martedì, 4 Agosto, 2020
Politica

Italia Viva si smarca anche in Veneto: pressing Pd sui 5S che aprono spiragli

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Continua l’azione di smarcamento di Italia Viva dal resto della maggioranza. Non dal governo, che per il momento non sembra subire eccessivi contraccolpi al di là delle polemiche quotidiane fra Pd ed M5S, ma in vista delle prossime elezioni regionali di settembre.

Dopo aver rotto con gli alleati in Puglia, decidendo di non sostenere la riconferma di Michele Emiliano e schierando in campo Ivan Scalfarotto, Matteo Renzi ha deciso di correre da solo anche in Veneto. Qui infatti scenderà in campo la senatrice Daniela Sbrollini che andrà a sfidare, oltre al governatore uscente della Lega Luca Zaia anche e soprattutto il candidato del Pd e vicesindaco di Padova Arturo Lorenzoni.

Va detto che in Veneto la decisione di Italia Viva non cambia nulla, visto che tutti i sondaggi danno in nettissimo vantaggio Luca Zaia, ma la decisione di Renzi ha comunque un forte valore politico. E’ la prova che i renziani intendono smarcarsi sempre di più da un’alleanza che tengono in piedi a livello istituzionale e di governo, ma che non intendono mantenere a livello politico per il futuro. Renzi del resto lo ha sempre detto chiaramente di non avere nessuna intenzione di restare ingabbiato in una coalizione di centrosinistra con il Pd e i 5 Stelle e di lavorare ad un progetto alternativo, una nuova casa dei moderati, un contenutore centrista alla Macron.

Il vero scontro però si è registrato in Puglia dove i sondaggi vedono Michele Emiliano in forte difficoltà nei confronti di un centrodestra unito a sostegno di Raffaele Fitto. Non potendo recuperare i renziani, Emiliano in queste ore è tornato a lanciare un appello al Movimento 5 Stelle affinché rompa gli indugi e faccia fronte comune con lui.

In un’intervista a Repubblica il governatore pugliese si è rivolto ai pentastellati con queste parole: “L’invito di Conte, che ci chiede di mettere da parte le antiche divergenze, non può restare lettera morta. Il centrosinistra – spiega – potrebbe vincere lo stesso le elezioni e i grillini avere un loro discreto risultato. Ma in ballo c’è un progetto politico che è quello di allearsi nella regione del presidente del Consiglio, dove – aggiungo – c’è un Pd molto innovativo e direi ‘sovversivò rispetto al Nazareno. Quindi questo è il terreno di coltura giusto per un accordo alle regionali”. Poi, aggiunge: “Ci sono due mesi per trovare un accordo con i 5Stelle. Non mi rassegno a un ipotetico tempo scaduto. Se ci confrontiamo sui contenuti, il tempo c’è. La mia coalizione è aperta ai 5Stelle prima e dopo le elezioni”.

Ma anche dal Pd è arrivato un invito al M5S a mettere da parte le divergenze di vedute e a collaborare insieme. Il ministro Francesco Boccia ha spiegato: “L’alleanza tra Pd e M5s non è nata come una cosa speculare rispetto a quella gialloverde, ma come alleanza sociale alternativa agli pseudonazionalisti che stavano portando l’Italia fuori dal perimetro europeo. E questa alleanza, che sta costruendo in Europa uno schema nuovo, ha bisogno di costruire un orizzonte nel Paese. Ai 5 Stelle chiediamo il coraggio di tagliarsi i ponti alle spalle e di camminare insieme”.

Dai 5Stelle però è arrivato un segnale di disponibilità soltanto in Liguria, ma non nelle altre regioni,dove la base del Movimento non vede con favore l’alleanza col Pd.  Ma non è detta l’ultima parola anche perché nel campo pentastellato c’è chi, come il sottosegretario Carlo Sibilia, non chiude del tutto le porte e dice che sarebbe un errore rifiutare un confronto.

Per il momento ad un centrodestra unito a tutti i livelli, fa da contraltare un centrosinistra spezzettato che rischia di portare a casa soltanto la vittoria in Toscana. Nelle altre regioni la partita è in certi casi già persa, o comunque molto difficile da giocare. L’appello di Conte è forse l’ultima scialuppa di salvataggio ad un governo che, già lacerato da divergenze interne su questioni fomndamentali come il Mes e i decreti sicurezza, rischia di esplodere in autunno anche a causa di una possibile debacle elettorale che il Pd non potrà non addebitare agli alleati di governo. Le parole di Boccia lo lasciano chiaramente intendere suonando come una minaccia: “Noi e Leu cercheremo di vincere ovunque, ma se 5 Stelle e Italia viva lasciano il Pd da solo devono sapere che, dove non dovessimo farcela, avranno aiutato Salvini e Meloni a vincere”. Più chiaro di così.

(Lo_Speciale)

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