venerdì, 23 Aprile, 2021
Economia

L’Italia si è fermata: ora anche l’economia ha bisogno di terapia intensiva

Siamo tutti in zona protetta. Ci siamo fermati per evitare che la diffusione del coronavirus mettesse a rischio il nostro sistema sanitario. Ma il problema più grave sarà la crisi di liquidità che colpirà entro aprile professionisti, microimprese e lavoratori nei diversi settori. Anche se tutto si ferma, si dovranno pagare mutui, bollette, stipendi, altre spese a fronte di quasi nessun ricavo. Come andare nel deserto senza acqua: altro che nessuno perderà il lavoro! 

Ci vuole un piano contro i fallimenti a raffica senza, però, bloccare la cerniera di fiducia del sistema credito/debito. È giunta l’ora di una serie di misure di “terapia intensiva” in cui tutti devono collaborare, soprattutto a livello UE. Perché se si finanziasse tutto a deficit/debito, l’Italia pagherebbe un costo futuro insostenibile a livello di spread. I 25 miliardi annunciati dal Governo sono tanti se ragionati sul 3 aprile ma sono pochi se i danni dell’epidemia si dovessero prolungare. Ecco allora le nostre proposte. 

MISURE DI TERAPIA INTENSIVA

  1. Sospensione per le banche dei requisiti di Basilea 3 al fine di garantire flussi di credito adeguati a PMI, professionisti e famiglie almeno fino al 31/12/2021
  2. Sospensione dell’obbligo (da Fiscal Compact) di garantire correzioni automatiche quando non si raggiungano gli obiettivi di bilancio. Annullamento clausole anni 2020 e 2021. Altrimenti la prossima legge di Bilancio deve già trovare le risorse per neutralizzare 20 miliardi di clausole IVA
  3. Un super QE (helicopter money) della BCE con soldi accreditati direttamente sui conti dei cittadini. Un accredito di 2000€ per ogni singolo codice fiscale con un conto corrente sotto i 40mila € nei Paesi UE più colpiti dal virus. Algoritmo di distribuzione basato su cifre ufficiali contagiati/deceduti. Conseguenze? Fiducia, consumi, effetti benefici sulle imprese e più inflazione. Senza deficit e senza debito. Stampare moneta direttamente per le persone senza passare dalle banche. Idea “disruptive” ma da valutare in una situazione eccezionale come questa.

MISURE TAMPONE

  1. Estensione della CIG in deroga fino ad 1 dipendente
  2. Sospensione ISA, mutui, tasse e contributi previdenziali per il 2020. Ripresa nel 2021 senza interessi 
  3. Uso immediato di tutti i fondi UE 2014-2020 non impegnati per usi anche diversi da quelli originari
  4. Sospensione dello split payment per le fatture verso le aziende quotate e le società partecipate
  5. Detrazione fiscale sulle spese per viaggi in Italia per 2020
  6. Garanzia della CDP sui debiti bancari delle imprese più grandi (come già avvenuto nella crisi 2008).

MISURE STRATEGICHE

  1. Pace fiscale per cartelle, avvisi, accertamenti del periodo 1/1/2018-30/6/2020 da saldare in acconto (data da determinare su fine epidemia) entro il 2020 e definitivamente entro il 2021
  2. “Voluntary disclosure” sui contanti, tombale ma non anonima, con scadenza 30/9/2020. Imposta sostitutiva del 30% o 35%, con rilevanza penale grave in caso di false dichiarazioni
  3. Con le risorse ottenute, riforma IRPEF (in vigore dal 1/01/2021) che rimoduli gli scaloni esistenti a causa dei bonus erogati negli ultimi anni, e abbassi fortemente la pressione fiscale
  4. Con parte delle stesse risorse, riforma IRAP che elimini almeno parzialmente questa tassa recessiva che si paga anche sugli interessi passivi e se non si fanno utili
  5. Eliminazione per il 2020 e il 2021 del Patto di Stabilità per i piccoli comuni per effettuare lavori infrastrutturali diffusi sul territorio che alimentino imprese e consumi
  6. Modello Genova con Commissario Straordinario e accantonamento del Codice degli Appalti per tutte le grandi infrastrutture già finanziate per il periodo 2020-2022
  7. Emissioni di BTP a lunga scadenza con tassazione al 6,25% (meno 50%) e cedole importanti dedicati agli investitori istituzionali per un piano strategico di infrastrutture reali, digitali e sanitarie
  8. Grande piano di comunicazione internazionale che ripristini l’immagine globale del Made in Italy e combatta la concorrenza sleale generata dal danno reputazionale dovuto al coronavirus.
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