domenica, 16 Maggio, 2021
Economia

L’Italia delle imprese innovative

“L’innovazione non è nemica del lavoro”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella a Bologna inaugurando il nuovo mega centro di raccolta di Poste italiane per l’Ecommerce.

Se l’innovazione d’impresa sarà il futuro, allora diamo uno sguardo in Italia a quante imprese innovative ci sono, chi le dirige, quanto fatturano e quanta occupazione riescono a creare.

Prima questione: le imprese innovative non riescono a fare utili subito perché hanno bisogno di conquistarsi un mercato nuovo, farsi largo e avere risorse tali da poter affrontare le condizioni sfavorevoli del mercato e della concorrenza. Malgrado questo aspetto “fisiologico” delle start up per il resto godono di buona salute, danno lavoro a 13 mila persone per lo più giovani e con tante donne nei Cda. Ogni impresa innovativa, inoltre, è un un concentrato di futuro, di impegno, di spirito di sacrificio e soprattutto pazienza.

A fornire un quadro dettagliato e aggiornato è il report nazionale delle Camere di Commercio, che nella comparazione 2017 e 2018 rileva un aumento di 499 unità (+5,9%) per un totale di 9.396 startup innovative iscritte al Registro delle imprese.

Anche il capitale sociale sottoscritto complessivamente dalle startup ha continuato a crescere negli ultimi tre mesi del 2018, raggiungendo quota 521,6 milioni di euro (+5% sul trimestre precedente), in media 55.523 euro a impresa. “Di grande interesse è la distribuzione per settori di attività, si rileva nel report delle Camere ci commercio, “il 71,7% delle startup innovative fornisce servizi alle imprese, in particolare, prevalgono le seguenti specializzazioni: produzione di software e consulenza informatica, 32,9%; attività di R&S, 13%; attività dei servizi d’informazione, 9,2%. Il 18,8% opera nel manifatturiero su tutti: fabbricazione di macchinari, 3,4%; fabbricazione di computer e prodotti elettronici e ottici, 3,1%; fabbricazione di apparecchiature elettriche, 1,8%; mentre il 4% opera nel commercio”.

Le aziende innovative si fanno largo anche nel settore non facile servizi alle imprese, acquisendo una fetta di mercato significativa. È una startup innovativa il 7,6% di tutte le nuove società che operano nel comparto dei servizi alle imprese; per il manifatturiero, la percentuale è del 4,7%.

In alcuni settori, dove sono richiesti aggiornamenti costanti, ricerca e sviluppo di nuovi prodotti la presenza di imprese innovative è particolarmente elevata: è una startup innovativa il 33,3% delle nuove aziende con codice C 26 (fabbricazione di computer), il 32,9% di quelle con codice J 62 (produzione di software) e addirittura il 66,1% di quelle con codice M 72 (ricerca e sviluppo). Notizie confortanti sul fronte occupazionale, in particolare per le donne, con un incremento delle quote rosa a livello di dirigenza e azionariato.

“Guardando alla composizione delle compagini sociali”, prosegue il documento delle Camere di commercio, “le startup innovative con una prevalenza femminile – ossia, in cui le quote di possesso e le cariche amministrative sono detenute in maggioranza da donne – sono 1.278, il 13,6% del totale, incidenza nettamente inferiore rispetto al 22,4% riscontrato se si prende in esame l’universo delle neo-società di capitali”.

Le startup innovative in cui almeno una donna è presente nella compagine sociale sono 4.049, il 43,1% del totale: quota anch’essa inferiore, seppur in minor misura, a quella fatta registrare dalle altre nuove società di capitali dove di supera il 47%. Un aspetto importante sono le difficoltà nell’ottenere subito utili, e quindi remunerare gli azionisti. Nella realtà le start up fanno fatica nei primi anni ad avere risultati operativi, ma per gli analisti è una situazione normale, insita nel modello di impresa, che deve avere tempo per sviluppare prodotti e imporli sul mercato.

“Come fisiologico”, osservano gli analisti, “per imprese a elevato contenuto tecnologico, che hanno tempi più lunghi di accesso al mercato, l’incidenza delle società in perdita risulta sensibilmente più elevata rispetto a quella rilevabile tra le società non innovative, comunque pari al 34,3%”.

In altri versi, per ogni euro di produzione le startup innovative generano in media 22 centesimi di valore aggiunto, un dato inferiore rispetto a quello delle altre società che si attesta sui 26 centesimi. Ma non è da leggere come un fenomeno negativo, nel senso che le imprese innovative sono in costante crescita.

“Ancora una volta, limitandosi alle imprese in utile”, segnalano
le Camere di commercio, “le startup generano per contro più valore aggiunto sul valore totale della produzione rispetto alle società di capitali: 35 centesimi contro 28”. Una differenza che fa comprendere come il futuro delle imprese che hanno un maggiore carico di innovazione e ricerca sul prodotto, sia già ad una svolta positiva.

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