mercoledì, 29 Maggio, 2024
Attualità

A Saint Vincent di nuovo in scena il partito di De Gasperi e Moro

Si terrà oggi l’intervento del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni per un saluto ai democristiani riuniti nelle storiche sale di Saint Vincent dove oggi è rinata la Democrazia Cristiana. E dalla montagne della Valle d’Aosta, dove non c’è più la “balena bianca”, ma ci sono tutti coloro che, caparbiamente legati ai valori di allora, vogliono ripartire con quella politica moderata, riformista, centrista, pluralista e mediatrice di cui c’è assoluta necessità. Una politica fuori dagli opposti estremismi, o le “fumerie di oppio”, come definiva Mino Martinazzoli i talk-show dove si litiga perennemente.

Torna lo Scudo Crociato

Durante l’annuale convegno dei democristiani di Saint Vincent si è riunito il Consiglio Nazionale di ‘Verde è Popolare”: il Movimento politico presieduto dall’onorevole Gianfranco Rotondi con l’ex sottosegretario all’Ambiente, l’onorevole Giampiero Catone, ha approvato all’unanimità di ripristinare la denominazione con cui siamo nati nel 2004 che è “Democrazia Cristiana”. “Quella è rimasta sempre l’associazione che ha presentato le nostre liste elettorali”, sottolinea Giampiero Catone, “mentre ‘Rivoluzione Cristiana’ e ‘Verde è Popolare’ sono stati motti programmatici.” Al simbolo del partito sarà aggiunto anche il nome del Presidente Rotondi, “gesto che va interpretato”, spiega ancora Catone, “come una disponibilità al dialogo con gli altri partiti che si richiamano alla Dc”.

Una continuità storica

“Non pretendiamo di essere i soli democristiani”, spiega Gianfranco Rotondi, “ma certamente qui abita la continuità storica del partito e il diritto all’uso del nome confermato per decenni in sede giudiziaria. Questa è la Dc che viene dal corso storico e ci porta a continuare un progetto politico che viene da molto lontano.” Una DC che ha la sua collocazione politica, da sempre, mai cambiata, nel centro-destra.

Berlusconi, e la politica cambiò

Ieri mattina, in un primo dibattito pubblico dal titolo “Forlani e la fine della Dc, Berlusconi e la discesa in campo. Cosa avvenne nel 1993”, ha ripercorso le tappe dalla fine della Prima Repubblica alla “discesa in campo” di Berlusconi. “Oltre che una discesa in campo”, ha ricordato la senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli, “fu una discesa in strada, tra la gente. Berlusconi fu antesignano di una condivisione più diretta tra politici e cittadini e anche colui che introdusse, sostanzialmente, un cambiamento costituzionale con l’introduzione sul simbolo del partito, di fatto, del candidato presidente.” Con la sua discesa in campo, Berlusconi cambiò la politica italiana, rivoluzionò la comunicazione, il linguaggio, superò le vecchie liturgie, strinse un patto con gli elettori e decise di misurarsi con i fatti. La sua azione politica è sempre stata volta al loro interesse. Se n’è andato l’uomo, non il visionario, lo statista. Ora, tutti noi dovremo seguire il suo testamento politico. Gli obiettivi sono chiari e rappresentano un monito ed uno sprone a noi che adesso abbiamo responsabilità di governo”.

La Dc c’è, anche i democristiani

Al dibattito di apertura gli intervenuti hanno ricordato i fatti del ‘93 quando crolla la Prima Repubblica sotto i colpi delle indagini giudiziarie e il sistema dei partiti frana con tutte le sue liturgie e leadership. È stato un portato internazionale, ha fatto notare, Federico Moneti, sostituto procuratore, innescato dal suicidio dell’Unione Sovietica, che tra l’altro ha modificato anche gli assetti politici di tanti altri paese, Francia e Spagna compresi. “Il sistema politico si reggeva, soprattutto, per l’anticomunismo”, venuto meno questo, è “cambiato tutto il quadro politico interno.” Resta il mistero del perché “è stato raso al suolo” un modello di partito interclassista che, attraverso le sue correnti, “rappresentava pezzi di società e non di poteri e poterini”, si è chiesto Giorgio Merlo, ex Dc e opinionista politico. “Sarà anche sparita la Dc – ha aggiunto – ma non sono spariti i democristiani.” E questa mattina ne è la conferma. E comunque sono stati democristiani, ha sottolineato Merlo, l’attuale Presidente della Repubblica, personaggi di alto calibro politico che tutt’ora sono ascoltati perché esprimono quei valori di “moderazione, pluralismo, rispetto, riformismo e qualità. Come la Democrazia Cristiana aveva sempre fatto.” Gli ex parlamentari Ignazio Abbrignani e Antonio Martusciello hanno ripercorso l’esperienza personale del passaggio dalla Democrazia Cristiana e i partiti minori (Pli, Pri, Psi, Psdi) a Forza Italia: “un’intuizione geniale di Berlusconi”, hanno detto, di un contenitore culturale, ideologico e di partito per chi, allora, aveva perso “la propria casa politica.” Un “partito aperto” che tuttora è punto di riferimento nel Partito Popolare Europeo. Se c’è “una sconfitta”, ha concluso Martusciello, “che si può addebitare a Berlusconi è quella di non essere riuscito a migliorare la Magistratura.” Un Paese moderno deve avere una Giustizia giusta: avvocato e pm devono stare sullo stesso piano. Se c’è un’eredità politica che da Berlusconi deve passare a Meloni è proprio questa sfida politica: “una giustizia Giusta” e un “Fisco giusto”.

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