Perché, ad oggi, regole sull’emergenza non esistono: né sul chi possa dichiararla, né sui poteri che può assumere il potere esecutivo. La Costituzione prevede, infatti, non lo “stato d’emergenza”, ma – all’art. 78 – soltanto la dichiarazione dello “stato di guerra”: riservata alle Camere, le quali stabiliscono anche i limiti dei poteri del Governo.

La questione che intendo proporre riguarda, quindi, il futuro e prende le mosse dalla sostanziale accettazione popolare delle misure restrittive adottate dal Governo, spesso con strumenti oggettivamente inadeguati (atti amministrativi e non leggi), volendo evitare  che la consapevolezza di una passiva accettazione popolare suggerisca avventure.

È avvenuto ed avviene (non occorre evocare tragedie del secolo scorso, quali il fascismo ed il nazismo) che vi possa essere una progressiva trasformazione “non violenta” (senza, insomma, una “rivoluzione d’ottobre” o senza “colonnelli”) di una democrazia in una dittatura più o meno dichiarata.

La costante comune mi sembra possa cogliersi nel determinare un forte consenso su un tema e mettere culturalmente alla berlina chi dissente (negazionista?). Quindi dichiarare un’«emergenza» e, profittando della paura che ne consegue, invocare dapprima leggi speciali; subito dopo  assumere “pieni poteri”.

Sotto gli occhi di tutti sono esempi in vari governi dei nostri giorni. Non soltanto in quelli di Paesi di radici diverse – quali la Turchia di Erdoğan o l’Egitto – ma anche di Stati partecipi all’Unione Europea o di repubbliche ex Unione Sovietica. Finanche in Italia si sono invocati “pieni poteri” per la pretesa “emergenza emigranti”: puntando sulla paura di molti di essere invasi; così come le regole Covid hanno trovato vasto consenso nella paura del contagio.

L’antidoto è un vaccino preventivo: regole chiare e semplici su chi possa dichiarare lo “stato d’emergenza”, cosa questo comporta, quale sia la sua durata massima, quali diritti possano essere compressi e per quanto.

Perché l’emergenza è costituita dagli immediati eccezionali provvedimenti dei primi momenti. Se dura di più si trasforma in routine e non giustifica più niente: sono ormai trantran le centinaia di provvedimenti legislativi e amministrativi succedutesi nel 2020.

Ma occorre anche stabilire un potere di intervento diretto e preventivo della Corte Costituzionale ogni qual volta lo Stato di “emergenza” dovesse comportare la “sospensione” di diritti fondamentali.

Un rimedio preventivo perché i poteri non siano mai “pieni”, ma siano sempre bilanciati e controllabili da “cittadini” ossequiosi delle istituzioni, ma mai succubi dell’autorità.

Perché, come insegnava Calamandrei, la libertà e la democrazia sono come l’aria: ci accorgiamo che esiste solo quando stiamo per soffocare perché è venuta meno.

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