martedì, 7 Luglio, 2020
Sanità

Il virus non è stato battuto, tornare a nuove emergenze sarebbe una catastrofe per l’Italia

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È urgente ripristinare gli organici, assumere medici e infermieri giovani. Armonizzare la qualità degli ospedali, dei servizi tra Nord e Sud. Rafforzare stipendi e salari di chi lavora. Con i 37 miliardi dell’Europa, costruiamo una sanità efficiente. Il Parlamento ne tenga conto. Si evitino le sciagurate divisioni e le astiose propagande di partito.

L‘Unione europea ci affiderà nelle prossime settimane – sempre se il Parlamento italiano sara d’accordo – 37 miliardi di euro, attraverso il Mes (Meccanismo europeo di stabilità), fondi che serviranno a fronteggiare la spesa sanitaria. Soldi che per l’Unione sono da investire in ospedali, sanità pubblica, attrezzature, ricerca, futura acquisizione e distribuzione del vaccino. In Italia, aggiungiamo noi, è prioritario destinare una parte dei miliardi, nel promuovere bandi per l’assunzioni di personale sanitario.

Con questi soldi, si potranno finanziare molte cose e tutte utili per far crescere organici, creare nuove borse di specializzazione per medici laureati, assumerne infermieri. Digitalizzate l’intero sistema in modo da evitare ai cittadini, il più delle volte anziani, di fare nove file d’attesa per una visita specialistica. Si potranno dare maggiori benefici salariali a chi lavora con impegno nel vasto mondo della sanità pubblica. In più, svolta epocale si potranno riorganizzare gli ospedali, e le differenze di offerta tra le Regioni in modo da uniformare la qualità delle strutture da nord a sud. Non è un sogno ma una possibilità concreta che dobbiamo rendere realtà perché siamo ancora dentro la morsa del Coronavirus.

Siamo a un bivio perché l’oggi non é affatto entusiasmante, e la sanità come abbiamo visto in questi tre mesi di gravissime emergenze ha mostrato i suoi mille limiti. Non parliamo certo dell’impegno del personale sanitario assurto meritatamente a livello di “Angeli” ed “Eroi” da parte di una opinione pubblica pubblica sinceramente solidale. Ci riferiamo invece a ciò che abbiamo sottolineato già nel passato, e anche di recente: i tagli sconsiderati alla sanità hanno provocato problemi serissimi, disorganizzazione e sovraffollamento, rischi per tutti – con un tributo dolorosissimo di decessi di medici e infermieri – e infine vedremo anche l’addensarsi di inchieste giudiziarie. Per ricordare a chi l’avesse in Parlamento dimenticato c’è una sanità pubblica nelle mani di ultra cinquantenni.

La media di medici e infermieri è la più alta d’Europa. Le politiche di innalzamento dell’età pensionabile insieme all’applicazione di normative attuate per il contenimento delle assunzioni hanno portato a un innalzamento dell’età media dei dipendenti del Sistema sanitario nazionale, – come rivela nella sua ultima indagine l’Istat – pari a 50,7 anni.

Buona parte del totale dei dipendenti nella sanità è ultracinquantenne. Inoltre frutto sempre di politiche restrittive sono stati progressivamente ridotti i contratti a tempo indeterminato e favorito quelli a tempo determinato creando una scia di precari. A partire dal 2009 gli occupati a tempo indeterminato si sono progressivamente ridotti. Nel 2018, se ne contavano già 44 mila in meno (da 694 mila a 650 mila). Si sono bellamente favorite le uscite con i “piani di rientro”, e adesso mancano medici e infermieri per migliaia di posti, con il personale “flessibile” tocca il 20% del totale.

Per ricordare come gli errori in sanità si pagano a caro prezzo.

Tutto il sistema, come abbiamo evidenziato qualche giorno fa, è gravato da significative differenze retributive tra medici, dirigenti amministrativi e personale. E tra personale sanitario e altri comparti.

La retribuzione lorda pro capite ammonta a quasi 83 mila euro l’anno per i medici, a 73 mila euro per i dirigenti non medici e a 31 mila euro per il personale non dirigente. Retribuzioni, che sono molto più basse di settori e personale di altri enti pubblici. Se parliamo di dirigenti, ad esempio, Enti non economici che hanno una retribuzione di 158 mila euro; o i dirigenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri 150 mila euro; delle Agenzie fiscali 137 mila euro; del personale di Magistratura 137 mila euro; e degli Enti di ricerca 116 mila.

Per il personale strettamente sanitario e non dirigente la busta paga si ferma a oltre 33 mila euro, – circa 10 mila euro in più di quello amministrativo, tecnico, ausiliario della scuola – , e circa 23 mila euro in meno del personale non dirigente della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che raggiunge i 56 mila euro.

Dalle strutture, alle assunzioni, fino agli stipendi e salari, la sanità italiana va quindi rimodellata seguendo strategie di politiche innovative, concrete e lungimiranti. Una scommessa che deve essere vinta. Possiamo farcela? Non è detto perché se assisteremo alle solite baruffe per convenienze di partito o di leader litigiosi sarà l’ennesima sconfitta dei cittadini che attendono solo efficienza, sicurezza, e salute. Così come per il personale sanitario che spera in ospedali e tecnologie moderne, in contratti stabili e posti di lavoro ben remunerati. Che il Parlamento in questi giorni ne tenga conto. Altrimenti torneremo presto nel baratro delle affannose emergenze, delle immagini angoscianti di strutture sature, di medici e infermieri stremati. Di pazienti in bilico tra vita e morte e di carovane di bare.

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