lunedì, 12 Aprile, 2021
Politica

Conte nomini Draghi alla guida del Piano di Ripresa

Di fronte alle sfide più ardue, chi ha buon senso schiera le energie migliori di cui dispone. La grande prova che sta di fronte all’Italia, ma anche all’Europa, dopo il controllo della pandemia, finora tardivo e inadeguato, riguarda la ripresa economica necessaria per evitare che alla crisi sanitaria si aggiunga una crisi sociale di proporzioni catastrofiche.

La prima domanda che vien da farsi riguarda ovviamente il Governo. Una maggioranza alternativa a quella giallo rossa non c’è. Un governissimo con tutti dentro è impossibile per le posizioni antieuropee e sovraniste e della Lega e di Fratelli d’Italia. Imbarcare Berlusconi nella maggioranza è controproducente, creerebbe più problemi di quanti si pensa ne possa risolvere. Quindi tocca all’attuale coalizione, con qualche rinforzo, che potrebbe venire da singoli parlamentari di Forza Italia e del Gruppo misto, governare.

Ma, si dirà, almeno si potrebbe migliorare la squadra di governo, con un innesto di alcuni ministri autorevoli scelti non solo tra i partiti ma anche tra personalità di spicco e di provata esperienza. Sarebbe sicuramente auspicabile, però, al momento non è praticabile. Il cosiddetto “rimpasto”, termine che sa di massaia che rimescola pasta e farina, pur essendo entrato nel linguaggio dei costituzionalisti conserva ancora una connotazione negativa, come se si trattasse di una finta nuova minestra. In realtà non è così: un rimpasto ben concepito può rilanciare il Governo. Ma se non è ben gestito esso può condurre ad una crisi: si sa come comincia e non si sa come finisce. Con i 5 Stelle profondamente spaccati rimettere mano ai ministri significherebbe scatenare una guerra intestina incontrollabile. E che dire poi delle richieste che verrebbero anche da Italia Viva e, sottovoce, da coloro che daranno una mano al governo per rafforzarsi, soprattutto al Senato? Da qui la scelta di Conte Quieta non movere. E allora non c’è proprio niente da fare?

Tutt’altro. Scavallata la legge di Bilancio che avrà un iter rapidissimo, Conte deve mettere nero su bianco i programmi con cui presentarsi in Europa e chiedere l’erogazione di 209 miliardi. Ci sono valenti Ministri che ci stanno lavorando, ma serve un salto di qualità. Zingaretti da tempo chiede, senza ottenerlo, un cambio di passo.

La soluzione c’è e ha un nome prestigioso: Mario Draghi.

Purtroppo gran parte dei giornali e dei commentatori politici hanno commesso l’errore di contrapporre Draghi a Conte e di immaginare che l’ex presidente della BCE dovesse prendere il posto dell’ex avvocato del popolo a Palazzo Chigi. In politica si devono fare i conti con la realtà e non ideare scenari che non sono realizzabili. Draghi non può e non deve essere l’anti-Conte: non penso proprio che sia nelle sue aspirazioni… Non ha certo bisogno di cercare visibilità, di andare a caccia di un ruolo di prestigio. Draghi non deve dimostrare niente, dopo lo straordinario successo conquistato come vero salvatore dell’euro e, con esso, dell’Europa. È l’Italia che ha bisogno di lui. Ne avrebbe bisogno anche l’Europa che dovrebbe assegnargli il ruolo di supercommissario alla gestione del New generation EU. Ma a Bruxelles prevalgono altre logiche e qualche gelosia franco-tedesca alzerebbe barricate.

Conte non ha nulla da temere da Draghi. Tutt’altro. Se gli affidasse il compito di guidare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) darebbe un segnale di grande lungimiranza e farebbe una scelta che troverebbe un plauso unanime. Chi potrebbe alzare un dito per dire che Draghi non è la persona giusta nel posto giusto al momento giusto? Solo qualche imbecille.

Il Presidente del Consiglio prenda il coraggio a due mani, voli alto, si sottragga alle beghe partitiche e si comporti da grande statista: deleghi alla personalità più prestigiosa che l’Italia ha sulla scena mondiale il compito di coordinare la ricostruzione del Paese. E faccia suggellare questa scelta da un voto solenne del Parlamento. Sarebbe una decisione di grande saggezza. Facile immaginare con quale credibilità e autorevolezza l’Italia si presenterebbe in Europa se fosse Draghi a discutere con la Commissione europea. Nessun ministro si dovrebbe sentire umiliato o scavalcato. Anzi. Tutti dovrebbero essere orgogliosi di lavorare con lui in uno sforzo corale straordinario che davvero potrebbe segnare una svolta storica per l’Italia.

Conte blinderebbe definitivamente il suo governo, l’antipolitica subirebbe una sconfitta e, una volta tanto, daremmo al mondo l’immagine di un’Italia che vuol tornare ad essere grande.

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