mercoledì, 2 Dicembre, 2020
Politica

La comunicazione nella seconda ondata: errori da evitare

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L’Italia non si è adeguatamente preparata alla seconda ondata della pandemia. E, come abitudine, in fretta e furia, in questi giorni cercherà di realizzare quello che in tre mesi non è stato fatto. Siamo alle solite. Solo sotto la pressione dell’emergenza ci svegliamo e ci diamo da fare. 

Gli errori commessi durante la prima fase, e pagati a duro prezzo, non dovrebbero però ripetersi. E questo dovrebbe valere anche nell’importante settore della comunicazione, sia quella del Governo e della politica in generale sia quella gestita da giornalisti e conduttori di talk show, sia quella di esperti e cultori della materia.

Dal Governo ci aspettiamo che eviti l’eccesso di comunicazione e non ricorra a continue conferenze stampa per giunta via Facebook. L’overdose di comunicazione crea aspettative di novità che, se deluse, minano la credibilità di comunica.

Il Presidente Conte a Marzo e Aprile è riuscito ad evitare toni ansiogeni che, uniti alle immagini di bare trasportate da camion militari, avrebbero potuto scatenare un senso di diffusa e pericolosa prostrazione. La seconda ondata si annuncia lunga e richiederà molta pazienza e sacrifici prolungati nel tempo anche se non si ricorrerà al lockdown generalizzato. 

Conte deve comunicare solo certezze non ipotesi, né conflitti. Evitare anticipazioni, fughe di notizie che poi vengono smentite è nei poteri del Presidente del Consiglio. In questi frangenti la gente guarda con fiducia a chi guida il Governo spogliandosi anche delle proprie preferenze, simpatie o antipatie politiche e si aspetta autorevolezza e affidabilità: una parola detta deve essere univoca. Per questo la popolarità di Conte a maggio era quasi al 70%. 

Il Presidente del Consiglio deve rappresentare l’àncora che dà sicurezze ai cittadini, non una parte che si contrappone ad un’altra né una figura onnipresente. Anche nella scelta degli orari delle conferenze stampa occorre una certa oculatezza. Farle durante il “prime time” obbliga, di fatto, le tv a collegarsi in contemporanea e genera quindi l’effetto delle cosiddette “reti unificate”, che ovviamente il Governo non ha chiesto alla Rai né tanto meno imposto alle emittenti private. Parlare all’ora di cena, o subito dopo, ha un forte impatto anche emotivo, entra nel cuore della vita familiare e andrebbe riservato solo a circostanze eccezionali o quando l’urgenza di annunciare misure non offre alternative temporali diverse.

Le forze politiche hanno compiti diversi da quelli del Governo ma in queste fasi delicate della vita nazionale devono anteporre il senso di responsabilità a qualsiasi miope e irresponsabile calcolo di convenienza. Toni esasperati, come quelli usati a proposito di presunti attacchi alla libertà e alla democrazia che il Governo avrebbe perpetrato in primavera, aumentano confusione e disorientamento proprio quando i cittadini hanno bisogno di ridurre al minimo le tensioni e di avere l’idea che il Paese è unito e non si lacera in un momento di gravissima difficoltà

Stesso discorso dovrebbe valere per i rappresentanti delle Regioni. Sono loro in prima fila ad avere la responsabilità della gestione delle sanità locali. Non è opportuno metterli quotidianamente sul tavolo degli imputati per errori, inefficienze e scelte tardive o sbagliate ma è del pari sbagliato assistere allo scaricabarile di certi “Governatori” nei confronti del Governo. Discutano anche animatamente nelle sedi istituzionali ma evitino polemiche in pubblico: ci sarà tempo per litigare, ma ora bisogna comunicare la coralità tra Stato e Regioni.

E veniamo ai giornalisti e conduttori di talk show. Il sacrosanto lavoro di scavare e portare a galla notizie, malefatte e anche contraddizioni deve continuare senza tregua. Ma senza inseguire il clamore a tutti i costi anche quando lo scoop o la notizia non c’è ma solo la voglia o l’esigenza di fare spettacolo e alzare l’audience. I giornalisti non dovrebbero invitare ciarlatani a parlare di temi seri come quelli legati alla pandemia solo per il gusto di scatenare bagarre in studio. E’ importante scegliere con accuratezza gli esperti da invitare, dare loro la possibilità di esporre con chiarezza e completezza le loro opinioni senza interromperli nel bel mezzo di un ragionamento .

Molto delicato è il ruolo della comunicazione di scienziati, ricercatori, studiosi della materia: anche per loro vale il principio dell’etica della responsabilità. Ogni loro parola deve essere pesata e detta immaginando quale possa essere il modo in cui viene percepita dall’opinione pubblica. Di fronte ad un parlare confuso e palesemente strumentale dei politici la gente può anche sorvolare, ma quando parla un medico chi ascolta prende alla lettera quello che viene detto anche se l’esperto ha usato una metafora. E una parola sbagliata può avere effetti devastanti. Infine una considerazione generale. I dati che vengono quotidianamente forniti siano sempre accompagnati dalla spiegazione di uno statistico bravo divulgatore. Non si confrontino numeri e percentuali che si riferiscono contesti, fenomeni e tempi non paragonabili.

Insomma se la comunicazione della seconda ondata sarà migliore di quella usata nella prima, avremo qualche arma in più per guardare il virus in faccia con consapevolezza e senza confusione mentale.

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