martedì, 28 Maggio, 2024
Politica

Biden: disgelo con la Cina. Il G7 guardi all’India

Non aggredite Taiwan e non date armi a Mosca, sul resto possiamo e dobbiamo parlare. Sembra questo il messaggio agrodolce che Biden lancia a Xi, al termine di un G7 che la Cina ha aspramente criticato sentendosi “diffamata”. Presto sarà riattivata una linea diretta tra Washington e Pechino, bruscamente interrotta dopo l’abbattimento del pallone spia cinese che vagava sui cieli americani. Biden non vuole scatenare una nuova guerra commerciale generalizzata contro Pechino né disaccoppiare le economie dei due Paesi che hanno un interscambio commerciale enorme, 690 miliardi di dollari.

” Una separazione totale tra le due economie sarebbe disastrosa per entrambe e destabilizzante per il resto del mondo” aveva detto il segretario al Tesoro Janet Yellen. La strategia Usa condivisa con gli altri partner occidentali è di non concedere più alla Cina i  vantaggi generosamente ricevuti dopo l’ingresso nel WTO  con la speranza-andata delusa-di una occidentalizzazione e democratizzazione del Dragone. Pechino negli ultimi 20 anni è diventata una superpotenza economica, gestita da una ferrea dittatura che vuol estendere la sua influenza in tutti i Continenti e sostituirsi  agli Usa e ai suoi alleati nel ruolo di leader mondiale non solo economico ma anche politico. Un progetto che Washington intende contrastare e che anche l’Europa farebbe bene a non assecondare. La linea  concordata al G7 è diversificare le catene di distribuzione, ridurre le dipendenze eccessive nelle catene di approvvigionamento critiche, per proteggere le tecnologie del digitale, della transizione ecologica e della sicurezza nazionale.

Basterà? E’ un passo significativo. Ma il G7 ha bisogno di allargarsi. Questo salotto rappresenta solo il 45% del Pil mondiale e non più le prime 7 economie più forti del mondo. Come scrive Federico Rampini,” si tratta di un’alleanza delle liberaldemocrazie”. E proprio in quest’ottica sarebbe giusto che il G7 aprisse le porte ad un gigante come l’India che con 1 miliardo e 428 milioni di abitanti ha superato la popolazione della Cina. Nonostante la svolta populista imposta da Narendra Modi, l’India è ancora un Paese democratico che non andrebbe abbandonato a sé stesso o alle mire egemoniche della Cina. Bisognerebbe cominciare a pensarci

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