martedì, 30 Novembre, 2021
Attualità

Dal trauma del virus lezioni per i “giovani”

Per chi non ha vissuto gli orrori della Seconda guerra mondiale e neanche le tragedie degli anni di piombo (1969-1983) la pandemia – appena dichiarata – segnerà sicuramente un passaggio fondamentale della propria formazione alla vita.

Questo vale per tutti coloro che hanno meno di 40 anni, ma anche per qualcuno che ne ha di più e che non ha avuto la percezione del clima terribile vissuto in Italia durante il quindicennio del terrorismo.

Cosa può insegnare la vicenda Coronavirus alle generazioni abituate all’idea della potenza sconfinata dell’uomo e della tecnologia, al benessere e agli stili di vita basati su una crescente libertà di spostamenti, di interazioni reali e virtuali, di scelte, di consumi?

Sicuramente si tratta di un trauma che sconvolge certezze e abitudini e che va elaborato con equilibrio da chi è già in età adulta; ma è altrettanto importante che le famiglie colgano questa occasione per condividere con i loro figli i messaggi che resteranno impressi nella loro mente per tutta la vita.

Il primo messaggio è che l’essere umano rimane una creatura fragile nonostante le conquiste di scienza e tecnica. La fragilità deve essere vissuta in senso positivo, come rifiuto del superomismo, della protervia che porta a sottovalutare i rischi, come consapevolezza dei propri limiti per poterli sempre superare, come spinta allo studio e alla conoscenza che consente di affrontare i problemi guardandoli in faccia.

Il secondo messaggio è il mondo è sempre più piccolo, interconnesso sia virtualmente che concretamente e che non esistono soluzioni nazionali a problemi globali. Questa coscienza “universalistica” è la lezione forse più importante che si deve trarre e trasmettere alle giovani generazioni in tempi di ottuso sovranismo.  E’ una lezione che vale anche per altri problemi gravi come l’ambiente, i cambiamenti climatici, le migrazioni dei popoli, la povertà.

Il terzo messaggio è che, in qualsiasi comunità, piccola o grande che sia, senza solidarietà e cooperazione i problemi si aggravano e non si risolvono. Chi pretende di fare da sé senza occuparsi anche degli altri è condannato prima poi ad essere vittima del proprio egoismo

Il quarto messaggio è che per risolvere i problemi occorre competenza, capacità, impegno e che queste cose bisogna meritarsele senza ricorrere alle scorciatoie delle raccomandazioni, del favoritismo, della faciloneria.

Il quinto messaggio è che occorre apprezzare quello che si ha, sapendo che bisogna meritarselo e che lo si può perdere anche all’improvviso a causa di eventi che non dipendono da noi. Non dare il giusto valore al benessere e alle libertà di cui godiamo, sapendo che possiamo sempre migliorarle, significa non sapersi “godere” adeguatamente il bene che abbiamo e, in qualche modo, “sprecarlo”.

Il sesto messaggio riguarda la scala dei valori in cui crediamo e che i periodi traumatici ci fanno rivedere. I valori “immateriali” come gli affetti, le amicizie, l’interiorità spirituale, il dialogo con noi stessi devono essere messi in primo piano non in contrasto ma in posizione predominante rispetto agli altri “valori” che spesso sopravvalutiamo (denaro, consumi, apparenza).

Ogni crisi può aiutare a discernere meglio. Usiamo bene anche quella del Coronavirus, ne usciremo migliorati e rafforziamo la struttura morale, psicologica ed esistenziale delle nuove generazioni.

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