martedì, 27 Febbraio, 2024
Esteri

Tregua Israele-Hamas dalle 10 di oggi. Scambio di ostaggi e prigionieri

Putin al G20: mettere fine anche alla guerra in Ucraina. Meloni: lo faccia

Oggi alle 10 comincia la tregua tra Israele e Hamas. E’ stata una trattativa win-win, nella quale tutti hanno vinto, ma solo una battaglia, non la guerra. La guerra continuerà perché non è previsto nessun “cessate il fuoco” e perché il Governo israeliano ha solo accettato una “pausa umanitaria”. Tra i circa 50 ostaggi che saranno rilasciati ci sono tre americani e tra questi la bambina di 3 anni Avigail Mor Idan, i cui genitori Roee e Smadar sono stati uccisi da Hamas il 7 ottobre scorso. Non è la soluzione definitiva, ma comunque un risultato per i mediatori e per i paesi come Stati Uniti, Qatar e Egitto che si sono spesi molto per cominciare a riportare a casa gli ostaggi. I palestinesi liberano “un certo numero di donne e bambini detenuti nelle carceri israeliane” e la comunità internazionale, ma soprattutto gli abitanti della Striscia di Gaza, potranno organizzare aiuti più efficaci almeno per i quattro o cinque giorni di tregua. Di fatto per ogni israeliano liberato saranno rilasciati tre palestinesi, cosa che consente agli oppositori della trattativa di ritenerla un “precedente pericoloso”, come ha detto il capo del partito Otzma Yehudit, Ben Gvir, l’unico che non ha votato per l’accordo. “Abbiamo il dovere morale di riportare indietro tutti – ha dichiarato – e non abbiamo il diritto o il permesso di accettare l’idea di separarli e riportarne indietro solo alcuni.” Nel testo dell’accordo si specifica anche che “il rilascio di ogni 10 ostaggi aggiuntivi si tradurrà in un giorno in più nella pausa”.

Israele invaderà il Sud di Gaza

Israele accetta uno scambio apparentemente perdente, ma di fatto comincia a riportare a casa gli ostaggi e continua a dare la caccia ai leader di Hamas, a tenere le postazioni occupate nella Striscia, recupera reputazione internazionale e continuerà l’attacco e come alcune fonti militari dichiarano, dopo la pausa “dovrebbe riprendere l’invasione della Striscia spostandosi verso sud, perché l’obiettivo di smantellare Hamas resta quello primario per il Governo di Netanyahu.” Il ministro delle comunicazioni Shlomo Karhi, si è anche spinto oltre: primo di diciassette fratelli di una famiglia ultra religiosa cresciuta nel moshav di Zimrat, su X ufficiale del ministero delle forze armate israeliane ha detto che “dovrebbero tagliare il prepuzio dei combattenti di Hamas catturati: una mossa per vendetta, come fece David con i Filistei nel Tanakh.”

Le tragedie e i danni

In vista della tregua si comincia anche a fare una ricognizione più precisa delle tragedie umane e dei danni: i morti nella Striscia sono oltre 12.000, tra cui 5.000 bambini, 3.250 donne e 690 anziani. I feriti hanno superato i 29.500. Inoltre risultano scomparsi oltre 4.000 civili, di cui metà bambini. Le forze di difesa israeliane affermano che finora sono stati scoperti e distrutti anche oltre 400 pozzi di tunnel, tutti all’interno di infrastrutture civili, inclusi edifici residenziali, scuole, ospedali. Infine di una popolazione di oltre 2 milioni di abitanti, di cui la metà minori, oltre 1,7 milioni sono sfollati.

