martedì, 11 Agosto, 2020
Politica

Una nuova classe dirigente politica tra i Cinque Stelle?

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Uno dei luoghi comuni più diffusi  nei giudizi sul Movimento Cinque Stelle è che abbia mandato in Parlamento, il 4 marzo 2018, 323  deputati  e senatori  privi di esperienza e di competenze.

A scorrere certi curricula la tentazione di avvalorare questa tesi è  forte. Fare di ogni erba un fascio è sempre un pessimo metodo di analisi. Innanzitutto, gli eletti, per Costituzione, sono rappresentanti del popolo e come tali vanno comunque  rispettati. E poi  tra i parlamentari del M5S ci sono anche professionisti bravi, gente che, quando smetterà di fare l’onorevole, potrà cimentarsi con  qualche altro mestiere con dignità e capacità. Ci sono altri che sono assurti a ruoli istituzionali di grande prestigio senza avere un pedigree che potesse aiutarli a gestire tali ruoli con adeguatezza. D’altronde i partiti tradizionali non ci sono più, il M5S è cresciuto sulle piazze agitate da Grillo e in meet-up destrutturati e si è trovato addosso una valanga di voti che lo ha proiettato verso responsabilità per le quali sicuramente non era preparato. Ma è andata così.

Alcuni dei 5 Stelle si sono messi “a studiare” e hanno imparato non solo come funzionano le istituzioni ma anche come è difficile gestire  problemi concreti. Certo, hanno faticato non poco  e hanno dovuto fare in fretta, con tutte le conseguenze che gli apprendimenti frettolosi comportano.

Ma si può con serenità di giudizio affermare che, all’interno dei 5 Stelle, sta crescendo un gruppo di politici che  affronta i problemi con maggiore consapevolezza  rispetto a quando varcò trionfante le soglie di
Palazzo Madama e di Montecitorio.

Ogni fenomeno di crescita comporta  traumi, rotture col passato, evoluzioni faticose ma necessarie  e anche conflitti difficili da superare . Ed è quello che sta avvenendo in un ristretto gruppo di esponenti del M5S.

Questi esponenti, in gran parte giovani, sono stati costretti dalle circostanze a misurarsi con problemi concreti e hanno capito che un conto è conquistare le piazze ( e i voti) con slogan semplificati  e ad effetto, un altro è governare situazioni complesseche richiedono non solo l’etica della testimonianza ma anche- e
soprattutto- l’etica della responsabilità.

I tanti che avevano proclamato “NO TAV, NO TAP, NO ILVA” e che si sono dovuti ricredere non lo hanno fatto a cuor leggero. Sono entrati in conflitto con se stessi ma hanno capito  di aver semplificato eccessivamente e di aver preso posizioni che hanno premiato in termini di voti ma  che non erano alla lunga sostenibili.

Bollare come voltagabbana questi 5 Stelle che hanno capito di aver sbagliato è un  ridicolo esercizio polemico che non porta a nulla, Stesso discorso vale per il tema del MES. Il no pregiudiziale al MES è stato pronunciato con superficialità, senza aver preventivamente valutato la portata di quel diniego e forse per un residuo di subalternità verso l’antieuropeismo straccione propagandato da Salvini e Meloni.

Sicuramente molti ci stanno ripensando, ma si ritrovano nella poco piacevole situazione di dover , per l’ennesima volta, ritornare sui propri passi, smentire se stessi, ammettere di aver sbagliato.

Per questo, in un altro articolo, ho scritto che bisogna guardare con rispetto al travaglio interno ai 5 Stelle. La loro è anche una crisi di crescita e  bisognerebbe essere contenti che stia avvenendo, anche se con ritardo e in maniera non lineare.

Ovviamente non tutti i 323 eletti vivono questa crisi di crescita con la stessa consapevolezza e coraggio: tanti preferiscono crogiolarsi nella ripetizione delle litanie populiste che hanno funzionato in campagna elettorale ma che non servono a nulla quando sei al governo e devi prendere decisioni impegnative. Questa crescita va aiutata non dileggiata. E il modo migliore per farlo è dialogare con chi ha l’intelligenza di farlo e portare il confronto sulle cose concrete.

Naturalmente  non si può essere indulgenti con chi non vuol capire né si può omettere di analizzare il perché di questi errori madornali.

§Acquisire  una cultura politica di governo non è cosa facile. E il consiglio migliore che si può dare ai 5 Stelle in crescita è di cambiare metodo: prima di “sparare” posizioni sommarie che potranno essere costretti a rimangiarsi, che riflettano di più, che studino meglio i problemi, che si confrontino non con yesmen e chierici adulatori interessati (intellettuali dei miei stivali, diceva Craxi) ma con quegli “avversari” che  hanno competenze, che sanno di cosa parlano e che possono aiutarli a meglio comprendere i problemi e ad elaborare una loro posizione originale ma praticabile.

Un bagno di concretezza e di umiltà aiuterà i migliori tra i 5 Stelle a diventare classe dirigente politica moderna , gettando alle ortiche gli usurati sai da Savonarola da strapazzo che non servono a nessuno. Né a loro né al Paese, o popolo che dir si voglia.

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