martedì, 26 Maggio, 2020
Sanità

A cuore aperto: Intervista a Gianfranco Finzi

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Gianfranco Finzi è il Presidente dell’A.N.M.D.O. (Associazione Nazionale Medici di Direzione Ospedaliera), Presidente del Comitato Scientifico del Patto per la professione medica, Direttore Sanitario dell’Ospedale Privato Accreditato Villa Erbosa di Bologna. Conosco il Dottor Finzi da diverso tempo e ho avuto modo di osservare da vicino la sua competenza, di ammirare le sue capacità direttive.

Per misurare il valore di un uomo bisognerebbe guardare come sa gestire i grandi fenomeni e come riesce a destinare attenzione ai più piccoli accadimenti. Il dottor Finzi ha dimostrato nel tempo di saper creare coesione nella gestione di strutture ospedaliere in tutta la nostra penisola, e di saper portare la stessa attenzione anche nei dettagli, nei cavilli tecnici che riguardano una singola procedura di corsia.

Il suo è uno sguardo capace di raccogliere la totalità del reale, di raccordare i bilanci economici ai bisogni del singolo malato. Perché, mi ha poi confidato, è la cooperazione e la cura di ogni singolo elemento che permette a strutture molto complesse e articolate di funzionare bene. Oggi direttore di una struttura privata, Finzi ha lavorato per 38 anni presso la Direzione Sanitaria del Sant’Orsola di Bologna, del quale è stato Direttore dell’area igienistica per circa 20 anni, a lui fanno riferimento i Direttori Sanitari dei maggiori ospedali italiani e proprio sul valore della nostra sanità pubblica si esprime durante la nostra intervista.

Quando poi, inevitabilmente arriviamo a parlare dei medici e di tutti i professionisti sanitari che stanno lavorando incessantemente in questo periodo, che sarà ricordato come un fenomeno epocale, usa un termine di appartenenza, affettivo, dicendo “stiamo perdendo i nostri medici, i nostri infermieri. Dobbiamo proteggerli di più.”

Gianfranco Finsi, Presidente dell’A.N.M.D.O. (Associazione Nazionale Medici di Direzione Ospedaliera)

Dottor Finzi, quali sono gli aspetti che desidera sottolineare maggiormente in questa situazione di emergenza?
Sopra ogni altra cosa il valore del sistema sanitario pubblico, che ha realizzato cose inimmaginabili, eroiche, con un impegno portato fino all’abnegazione. Dobbiamo tutti tener ben presente che l’apparato pubblico sostiene tutto, il privato può essere di supporto, ma la sanità pubblica è il grande valore di questo paese. Il secondo aspetto su cui è importante porre l’attenzione, che si lega crucialmente al precedente, anzi ne costituisce le fondamenta e l’essenza, è il personale sanitario che sta sostenendo il peso di questa emergenza. Il valore dell’operato di medici ed infermieri è sotto gli occhi di tutti oggi. Il personale sanitario rappresenta il nostro patrimonio umano ed assistenziale, proprio per questo non è stato sensato ne prudente mandarci avanti senza le adeguate protezioni. Ancora ad oggi scarseggiano i dispositivi di protezione individuale di base. Abbiamo troppi medici e infermieri contagiati, dobbiamo proteggerli di più. 

Lei è d’accordo con i protocolli adottati per testare il contagio sulla popolazione?
I protocolli nascono come esigenza di adeguamento agli strumenti che si hanno a disposizione. Non abbiamo né laboratori né tamponi a sufficienza per testare tutta la popolazione. Stiamo lavorando tutti al di sopra delle nostre possibilità. Anche la chiamata alle armi di tutti i medici è stata una scelta necessaria, ma ci dobbiamo rendere conto che occorrono degli specialisti, poiché parliamo di patologie che richiedono una grande specializzazione. Abbiamo depauperato il sistema per anni, anni ed anni e ora in emergenza ci rendiamo conto. E ora arriva un virus che mette in ginocchio un sistema globale. 

Qual è la sua posizione sulla gestione dell’emergenza covid 19?
Ora non è tempo di fare polemiche, dobbiamo affrontare tutti uniti il problema, le spaccature non convengono a nessuno. 

Quando tutto sarà finito si potrà aprire la discussione ed ognuno si dovrà prendere le proprie responsabilità.
Il vero problema da affrontare in futuro sarà la necessità di riorganizzare e rafforzare per bene la sanità pubblica, risanando le falle generate dai tagli lineari pregressi. A mio avviso sarà necessaria anche una riforma seria degli studi universitari per preparare meglio i nostri medici  ma soprattutto per incoraggiare la professione medica, in quanto proprio in questo drammatico momento emergenziale è emersa la carenza di personale medico alla quale  dobbiamo necessariamente porre rimedio. 

Secondo lei ce la faremo dottore?
Certamente ce la faremo. Andremo, però, davvero avanti solo se questo periodo si imprimerà nella coscienza collettiva come premessa, stimolo e promessa di attenzione al bene della sanità pubblica. Quando si cura un ospedale non si cura un luogo qualsiasi rispetto alla nostra esistenza, al contrario ci si prende cura del luogo che ci permette, quando si fa l’esperienza della malattia, di tornare a vivere pienamente la nostra esistenza.

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