domenica, 25 Luglio, 2021
Sanità

Dubbi di un medico di Medicina generale in tempo di Coronavirus

Nella stanza c’è un’aria greve, visi tristi e tirati, posti a semicerchio attorno ad una bara. Saluto con tono anonimo e dò le condoglianze a tutti ma senza stringere le mani, come avrei fatto una volta. Mi pongo al fianco del feretro: La defunta mostra lineamenti distesi, al contrario dei giorni scorsi quando il viso era estremamente contratto. Dentro di me recito le mie preghiere, e con il Crocifisso depositato sul petto della paziente eseguo il segno della Croce. Ora si passa alla parte burocratica. “Dottore venga in cucina per scrivere”, mi dice la figlia. Le rispondo “L’attestato di morte è stato redatto dal medico di continuità assistenziale, io devo riempire il modello ISTAT e a 24 ore dalla morte arriverà il medico necroscopo per la definitiva attestazione di morte”. Il silenzio assoluto, non interrotto nemmeno dai rumori del traffico, la fa da padrone. Continuo “Quindi del Tampone fatto due settimane or sono non si è saputo più nulla?”, “No dottore, anzi ho urlato al telefono più volte con gli addetti del SIESP per questa situazione. L’ultima chiamata è stata la peggiore: il centralinista di turno mi ha confessato che tantissime risposte sono andate perdute e non se ne saprà più nulla.

A questo punto ho avuto il dubbio che sia stata tutta una farsa. E se hanno fatto il tampone solo per accontentarci, data la nostra insistenza, ma poi non hanno eseguito i dosaggi in laboratorio?” “Questo non potremo saperlo mai. ln effetti finora l’impreparazione è stata massima da parte delle autorità sanitarie. ln concomitanza abbiamo avuto un virus estremamente aggressivo e di cui non si sapeva nulla. Anzi tutt’ora lo conosciamo poco.” Mentre sorseggio una tazzina di caffè offertami gentilmente, continuo “ll Covid 19 appartiene alla stessa famigliona dei virus influenzali, ma come tutti i membri di una stessa famiglia umana sono diversi tra loro e a volte anche di molto. Così anche quest’ultimo virus arrivato è molto diversificato rispetto ai precedenti SARS e MERS.” Intanto anche altri parenti ci si stringono intorno e aggiungo “All’inizio i sintomi sono febbre, malessere, stanchezza profonda. Poi arrivano i sintomi polmonari, cioè quelli che noi medici chiamiamo Distress respiratorio e che spesso richiede il ricovero ed infine la vasculite con la coagulazione intravascolare disseminata che determina la morte.”

Un altro figlio mi fa notare che la storia clinica della madre ha avuto un andamento diverso. Rispondo “Sì è vero, forse la mamma non ha avuto il Coronavirus (ed inoltre la poverina da moltissimi anni era affetta da morbo di Alzheimer). “Nella fase 2 (mi accaloro) si possono anche dare dei farmaci che negli ospedali del Nord hanno dato prova di molta efficacia: il Plaquenil e l’Eparina sotto cute. A differenza di una normale influenza infatti il Covid19 provoca una tempesta infiammatoria di grado elevatissimo e questi farmaci che si usano appunto per le vasculiti, aiutano tantissimo.” Scoppia un malcontento generale! Ma allora potevamo darli anche alla mamma! “Non possiamo somministrare farmaci a casaccio. Potevamo fare un danno più grande della sua broncopolmonite. La mamma infatti a causa della sua malattia mentale non riusciva a liberarsi della grande quantità di catarro da espettorare, rimanendone quasi soffocata, nonostante l’uso dell’aspiratore. ll problema principale infatti è stato proprio la mancata risposta del Tampone. L’attore protagonista in questo, come in tanti altri casi è stato proprio l’esame mancante per la DIAGNOSI.”

Ed aggiungo molto preoccupato: “Ci sono tantissimi pazienti che non sviluppano Ia malattia e sono i cosiddetti asintomatici, che propagano la malattia ovviamente in maniera inconsapevole. Sarebbe opportuno anzi indispensabile un monitoraggio generale della popolazione, ma avrebbe costi enormi e non si sa nemmeno se ci sono abbastanza Kit per l’esecuzione.”

Approfittando della grande attenzione degli astanti proseguo “ln realtà tutto il problema nasce da molti, molti anni. A causa delle difficoltà economiche italiane, ad una certa epoca si è deciso di invertire la rotta. La sanità da Ospedalo-Centrica, molto più costosa doveva investire di più sulla assistenza territoriale; in parole povere occorreva assistere il paziente al suo domicilio. DETTO e FATTO. Si è man mano impoverita l’assistenza ospedaliera, ma non si è mai potenziata quella territoriale… e questo è il risultato: alla prima grande prova il sistema ha mostrato le sue crepe. Il nostro non è più il miglior sistema sanitario del mondo, quello che una volta ci veniva invidiato.”

Rendendomi conto di aver lasciato tutta la famiglia con dubbi più grandi di quelli antecedenti, mi commiato e ritorno in macchina. Il fatto è che io stesso sono molto inquieto, ma speranzoso. Che cioè da questa grande prova possiamo rinascere come nazione in tutti i settori, dalla Scuola (in primis) alla Sanità, all’industria, al commercio e alla agricoltura, perché ce lo meriteremmo. Senza scendere nella retorica i mezzi e le potenzialità non ci mancano. Ad una condizione: mutuando una terminologia calcistica dovremmo però dire tutti: il MERITO a centro-campo.

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