lunedì, 30 Novembre, 2020
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Non di solo Stato vivrà il Mezzogiorno

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Tra i tanti effetti collaterali che questa pandemia ha provocato, ce n’è uno che ha sorpreso un po’ tutti: il volto positivo e solidale del nostro Sud. Una ricerca effettuata alla fine del luglio scorso dal centro Studi e Ricerche sul Mezzogiorno, del gruppo Intesa San Paolo, ha messo in luce nuovi scenari economici e sociali che si sono aperti con la pandemia. Nelle regioni del Sud, un ruolo di primo piano l’ha svolto l’economia sociale. Nei mesi scorsi tutta l’Europa e in particolare il suo versante meridionale, è stata colpita da quattro gravissime crisi: sanitaria, economica, finanziaria e sociale. In quello stesso periodo, lo Stato e le Regioni, presi alla sprovvista di fronte a una crisi di così vaste proporzioni, hanno dato segni di cedimento. L’Economia di mercato ha mostrato tutti i suoi limiti.

Solo il Terzo settore ha mantenuto la barra dritta. Le imprese, le aziende e le cooperative che rientrano in questo circuito dell’economia sociale hanno retto molto bene. Hanno mantenuto i loro livelli di produzione e occupazione. E soprattutto hanno mostrato un ottimo livello di flessibilità organizzativa che ha consentito, in quei mesi drammatici, di non licenziare nessuno e di far fronte alle mille necessità delle famiglie, delle scuole, degli ospedali e in genere delle fasce povere della società. Ma vediamo nel dettaglio le caratteristiche e i punti di forza del Terzo settore. In Europa, il Terzo settore rappresenta il 6,4% dell’occupazione, con 11,9 milioni di posti di lavoro. In Italia raggiunge traguardi ancora più importanti, perché vale circa ottanta miliardi di euro, ovvero il 5% del PIL. Nel circuito dell’economia sociale operano 1,14 milioni di lavoratori retribuiti e 5,5 milioni di volontari e soddisfa le necessità di oltre 1/3 della popolazione italiana. In Italia le istituzioni non profit sono oltre 350 mila, in crescita del+2,05% rispetto al 2016, e del +48,99% sul 2001. Nel Mezzogiorno la crescita si presenta più sostenuta (93,5 mila istituzioni, +3,1% rispetto al 2016), del Nord-Ovest (+2,4%) e del Centro (+2,3%).

I valori che il Terzo Settore può vantare vanno ben oltre la dimensione economica. La sua caratteristica, infatti, consiste non solo in ciò che fa, ma soprattutto in come lo fa. I beni e i servizi che eroga per la collettività, molto spesso non sono disponibili nella cosiddetta economia di mercato. Né lo Stato è in grado di assicurarli in emergenze sanitarie come quella che stiamo attraversando. L’economia sociale, privilegiando l’aspetto relazionale e non semplicemente il profitto, incoraggia la diffusione dei valori, viene incontro ai bisogni di quelle fasce della popolazione che rischiano di precipitare nella povertà. 

Nel panorama economico e sociale, il Terzo Settore ha una sua specificità. Si distingue, infatti, per la sua attitudine a rispondere ai nuovi bisogni, come quelli emersi durante la pandemia. Nel Mezzogiorno, lo dicono sondaggi e statistiche, si sono incrementati fenomeni di sussidiarietà e solidarietà. Privati cittadini, associazioni e cooperative, hanno “aiutato” le Istituzioni che non hanno retto l’impatto dell’emergenza sociale e sanitaria. Il mondo del volontariato non ha lasciato solo nessuno. La crisi da pandemia ha attivato efficaci interventi nel campo della solidarietà, del sostegno alimentare, dell’aiuto psicologico per chi ha perso non solo affetti ma reddito e lavoro. Non sempre il terzo settore è stato compreso e aiutato da chi di dovere. Ora è giunto il momento di ripensare al suo ruolo, di disegnarne un futuro più solido. La pandemia ci ha svelato una sacrosanta verità. Lo Stato, soprattutto durante le emergenze, siano esse naturali o sanitarie, non è in grado di fare tutto da solo. Anzi, in alcuni delicati contesti, farebbe meglio a cedere il passo ad altri “mondi vitali” . 

E la conferma si è avuta soprattutto nel Mezzogiorno. Qui, dove le reti sociali hanno tenuto, il virus ha fatto meno male. Al contrario, dove politica, scienza e burocrazia non hanno trovato sponde nei corpi sociali organizzati il sistema è andato in tilt.

Eccola qui la terza via tra Statalismo ed Economia di mercato. E’ l’Economia sociale, destinata a diventare sempre più ‘terza gamba’ dell’economia nazionale, con la pratica della sussidiarietà che diventa forza aggregante della comunità civile. Proprio nei giorni scorsi, la fonte più autorevole e ufficiale che abbiamo e cioè l’Istat ha certificato questo trend. Una tendenza evolutiva che interessa proprio l’economia sociale nel Mezzogiorno. “Il Terzo settore conquista il Sud”, così titolava l’Avvenire, alcuni giorni fa, riferendosi alle tante realtà meridionali che operano in settori delicati quali la Tutela dei Diritti, l’Assistenza sociale e la Protezione civile. 

Ora che la pandemia non sembra voler placare il suo potenziale distruttivo, il Terzo settore assume un ruolo fondamentale. I nostri padri costituenti, quando scrissero la Costituzione, sancirono, all’articolo 2 un principio sacrosanto, il principio della solidarietà. Grazie a questo principio, in Italia e soprattutto nel Mezzogiorno, si è potuta azionare questa potente leva dell’aiuto reciproco, dell’assistenza, del sostegno economico verso chi rischia di precipitare nella povertà e nell’indigenza. Al tempo stesso vanno sostenuti, con tutti i mezzi disponibili, chi combatte a viso aperto contro questo nemico subdolo che ci sta sconvolgendo la vita. E cioè i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari, i volontari della Protezione Civile e della Croce Rossa, i giovani impegnati nelle Onlus e nelle Associazioni di volontariato. Questa volta, nel Mezzogiorno, gli indicatori economici non sono serviti a granché. La ricchezza e il profitto sono passati in second’ordine. Si sono imposti, invece, quei “titoli umani” che nessuna Borsa Valori riuscirà mai a quotare. Parliamo dello spirito di abnegazione, della pratica della solidarietà, del sostegno e dell’aiuto umanitario. Non più indicatori ma Valori che contraddistinguono, da sempre, la civiltà e l’umanità di una Nazione.

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