sabato, 27 Febbraio, 2021
Lavoro

Immigrati. In Italia i meno istruiti ma con più possibilità di inserimento nel lavoro

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Poco istruiti ma con maggiori possibilità di inserimento nel mondo del lavoro. Ecco un aspetto dell’Italia degli immigrati da come emerge dalla quarta edizione del Rapporto annuale dell’Osservatorio sulle migrazioni sul tema dell’integrazione dei migranti in Europa, presentato venerdì scorso a Torino presso la Fondazione Collegio Carlo Alberto. Gli immigrati presenti in Italia sono i meno istruiti – solo il 14% ha ricevuto un’istruzione universitaria -. Ma anche gli studenti italiani non primeggiano, siamo infatti il penultimo Paese dopo la Romania, per percentuale di nativi laureati. Restando ai cittadini immigrati e al loro livello di istruzione, le cose vanno molto meglio in Irlanda e nel Regno Unito che hanno tra le più alte percentuali di immigrati che hanno ricevuto un’istruzione di livello universitario: rispettivamente il 56 e il 51%.

xzscewSecondo il Rapporto annuale dell’Osservatorio in Italia e alcuni Paesi Ue, tuttavia gli immigrati hanno più possibilità di avere un impiego, mentre, al rovescio hanno meno probabilità di essere occupati dei nativi, soprattutto nei paesi dell’Europa del Nord e dell’Europa centrale. È proprio il dedicarsi a lavori più umili fa crescere la percezione che ci sia una più alta presenza di immigrati.

“La tensione tra l’abitare nelle regioni più economicamente floride e lo svolgere lavori poco qualificati”, si evidenzia nell’indagine, “può contribuire a spiegare le percezioni errate dei nativi riguardo alla popolazione immigrata”.

La Gran Bretagna, l’Italia, l’Irlanda e il Portogallo sono tra i paesi con il minore differenziale nella probabilità di occupazione tra immigrati e nativi. Le differenze nella  probabilità di trovare un impiego sono invece più accentuate in Svezia (-17.3 punti percentuali), nei Paesi bassi (-16.3), in Germania (-14.4) o in Danimarca (13.7). Si riducono invece nel Regno Unito (-1.9 punti percentuali) e in Italia (-0.9). In Irlanda, Lussemburgo e Portogallo gli immigrati hanno la stessa probabilità di impiego dei nativi. Nell’Ue più di una persona su dieci è un immigrato, negli ultimi cinque anni, inoltre la crescita è stata sostenuta.

L’indagine delinea, infatti, un quadro complessivo del fenomeno dell’immigrazione. Nell’Unione Europea, più di una persona su dieci è un immigrato. Questo rapporto aumenta al 12% nei paesi UE15, dove vive la maggior parte dei migranti. Il numero di stranieri nell’Unione europea è cresciuto di circa cinque milioni tra il 2015 e il 2018, e di circa un milione nell’ultimo anno. Tuttavia, quattro migranti su cinque sono nel loro paese di residenza attuale da più di cinque anni. Oltre la metà degli immigrati provengono da un paese europeo.
Più immigrati nelle regioni economicamente più dinamiche.

Il rapporto mostra come l’agglomerazione e la concentrazione, geografica e occupazionale, abbiano un ruolo centrale nell’influenzare le traiettorie di integrazione dei migranti nell’Unione europea. La probabilità di essere occupati degli immigrati è, in media, non troppo inferiore rispetto a quella dei nativi, anche grazie alla loro maggiore concentrazione nelle regioni più economicamente dinamiche di ciascun paese. Tuttavia, gli immigrati tendono ad avere salari significativamente inferiori a quelli dei nativi, in gran parte a causa di una maggiore concentrazione in occupazioni a basso reddito.

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