martedì, 16 Aprile, 2024
Geopolitica

La NATO: una storia di successo

Vittorfranco Pisano è Docente nel master universitario in Scienze Informative per la Sicurezza. Segretario Generale dell’Albo Nazionale Analisti Intelligence. Ha prestato servizio quale Aiutante Militare per gli Affari Internazionali del Comandante in Capo delle Forze Alleate Sud Europa. È stato Capo della Rappresentanza degli Stati Uniti presso il Collegio Difesa NATO

Il 4 aprile 1949, conformemente all’Art. 51 della Carta delle Nazioni Unite che prevede la difesa nazionale e collettiva, dodici democrazie occidentali – Regno Unito, Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Italia, Norvegia, Danimarca, Islanda, Portogallo e, quale indispensabile “legame transatlantico”, Stati Uniti e Canada – cautamente sottoscrissero il Trattato di Washington, ovvero Trattato dell’Atlantico del Nord, che istituisce la NATO quale alleanza precipuamente difensiva.

Senza che il Trattato ne specifici la fonte, i sottostanti fini dissuasivi e di contenimento, sia con lo strumento convenzionale che nucleare, erano all’epoca motivati dalla minaccia posta dall’espansionismo contemporaneamente territoriale ed ideologico dell’Unione Sovietica e dei suoi satelliti.

La NATO – organizzazione internazionale regionale di natura non sopranazionale, quindi paritaria e basata sull’unanime consenso del propri membri, a prescindere dall’oggettivamente differenziabile potenzialità delle risorse demografiche, materiali e tecnologiche a disposizione da ciascun Paese firmatario – è a tutt’oggi politicamente retta dal Consiglio Nord Atlantico, in cui sono rappresentati tutti i consociati sotto la presidenza del Segretario Generale, contemporaneamente principale organo esecutivo coadiuvato, fra l’altro, dal Comitato Militare.

Spronata dalla Guerra di Corea del 1950-53, già preceduta nel 1949 dalla conquista comunista della Cina continentale e dall’acquisizione sovietica della bomba atomica, la struttura militare della NATO, sottoposta al potere civile, inizia a delinearsi nel 1951. Si formano quindi sin d’allora due comandi territoriali primari collegati tra loro ed attualmente denominati strategici, uno per l’Europa e l’altro per l’Atlantico, da cui dipendono vari comandi subordinati con competenze tecniche e/o territoriali. Questi ultimi hanno subito nel corso del tempo numerose variazioni a seguito di accomodamenti politici dovuti alle ambizioni di Stati membri e dell’adesione alla NATO, inizialmente ancora in epoca di Guerra Fredda, di altri quattro Paesi democratici occidentali: Grecia e Turchia (1952), Germania Federale allora solo occidentale (1955) e Spagna (1992).

Il successo della NATO si evidenzia già durante la Guerra Fredda non solo tenendo uniti gli alleati e neutralizzando i disegni sovietici, fra cui la fumosamente insidiosa “coesistenza pacifica” pronunciata da Mosca a partire dal 1960, il muro di Berlino eretto nel 1961 e il sostegno finanziario e militare reso a Cuba castrista a seguito della presa di potere del 1959, ma anche superando una serie di problemi interni all’Alleanza. Risaltano in tal contesto i duraturi dissidi territoriali tra Grecia e Turchia; il ritiro della Francia, pur rimanendo fedele all’Alleanza, dalle strutture militari del Patto Atlantico nel 1966 con il conseguente trasferimento di organi politici militari in Belgio, Italia ed altrove, nonché l’incauto inneggiare ad un “Quebec libero” da parte del Presidente de Gaulle nel 1967; le periodiche ingerenze militari turche nella gestione politica del Paese; il cosiddetto regime dei colonnelli greci del 1967-1974 e l’assenza greca dalla struttura integrata militare dal 1974 al 1980; e la temporanea incertezza sulla continuità dell’adesione portoghese a seguito del colpo di Stato del 1974.

La dissoluzione dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia accompagnata dalla riunificazione della Germania, dalla fine del comunismo sovietico e della “storica” Guerra Fredda tra il 1989 (caduta del muro di Berlino) e il 1991 (definitivo ammainamento della bandiera sovietica dal Cremlino) – il tutto dovuto all’implosione del regime moscovita inaugurato nel 1917, ma anche alla barriera posta dall’Alleanza Atlantica – non ha messo fine alla validità ed al successo della NATO, la quale per il tramite di iniziative quali il Consiglio di Cooperazione Nord Atlantico (1991), il Partenariato per la Pace (1994) e il Consiglio di Partenariato Euro Atlantico (1997) ha stimolato la collaborazione con non membri ed ex avversari dell’Alleanza Atlantica, così precedendo gli allargamenti che hanno portato il totale degli Stati membri da 16 a 31: Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca (1999), Slovacchia, Bulgaria, Romania, Estonia, Lettonia, Lituania e Slovenia (2004), Croazia e Albania (2009), Montenegro (2017), Macedonia del Nord (2020) e Finlandia (2023).

Nel periodo successivo alla Guerra Fredda, la NATO ha inoltre dimostrato la capacità di contribuire alle attività di peacekeeping e di assistenza e di soccorso umanitario, come risulta nel caso dell’ex Iugoslavia, in coordinamento o in supporto di altre organizzazioni internazionali quali le Nazioni Unite e l’Unione Europea. Tale collaborazione si è inoltre estesa a Paesi del Mediterraneo allargato.

In  conclusione, la NATO continua: (1) ad essere un valido strumento militare, particolarmente in considerazione del sano principio si vis pacem para bellum, ampiamente comprovato dalla mancata escalation della Guerra Fredda; (2) ad assicurare il legame transatlantico, irrinunciabile almeno finché l’Unione Europea non si doti di una propria ed adeguata struttura militare; e (3) a fungere da scudo supplementare in un’epoca caratterizzata da “conflittualità ibrida” – che spazia dal terrorismo ai territori privi di sufficiente governabilità ai cosiddetti rogue states – ulteriormente aggravata dall’aggressione della Russia contro l’Ucraina, dallo scontro tra Israele e Gaza e, non ultimo, dalle minacce provenienti dal Mar Rosso. Tutte situazioni a cavallo tra il convenzionale e l’ibrido.

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