martedì, 15 Giugno, 2021
Sanità

Sanità alle Regioni costa di più, funziona meno ed è ingiusta

Si tratta di un flop. La seconda ondata, prevista da mesi è arrivata e ha colto di sorpresa le Regioni, che hanno il potere di decidere, organizzare e gestire la tutela della salute sul loro territorio.

Terapie intensive programmate e non realizzate, strutture ospedaliere non potenziate, approvvigionamento dei vaccini influenzali inadeguato, caos nella pianificazione dei test e dei tracciamenti. Tutte materie che rientrano nei poteri delle Regioni le quali non possono scaricare sul Governo responsabilità che sono loro.

Lo ricordiamo, il diritto alla salute è “fondamentale” come scrive l’art. 32 della Costituzione, per l’individuo e la collettività.

Questo significa che deve essere garantito in maniera eguale su tutto il territorio nazionale e per tutti i cittadini. Invece, la regionalizzazione della sanità da anni dimostra di andare contro la lettera e lo spirito della Costituzione. Esistono cittadini di serie A e di serie B e qualcuno anche di serie C, a seconda delle regioni in cui risiedono. Ma la Costituzione non fa distinzioni tra chi abita in Veneto e chi in Calabria.

Quindi, con tutta franchezza, si può dire che l’attuale sistema sanitario italiano è fuori dal dettato costituzionale. E quindi la modifica di questo sistema dovrebbe essere un’assoluta priorità della politica. Se una legge non produce gli effetti sperati va modificata.

La sanità rientra tra le materie di legislazione concorrente: lo Stato si limita a “determinare i principi fondamentali”, mentre la legislazione spetta alle Regioni. Si dovrebbe cambiare l’art.117 della Costituzione e riportare la competenza esclusiva allo Stato. E sarebbe la soluzione più drastica, ottimale. Anche perché si ridurrebbe la politicizzazione locale della sanità che è la causa principale dell’inefficienza, dello spreco e dell’ingiustizia dell’attuale sistema sanitario.

Ma se non si vuole percorrere questa strada, lo Stato avrebbe tutto il diritto, e anche il dovere, non solo di fissare principi molto più rigidi di quelli attuali ma anche di prevedere meccanismi sanzionatori severi se quei principi non vengono rispettati.

L’art. 120 della Costituzione prevede che il Governo possa sostituirsi a organi delle Regioni (anche di Città metropolitane, Province, Comuni) “quando lo richiedano (…) in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali” e quello alla salute è diritto fondamentale.

Dunque lo Stato non dovrebbe limitarsi a commissariare la sanità regionale solo quando ci sono squilibri finanziari. Dovrebbe togliere alla singola regione il potere di gestire la sanità se non vengono rispettati in dettaglio parametri che devono essere univoci per tutto il territorio nazionale e restituire questo potere solo dopo aver effettuato tutti gli interventi per riportare i livelli di assistenza agli standard nazionali, il che richiederebbe tempi lunghi durante i quali il bilancio della sanità regionale e la gestione di tutte le decisioni tornerebbero nelle mani del Governo.

Se questa procedura fosse oggi in vigore, il Governo avrebbe il diritto di togliere la gestione dell’emergenza Covid a gran parte delle Regioni e assicurare una gestione quasi unitaria della pandemia.

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