martedì, 24 Novembre, 2020
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Burocrazia al servizio della Società: le cose da fare per la Fase 3

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C’è una pandemia culturale e organizzativa che ormai da ben venti lunghi anni ha preso il controllo del Paese, ne preclude lo sviluppo e ne svilisce le prospettive democratiche, liberali e solidaristiche che sono sancite nella nostra Costituzione con riguardo ai rapporti tra cittadini e Stato: la burocrazia italiana.

Ogni Stato comunità ha necessità di un apparato per organizzare la propria vita sociale e produttiva, ma in Italia l’apparato si è spesso sganciato dalla sua ragione fondativa: la funzione pubblica e il servizio pubblico. Prova ne è che, nonostante le preoccupazioni espresse trasversalmente, la burocrazia è rimasta immutata a se stessa, vittima anche di alcune fragilità politiche. Ad ogni emergenza, gli esecutivi hanno fatto affidamento su quel che restava della buona scuola dell’alta burocrazia italiana (tesoro, ragioneria, trasporti, salute, etc etc): è però mancata quella periodica opera pedagogica manutentiva che con il passaggio dei decenni si rendeva necessaria. 

Così l’interesse pubblico è finito con il sostanziarsi con l’interesse di questo o quell’apparato, con una insolita frammentazione dei centri decisionali: ogni centro corrisponde ad un potere, e ad ogni potere corrisponde un centro decisionale. 

La verità è che il nostro ordinamento giuridico è deflagrato andando ben oltre il regionalismo, in una sorta di parcellizzazione che va ora ricondotta ad unità se si vuole affrontare e superare rapidamente la crisi produttiva, occupazionale ed economia che si affaccia dopo il lock-down impostoci dal Covid-19.

Tracce, di questo malessere diffuso, nella relazione del Presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia, su “L’attività della Corte Costituzionale nel 2019”.

Stante il momento emergenziale, la stampa si è per lo più occupata dell’aspetto contingente della relazione: quello del “diritto speciale per lo stato di emergenza”. L’interesse del dibattito politico e mediatico, per ovvie ragioni, si è concentrato su questa criticità che però è del tutto contingente, passata la crisi sanitaria. 

Rischiano di restare immutati gli ulteriori aspetti critici evidenziati nella relazione che sono passati inosservati a causa dell’acceso dibattito politico e tecnico sui DPCM adottati per fronteggiare l’emergenza.

La relazione del Presidente Cartabia offre infatti altri spunti interessanti, guardando al domani, se si intende porre le basi della ricostruzione: contiene “moniti” utili ed una traccia seria e concreta di lavoro per una riorganizzazione dello Stato, anche dell’apparato e della burocrazia, a Costituzione invariata.

Urge una tutela «sistemica e non frazionata» dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione: ivi compresi quelli attinenti ai rapporti tra cittadini e Stato.

E la cura (quella che ha reso possibile la realizzazione del Ponte Morandi a Genova in un anno appena) va cercata nella “«leale collaborazione» – il risvolto istituzionale della solidarietà (…).” (M. Cartabia).

Siamo nell’anticamera di una emergenza economia mai affrontata dalla nostra generazione: questa richiede un «sovrappiù di responsabilità», per usare le parole del Presidente Cartabia, facendo in qualche modo eco alle parole del Presidente della Repubblica Mattarella.

I diversi centri decisionali della burocrazia italiana, in cui oggi si annida il vero potere, che compete con quello esecutivo e di indirizzo politico, andrebbero ricondotti a sistema, superando le frammentazioni. Metodo e strumento sono già offerti dall’ordinamento giuridico ed individuati dalla stessa relazione: “Separazione e cooperazione tra poteri sono due pilastri coessenziali e complementari che reggono

l’architettura costituzionale repubblicana.”, e ciò in quanto “L’indipendenza reciproca tra i poteri non contraddice la necessaria interdipendenza fra gli stessi, specie in società ad alto tasso di complessità, come sono quelle contemporanee”.

L’analisi vale per gli aspetti legislativi come per l’esercizio dell’attività amministrativa: “trovare una composizione politica dell’antinomia, in nome della collaborazione mancata in precedenza.”. Questo (aspetto critico!) richiede tuttavia un recupero e rilancio delle scuole di formazione politica: la saggezza politica non è improvvisazione, ma esperienza di lungo corso.

