venerdì, 25 Giugno, 2021
Politica

Merkel: Governo del fare. Conte: Governo del comunicare

“Non è accettabile assistere a un numero così elevato di morti causati dalla pandemia”. A parlare è una Angela Merkel insolita, con la voce rotta dall’emozione. È così che domenica scorsa la cancelliera ha deciso un nuovo lock-down per la Germania. Il primo ministro Conte, invece, non ha mai definito “inaccettabili”, nei tanti discorsi ufficiali, le troppe morti italiane.

Ricordo che in tempi non sospetti Conte aveva anche promesso “un anno bellissimo”, così purtroppo non è stato. Certo, la pandemia ha colpito tutto il mondo, ma, mentre in altri Paesi sono stati allestiti in silenzio centri per la vaccinazione distribuiti sul territorio e pronti ad operare, la struttura commissariale del governo Italiano, guidata da Arcuri, ha ritenuto più urgente impegnarsi in una campagna di comunicazione legata al simbolo di un fiore per enfatizzare l’arrivo di un vaccino che in Italia ancora non c’è. A onor del vero va detto che si è parlato della “primula” in occasione della presentazione delle strutture dei padiglioni dei centri vaccinali, ma ci si potrebbe domandare quanto tempo e quanti soldi siano stati impegnati in queste comunicazioni invece che concentrarsi sui fondi “non spesi” per nuovo personale medico e infermieristico.
In Germania si conoscono da settimane i nomi delle persone che saranno vaccinate per prime e sono state già approntate applicazioni web a supporto di quegli infermieri e di quei medici a disposizione di questa operazione gigantesca. Non ci risulta, invece, che in Italia siano state preparate analoghe liste e dell’assunzione di nuovo personale medico se ne discute da settembre. In aggiunta, si comincia a riflettere sul fatto che l’Italia ha per lo più prenotato vaccini che probabilmente arriveranno solo nella seconda metà del 2021, come quello di Astra Zeneca e di Sanofi, con un notevole ritardo rispetto a quelli di Pfizer e Moderna. In questo caso, non si può imputare la responsabilità del ritardo al governo, ma ciò non gli ha impedito, per uno spiccato senso estetico Italico, di scegliere un fiore come simbolo di qualcosa già destinato ad arrivare tardi!

Ma perché agli italiani occorrono simboli per fare ciò che in altri Paesi è normale? E perché occorre un fiore per convincerci a fare ciò che è dovuto? Il Governo italiano quando mostrerà un po’ di cultura e strategia invece di fiorellini e disegnini?

Dall’inizio della pandemia si sono succedute misure e contromisure contenute in DPCM quasi sempre anticipati da una pessima strategia di comunicazione. Le correzioni di rotta sono state all’ordine del giorno da parte di una leadership che, infatti, qualche volta ha onestamente riconosciuto di procedere a vista. Riconosciamo le difficoltà di gestire un momento come questo ma la comunicazione, volta a raggiungere consensi veloci, sembra più importante dell’attuazione di misure serie e pensate per il bene degli Italiani.
Ancora un paio di esempi.

I “test rapidi” sono stati annunciati come sempre a suon di fanfara qualche settimana fa e ora sembrano non essere in vendita sul mercato.

I famosi click-day, sventolati con orgoglio ogni volta che il governo ha promesso misure specifiche di supporto di cittadini ed imprese, hanno finito per rivelare inesorabilmente la inadeguatezza dei sistemi e delle strutture della pubblica amministrazione. Abbiamo assistito puntualmente a collassi informatici che hanno generato solo ira e malcontento. È legittimo chiedersi anche perché sia necessario un “click-day”, che genera competizione tra le persone, quando si parla di benefici che dovrebbero spettare a chiunque ne abbia i requisiti.

In tutto questo, i nostri leader politici e i tanti esperti, soprattutto virologi, non perdono occasione per apparire in TV. Ma quando lavorano? Il problema principale sembra imputabile ad una assoluta mancanza di strategie serie da parte di una classe politica che procede solo in base al consenso. E, quindi, la chiave di tutto diventa la comunicazione. Una comunicazione spesso pessima e sgrammaticata, che si concentra su qualsiasi cosa abbia riflessi sulla opinione pubblica e che è diventata più importante del fare e dell’eseguire correttamente le cose.

Ma facciamo un passo indietro. Cosa impariamo da tutte le aziende che funzionano? L’abc del management ci insegna che è fondamentale definire per prima cosa gli obiettivi della nostra attività (cosa si vuol fare) per poi sviluppare una strategia esecutiva (come lo si vuol fare). A questo punto nasce un serio progetto che va giustamente discusso tra tutti i partecipanti (in questo caso maggioranza e opposizione) e successivamente comunicato attraverso concetti chiari, semplici e realizzabili. E questo al fine di non far nascere aspettative che potrebbero essere disattese. Procedere in questo modo farebbe riconoscere alle forze politiche quella affidabilità che poi genera consensi. Credo che la maggioranza dei cittadini sarebbe disponibile ad accettare qualsiasi misura, anche la più scomoda, se questa credibilità e questa ragionevolezza fossero fatte entrare in campo. È esattamente questo che contraddistingue la autorevolezza di una signora Merkel rispetto a quella dell’ufficio stampa di palazzo Chigi.

Il problema sta nel bilanciamento tra decisioni, comunicazione ed esecuzione. La signora Merkel può anche aver sbagliato approccio per quanto riguarda le misure adottate in Germania negli ultimi due mesi, ma, una volta capito che la direzione era sbagliata, ha preso una contro-decisione veloce e chiara. Un atto di leadership. Si è appellata al buonsenso delle persone, mostrando empatia e partecipazione. In Italia, invece, le discussioni si protraggono all’infinito, generando non solo danni, ma anche un calo di autorevolezza da parte di chi governa ed una scontentezza che fa aumentare la distanza tra cittadini e politica.
I veri leader si informano, valutano e decidono. Gli altri, invece, comunicano in maniera spettacolare. Una classe dirigente competente conosce i dettagli, si fa consigliare e definisce le linee guida per l’esecuzione di ciò che viene deciso. Al contrario, gli italiani continuano ad esser guidati da un improbabile ufficio stampa, che ha più volte dato prova di non aver dimestichezza con le regole più elementari della comunicazione intelligente.

Food for thoughts. C’è materiale per una riflessione!

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