lunedì, 28 Settembre, 2020
Politica

Una politica migliore? Torni a scuola!!

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Molti auspicano un miglioramento della qualità della politica, anche alcuni di quelli che votano per personaggi che non sono adeguati al ruolo, ma quando poi si tratta di indicare la via migliore per ottenere questo risultato l’unica via che si sceglie è quella di salire sul carro di chi annuncia di essere il Bene contrapposto al Male e si autodefinisce duro, puro e unica voce del Popolo. Una pessima scelta.

Il populismo trova nella politica scadente il terreno fertile su cui mettere radici ma l’albero che fa crescere produce sempre frutti avvelenati, legittima nuove oligarchie e porta a decisioni che impoveriscono la comunità nazionale.

In un precedente articolo (La Discussione 10/9/20) abbiamo esaminato un aspetto indispensabile per migliorare la politica: il disinteresse personale, la passione civile e il senso dello Stato come uniche motivazioni e quindi una remunerazione economica che non costituisca un ascensore sociale per arrivisti e assetati di potere.

Un ‘altra importante pre-condizione per una politica di qualità è la consapevolezza storica, una certa competenza, la capacità di gestire problemi, la sensibilità nell’individuare ciò che è davvero interesse pubblico 

Ma come si fa ad apprenderle? Un tempo c’erano i partiti, ben organizzati, con strutture di elaborazione molto qualificate, perfino con scuole di partito che, forse esagerando nella fidelizzazione, comunque insegnavano la politica e la gestione della cosa pubblica.

Dalla fine della Prima Repubblica, scomparsi i grandi partiti tradizionali c’è il deserto. Perfino il Pci/Pds/Ds/Pd che era riuscito a sopravvivere alla tempesta perfetta che aveva spazzato via Dc, Psi, Pri, Pli e Psdi si è privato di questa sua funzione “formativa”. Forza Italia che aveva l’ambizione di costruire un partito moderno, con politici preparati, dotati di capacità manageriali e che aveva anche le risorse per istituire una vera scuola si è persa per strada.

Sicché un giovane che oggi abbia la passione politica non sa da dove cominciare per acquisire gli strumenti necessari per coltivarla. A scuola non gli hanno mai spiegato cosa è successo in Italia dal dopoguerra ad oggi. Quindi ha un deficit di memoria storica che non gli farà mai comprendere bene la genesi di tanti problemi.

Se poi questo giovane ha voglia di iniziare dalla gavetta, cioè facendo l’amministratore locale non sa dove poter imparare le tecniche di gestione di una istituzione pubblica, che si tratti di un paesino di 1.000 abitanti o di un municipio di una metropoli. L’unica cosa che è costretto a fare è mettersi al seguito di qualche politico navigato che, nella migliore delle ipotesi, gli insegnerà solo le tattiche e le tecniche di conquista e gestione del potere per il potere. Nulla di più.

E invece la politica avrebbe bisogno di vere scuole dove si insegna la storia, l’economia, il diritto e un’ampia serie di discipline con programmi mirati a fornire gli strumenti necessari per poter coltivare la passione politica ed evitare che essa finisca per appassire presto negli aridi giardini della spregiudicatezza.

In concreto cosa si può fare? C’è da augurarsi che nascano autorevoli scuole indipendenti di formazione politica, senza etichette di centro, destra e sinistra aperte a chi voglia partire col piede giusto nell’avventura di diventare servitore del bene comune. Speriamo. Ma intanto qualcosa potrebbe diventare obbligatoria da subito. Basterebbe introdurre una norma per cui tutti coloro che vogliono candidarsi a diventare amministratori locali debbano aver seguito dei corsi organizzati dalla scuola Superiore della Pubblica Amministrazione dove si insegni a gestire la cosa pubblica in maniera non astratta ma concreta. Si potrebbero stabilire dei livelli di formazione a secondo del tipo di amministrazione alla quale ci si vuole candidare: un conto è candidarsi per un piccolo comune un conto per una Regione. Quindi corsi differenziati e divieto di candidatura per chi non abbia superato le verifiche di apprendimento. Non è una panacea dei mali della politica ma almeno costituirebbe uno sbarramento nei confronti degli ignoranti, degli incapaci, degli arrivisti e di coloro che vedono la politica come un continuo chiacchiericcio per conquistare il consenso e mantenere il potere e non come un servizio vero ai cittadini basato sulla competenza e sulla dedizione al lavoro politico che è amministrazione e non solo comizio.

È troppo poco? A me non sembra. Ma certo saranno in tanti a commentare: è un’utopia, ci vuole ben altro. E allora tenetevi la politica e fatevi turlupinare dai populisti. Ma poi non vi lamentate.

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