Come sul versante legislativo, occorre lavorare sulla ricerca di tecniche “idonee a favorire costruttive sinergie”. Compito dell’alta politica e del legislatore compiere una opera pedagogica che riporti in carreggiata la burocrazia italiana, come struttura di servizio allo Stato comunità.

Una opzione potrebbe essere quella, dopo 30 anni, di rivitalizzare i principi della Legge 7 agosto 1990 n. 241. Nel 1990, codificando circa un decennio di decisioni del Giudice amministrativo nel rapporto tra burocrazia e cittadino, il legislatore ha avuto la forza di compiere una opera pedagogica che ha prodotto i suoi frutti ma che ora non ha più spinta propulsiva. Basterebbe innovare, in chiave manutentiva ed in linea con le indicazioni del Presidente Cartabia, solo l’art. 1 di tale legge per produrre effetti a cascata. È quello che cittadini, imprese, lavoratori, sistema bancario e associazioni di categoria si attendono: un segnale dal presente possibile. E così l’art. 1 della L. n. 241/1990 potrebbe essere riscritto liberando quelle energie che ci torneranno utili per la ripresa economica post lock-down: <<1.  L’attività amministrativa è svolta dalla pubblica amministrazione, con l’ausilio dell’innovazione tecnologica ed il supporto delle nuove reti di comunicazione, assicurando leale collaborazione tra le amministrazioni, perseguendo nel rapporto con i cittadini, secondo regole di buona fede e correttezza, previo coordinamento di tutti i soggetti portatori di interessi giuridicamente rilevanti, i fini determinati dalla legge e la realizzazione concreta ed attuale dell’interesse pubblico nel rispetto dei criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza e secondo le modalità previste dalla presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti, nonché dai principi dell’ordinamento comunitario.>>

Il peso della burocrazia è ormai sotto gli occhi di tutti come dimostra la necessità di ricorrere spesso a strutture commissariali.

In attesa di riforme più articolate da parte del Parlamento, possono essere migliorate le performance e può essere sostenuto lo sviluppo propositivo dei rapporti tra stato e cittadino con una mera opera di manutenzione legislativa.

L’attività amministrativa può essere efficace, rapida e risolutiva dei problemi, quando la burocrazia è nel suo complesso al servizio del Paese e dei cittadini nello svolgimento di funzioni e servizi essenziali.

Un piccolo intervento manutentivo per produrre un effetto espansivo con onde concentriche per migliorare il rapporto tra cittadino, imprese, lavoratori e P.A..

L’architettura storica della norma non sarebbe modificata: piccoli innesti prevedendo che l’attività della PA. è svolta con l’ausilio dell’IT ed il supporto del 5G, assicurando leale collaborazione amministrazioni, per valorizzare il dato esperienziale che viene dal progresso e che può facilitare i flussi di comunicazione tra P.A..

In linea poi con il richiamo al codice civile già nella stessa legge, urge un richiamo ai principi che regolamentano l’ordinario svolgersi della vita quotidiana per tutti: ossia il richiamo alla correttezza e buona fede, ed alla necessità del “previo coordinamento di tutti i soggetti portatori di interessi giuridicamente rilevanti” per prevenire i conflitti.

La vita delle persone è reale: chiudono imprese, lavoratori, artigiani, studi professionali, cantieri, scuole private; migliaia di posti di lavoro a rischio. Occorre ricordare alla P.A., come peraltro è nelle maglie della Costituzione stessa,  che “la realizzazione dell’interesse pubblico” è “concreta ed attuale” e “nel rispetto dei criteri di economicità (…)” (criteri già previsti dall’originaria formulazione della norma).

La Burocrazia italiana ha bisogno di nuovi stimoli e strumenti; di essere rimessa al centro della ricostruzione del Paese. 

Il Codid-19 ha palesato tutte le nostre fragilità strutturali; è ora di porvi rimedio e dare soluzioni al sistema economico produttivo che sente il peso di adempimenti e procedimenti non più in linea con i tempi. Il Parlamento deve non solo offrire gli strumenti normativi per rispondere a queste rinnovate esigenze della collettività ma anche dare la traiettoria della buona azione amministrativa per sburocratizzare il Paese e dare risposte concrete alle nuove generazioni che devono costruire il proprio futuro, la propria realizzazione rimuovendo i limiti che precludono lo sviluppo della persona umana (artt. 2 e 3 Cost.).

Sgombriamo alcuni impedimenti al futuro delle nuove generazioni e creiamo nuove condizioni per un rapporto moderno, positivo e costruttivo tra Stato e persone.

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