mercoledì, 29 Maggio, 2024
Politica

Ue-Tunisia. Meloni: intesa a fine mese. Von der Leyen: aiuti per 900 milioni

Dichiarazione congiunta al termine del vertice. A Roma la conferenza internazionale

Solo “a un passo” da quell’accordo sui flussi migratori che la missione europea cerca con la Tunisia. La firma ci sarà a fine giugno poi a Roma la conferenza internazionale su migrazione e sviluppo.

Nel frattempo gli aiuti di Bruxelles per Tunisi ci sono: 900 milioni di euro in tutto con un acconto di 150; con i fondi anche nuove relazioni commerciali e industriali di sviluppo. Quello che si attende è il via libera del presidente tunisino Kais Saied che alza l’asticella degli accordi sui migranti. Le parole del premier tunisino sono chiare: “Non è accettabile che noi facciamo da guardie di frontiera per altri Paesi”, dice Saied anticipando la visita lampo tenuta ieri della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, con il premier Giorgia Meloni e il primo ministro olandese Mark Rutte.

Ue e Tunisia, comune interesse

L’Europa nel disegno geo politico promosso dall’Italia in favore della Tunisia, è presente in modo convinto, con l’obiettivo non solo di ridurre i flussi dei migranti ma stabilizzare un’area che si è caricata di tensioni come il Corno d’Africa. “Con la Tunisia ci unisce molto di più della posizione geografica, ci unisce la storia”, spiega in conferenza stampa congiunta Ursula von der Leyen, al termine dell’incontro con il presidente tunisino Kais Saied,

“È nel nostro comune interesse rafforzare le relazione e investire nella stabilità e nella prosperità del Paese”.

“L’Ue e la Tunisia”, evidenzia ancora von der Leyen, “hanno un ampio interesse nel bloccare la cinica attività dei trafficanti di migranti. Noi sosterremo la Tunisia con cento milioni di euro” per la sorveglianza delle frontiere marittime e le attività Sar.  Sui fondi inoltre Bruxelles non si tirerà indietro. “Sosterremo la Tunisia dal punto di vista economico”, puntualizza la commissaria europea, “L’Ue sta considerando un piano di assistenza macro-finanziaria non appena sarà trovato un accordo”, con l’Fmi, “che è necessario. Siamo pronti a mobilitare oltre 900 milioni di euro. Come passo immediato, potremmo fornire subito un ulteriore sostegno al bilancio fino a 150 milioni di euro”.

Accordi, firma a fine giugno

Il presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni protagonista della missione diplomatica torna a sottolineare le ragioni di una intesa che per Roma offre ad entrambi i Paesi più di una opportunità. Il premier ricorda la volontà di arrivare al Consiglio europeo di fine giugno “con un memorandum d’intesa già firmato tra Ue e Tunisia”. Inoltre come stabilito la scorsa settimana durante i colloqui tenuti da Giorgia Meloni e Kais Saied, “Siamo pronti”, annuncia il premier, “a organizzare una conferenza internazionale su migrazione e sviluppo della quale abbiamo parlato con il presidente Saied. Questa sarà un’ulteriore tappa di questo percorso”.

La dichiarazione congiunta

A rivendicare l’impegno e la soddisfazione per il lavoro diplomatico svolto è Giorgia Meloni che nella dichiarazione a fine incontro spiega i risultati ottenuti. “Sono passati appena cinque giorni dal mio viaggio in Tunisia, siamo già riusciti a ottenere un importante risultato anche frutto del lavoro diplomatico fatto dal governo italiano: siamo molto soddisfatti della dichiarazione congiunta Ue-Tunisia adottata oggi” L’obiettivo adesso è per il presidente del Consiglio italiano, arrivare al Consiglio europeo di fine giugno.

“L’accordo è un passo molto importante verso la creazione di un vero e proprio partenariato con l’Unione europea che possa affrontare in maniera integrata tanto la crisi migratoria quanto il tema dello sviluppo per entrambe le sponde del Mediterraneo”. Una voce importante a favore di un accordo è quella del premier olandese Mark Rutte. “Concordo con la presidente von der Leyen che il rafforzamento del partenariato con la Tunisia deve essere fatto in pieno accordo con i diritti umani”, ricorda Mark Rutte.

Migranti, il ruolo della Tunisia

A porre la Tunisia in una posizione delicata sono diverse ragioni. La prima il timore di un crollo economico del Paese, e dall’altro la sua posizione di Paese più vicino alle coste italiane può essere un argine ai flussi migratori illegali provenienti da altre aree e Paesi africani. Stando ai numeri, da gennaio, dei 50 mila migranti sbarcati in Italia, 26 mila sono partiti dalla sponda  tunisina. Le decisioni dell’Italia e dell’Ue puntano ad approntare un piano di salvataggio europeo per evitare il default finanziario del Paese e sollecitare il Fondo monetario internazionale a sostenere la Tunisia con un prestito. “Questo tema”, fa presente Giorgia Meloni, “noi l’abbiamo posto, anche rispetto al Fondo monetario internazionale, chiedendo un approccio pragmatico, di sostenere una nazione che è in una situazione delicata”. A sostegno delle indicazioni del premier, anche l’iniziativa ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, che in settimana proverà a convincere il Fondo monetario internazionale a concedere a Tunisi il prestito da 1,9 miliardi dollari. L’erogazione però è subordinata a più richieste, e tra queste al contenimento al  risanamento dell’economia, e al rispetto delle garanzie e libertà civili e politiche. Questioni che il presidente tunisino nei giorni scorsi ha bollato con un “no ai diktat” esterni. La trattativa anche se ieri ha segnato un passo avanti ha sul suo percorso  la ricerca di un compresso tra la posizione di Saied e l’accettare le “direttive”, che impongono, ad esempio, l’impopolare taglio ai sussidi pubblici e condividere le posizioni rigide delle prescrizioni del Fondo monetario internazionale. Dal suo punto di vista il presidente tunisino ha ribadito la sua preoccupazione per le sorti dei migranti che arrivano nel suo Paese. “Parliamo di tratta di esseri umani e loro sono vittime della povertà, delle guerre civili e si rifugiano in Tunisia, ma noi siamo uno Stato che ha le sue leggi e rispetta la legge e gli esseri umani”, evidenzia Kais Saied, “La situazione deve essere nell’ambito della legge, perché chiediamo di rispettare la legge al nord del Mediterraneo e non al sud? La soluzione non deve essere a scapito della Tunisia, di coloro che tuteliamo, ma devono rispettare la legge ed essere nella legalità”.

Il Piano Mattei per l’Africa

Con la firma a fine giugno tra Tunisia ed Europa e la conferenza internazionale su migrazione e sviluppo da tenere a Roma, i due eventi segnano un punto a favore del progetto che sta a cuore del Governo – che è tra i punti annunciati del programma del premier Meloni – di un “Piano Mattei” per l’Africa. Che prevede sull’esempio del fondatore dell’Eni, Enrico Mattei, un “modello di cooperazione non predatorio, in cui entrambi i partner devono poter crescere e migliorare”. Il Piano, come annunciato del presidente Giorgia Meloni, conta di arrivare entro due anni al totale sganciamento dal gas russo, per poi crescere progressivamente come hub di distribuzione di energia dal Nord Africa al cuore dell’Unione europea.

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