martedì, 23 Luglio 2019
Politica

Ricordiamo chi siamo

Il Paese vive un momento estremamente complicato. Lo spirito nazionale e comunitario è messo a dura prova, stretto dalla morsa di un sovranismo popolare e dalle necessità realistiche di una Europa fortemente connessa con le esigenze nazionali. In questo quadro complesso, vale la pena di ricordare alcuni stralci del discorso di Aldo Moro, tenutosi, a Benevento, due settimane prima del suo rapimento.

Un discorso ai gruppi della Dc di Camera e Senato con il quale aveva spiegato le ragioni dell’apertura del governo al Partito Comunista Italiano di Enrico Berlinguer. Un affresco di grande coraggio politico teso a mantenere viva l’idea di un’Italia libera e democratica.

Una base ideale e programmatica sulla quale costruire una idea di futuro nella quale sia possibile riconciliare l’urlo del bisogno popolare con la forza della mediazione che solo il solidarismo centrista democratico-cristiano ha saputo, in passato, rendere concreto.

«Se fosse possibile dire: saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a questo domani, credo che tutti accetteremmo di farlo, ma, cari amici, non è possibile; oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso, si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con tutte le sue difficoltà.

Quello che è importante è affinare l’anima, delineare meglio la fisionomia, arricchire il patrimonio ideale della Democrazia Cristiana, quello che è importante in questo passaggio (se voi lo vorrete, se sarà possibile obiettivamente, moderato e significativo), è preservare ad ogni costo l’unità della Democrazia Cristiana.

Per questo apprezzo tutti e dico a tutti: stiamo vicini. Non mi piace sentir dire: io voto contro. Perché questo mi sembra una mancanza di fiducia pregiudiziale nella Democrazia Cristiana. È vero quel che io ho detto, che se dovessimo sbagliare, meglio sbagliare insieme; se dovessimo riuscire sarebbe estremamente bello riuscire insieme, ma essere sempre insieme.

Noi abbiamo la nostra idealità e la nostra unità. Non disperdiamole; parliamo di un elettorato liberal-democratico, certo, noi siamo veramente capaci di rappresentare a livello di grandi masse questa forza ideale, ma ricordiamoci della nostra caratterizzazione cristiana e della nostra anima popolare. Ricordiamo quindi quello che siamo.

Siamo importanti, ma siamo importanti per quest’amalgama che caratterizza da trenta anni la Democrazia Cristiana. Se non siamo declinati è perché siamo tutte queste cose insieme e senza queste cose insieme non saremmo il più grande partito popolare italiano. Conserviamo la nostra fisionomia e conserviamo la nostra unità. Chi pensa di far bene dissociando, dividendo le forze, sappia che fa in tal modo il regalo tardivo del sorpasso al Partito Comunista».

Un insegnamento che ci viene dal passato utile a far comprendere che, in un momento di grande difficoltà per il nostro Paese per temi sensibili, quali la difesa dei nostri confini, sarebbe più vantaggiosa una univocità di risposte e soluzioni della classe politica non polemiche inutili e dannose per l’integrità territoriale della nostra nazione.

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