Le “pressioni” americane

Ferma condanna di Hamas per l’ignobile e sanguinario assalto terroristico contro Israele che ha il diritto all’autodifesa e la convinzione che solo lavorando sulla prospettiva dei “due Stati” si troverà la soluzione. E’ quanto ha ribadito la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla riunione virtuale del G20, a cui ha partecipato in collegamento da Berlino, a fianco del cancelliere tedesco Olaf Scholz.
Che i palestinesi sfollati a Gaza debbano tornare alle loro case, se ancora ci sono, “il più presto possibile”, lo ha dichiarato anche l’inviato speciale degli Stati Uniti, David Satterfield. Gli Stati Uniti, principale artefice dell’accordo per la liberazione degli ostaggi, hanno impiegato anche una cellula segreta di stretti consiglieri del Presidente, e continuano a chiedere a Israele di sospendere le operazioni militari, pur supportando le truppe Idf sul campo con operazioni di intelligence tecnologica. Per il New York Times, che ieri ha pubblicato una ricostruzione di come sono andate le trattative; l’approvazione di Israele dell’accordo sul rilascio degli ostaggi sarebbe il frutto di una intensa pressione esercitata dall’amministrazione del Presidente americano Joe Biden sul primo ministro israeliano Netanyahu al fine di allentare l’escalation nella regione.

Il Papa. Polemiche sul “genocidio”

Polemiche, ieri, sulle parole del Papa per spegnere le quali è dovuto intervenire il portavoce vaticano Matteo Bruni secondo il quale quelle di Papa Francesco erano “parole che comunque rappresentano la situazione terribile che si vive a Gaza.” Una delegazione palestinese dopo l’incontro con il Pontefice ha raccontato che Papa Francesco avrebbe condiviso l’idea che il popolo di Gaza vive “un genocidio”. Affermazione che ha suscitato perplessità e quindi l’intervento del portavoce vaticano. “Il Papa ha riconosciuto che viviamo un genocidio”, insistono coloro che lo hanno incontrato e Shrine Halil, cristiana di Betlemme, presente all’incontro, ha anche riferito che il Papa avrebbe definito “una buona idea” una sua visita a Gaza “quando la situazione lo permetterà”. In serata il Papa ha fatto divulgare un video messaggio nel quale dichiara che “è pesante quello che sta accadendo in Terra Santa. È molto pesante. Il popolo palestinese, il popolo di Israele, hanno il diritto alla pace, hanno il diritto di vivere in pace: due popoli fratelli.” Il video-appello è in spagnolo con sottotitoli in Inglese, francese, portoghese, italiano, arabo ed ebraico.

Putin: accordo è buona notizia

Anche per Vladimir Putin la situazione di Gaza “ha superato il punto critico” e il leader russo ha detto di aver accolto l’accordo sugli ostaggi Gaza come “la prima buona notizia dopo molto tempo”. Putin ha fatto delle domande retoriche parlando sia della “sua” guerra che di quella in Medio oriente: “capisco che questa è una guerra, la perdita di vite umane non può che essere scioccante” e “lo sterminio della popolazione civile in Palestina, nella Striscia di Gaza oggi non è scioccante?” “Non è scioccante che i medici debbano eseguire operazioni su bambini, operazioni addominali, usando un bisturi sul corpo di un bambino senza anestesia?” “E il fatto che il segretario generale delle Nazioni Unite ha detto che Gaza si è trasformata in un enorme cimitero di bambini non è scioccante?” Le risposte erano insite nelle domande. Putin ha anche aggiunto che è necessario pensare a come fermare “la tragedia” anche del conflitto in Ucraina e ha spiegato che la Russia non ha mai rifiutato di partecipare ai colloqui di pace con Kiev.

Meloni: Mosca ritiri le sue truppe

A Putin ha risposto Giorgia Meloni, dalla Germania dove si trovava per un incontro con il Cancelliere Olaf Scholz: “circa il fatto che, come ha detto Putin, la Russia vuole lavorare sulla pace questo mi trova contenta ma se vuole pace basterebbe ritirare le truppe, non bisogna dimenticare che c’è un aggressore e un aggredito.” “Penso che Putin abbia partecipato al G20 – ha aggiunto la premier italiana – perché era facile farlo in videoconferenza senza muoversi da Mosca. Per lui è stata un’occasione di visibilità politica, non dico per fare propaganda ma per difendere le sue posizioni.”
Il capo del Cremlino tornava al tavolo del G20 dopo le assenze di Bali e New Delhi. Anche questo si può leggere come un segnale di distensione, ma la Casa Bianca ha rivelato che sarebbero in corso accordi tra Russia e Iran secondo i quali gli iraniani dovrebbero fornire ai russi missili balistici da usare nella guerra in Ucraina. Su questo Mosca ha risposto che si “stanno sviluppando legami con l’Iran, anche in ambito militare” e nessuna smentita.

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