Il futuro del centrosinistra è davvero legato al matrimonio innaturale tra Pd e M5S? Romano Prodi incoronando Elly Schlein come federatrice sembra prefigurare una riedizione della coalizione dell’Ulivo che lo portò alla guida del Governo. Il paragone con quella esperienza non è proprio di buon auspicio.
Instabilità politica
Nei 5 anni dell’Ulivo (1995-2001) si alternarono ben 4 Governi (Prodi 1, D’Alema 1 e 2, Amato 2). Prodi vinse le elezioni conquistando la maggioranza solo al Senato. Alla Camera ebbe bisogno del sostegno di Bertinotti, che poi glielo tolse nel 1998 e il Governo cadde -per la prima volta in Parlamento- per un solo voto. quello dell’on Liotta di Rinnovamento italiano. Si trattò di un’esperienza tutt’altro che lineare perchè la coalizione ulivista era davvero un minestrone in cui c’era di tutto: dai moderati e centristi alla sinistra massimalista di Bertinotti, passando per la Margherita di Rutelli e il Pds-Ds di D’Alema e Veltroni.
Coalizione sbilanciata
Se Schlein dovesse oggi ritentare l’avventura dovrebbe mettere insieme al Pd una mini galassia in cui entrerebbero di sicuro Fratoianni e Bonelli, ma nessuna formazione di area moderata o centrista. Il motivo è molto semplice. Un Ulivo edizione Schlein non avrebbe, accanto al partito tradizionale della sinistra, una formazione equilibrata e di solide tradizioni riformiste com’era la Margherita di Rutelli. Il secondo pilastro della coalizione sarebbe il M5S che non ha niente a che vedere con quella che fu la Margherita.
Abbraccio mortale con M5S
A parte Renzi che naviga verso altri lidi, né Calenda né Più Europa potrebbero fare fronte comune col Pd insieme ad un partito populista, con simpatie verso la Cina, comprensioni irresponsabili verso Putin, di incerto atlantismo e con un europeismo claudicante. L’abbraccio con Giuseppe Conte sarebbe mortale per Schlein che rischierebbe forti tensioni interne e qualche fuoriuscita. Questo nuovo Ulivo nascerebbe gravemente malato e condannato alla sconfitta. Un Ulivo con la Xilella, insomma.